
È il cuore di una devozione antica. Il luogo in cui, un tempo, si offriva conforto ai condannati a morte e alle loro famiglie prima dell’esecuzione. Affacciato sul fiume Oreto, il santuario di Maria Santissima del Carmelo ai Decollati è un luogo che racconta una storia complessa, che intreccia fede, miracoli e devozione popolare. Le origini risalgono al 1785, quando fu eretto dalla Congregazione del Sabato sul sito di una cappella campestre con il titolo di Madonna del Fiume. Divenne presto luogo di sepoltura dei giustiziati, legando il suo nome alla devozione per le “Anime dei Corpi Decollati”. Nell’Ottocento la chiesa fu abbellita. Di fronte sorgeva una botola che conduceva al carnaio e una piramide in muratura dove venivano esposte le teste dei condannati. La fama del santuario era tale che, come narra Pitrè, si raccontava di miracoli e di anime che apparivano in sogno. Le donne, in particolare, si recavano in processione scalze nei giorni di lunedì e venerdì per recitare un rosario speciale e chiedere grazie alle anime dei decollati, ritenute potenti intercessori. Una recente scoperta ha svelato che il santuario fu progettato da Giuseppe Damiani Almeyda, come attestano lettere del 1906-1909, mentre gli affreschi dell’abside porterebbero la firma di Salvatore Gregorietti. A pochi metri, il ponte sotterraneo delle Teste, costruito nel 1838 e scoperto durante i lavori per il tram, deve il nome alla vicina piramide dove venivano esposte le teste dei giustiziati. Il cippo dei Decollati, che si trovava davanti al santuario, è ancora in attesa di restauro.



