
È una delle porte più antiche della città, poco distante da San Giovanni degli Eremiti e dentro l’Albergheria, ma se ne era persa completamente la memoria, perché inglobata dentro il bastione di Pescara. Nel 1885 iniziò la demolizione della seicentesca Porta Montalto e durante i lavori di abbattimento di uno dei bastioni, vennero alla luce i resti di un’altra porta, molto più antica: di Porta Mazara – o meglio, Ma’skar – parla addirittura il viaggiatore arabo Ibn Hawqal nel X secolo. Quando nel 1569 il viceré Francesco Ferdinando Avalos ordinò la costruzione del baluardo di Pescara, a difesa della città, fu inglobata anche la Porta che ritornò alla luce solo a fine Ottocento. Proprietà del Comune, oggi si trova nell’area recintata degli edifici di Patologia dell’Università: la visita guidata da Carmelo Lo Curto, appassionato storico della città e presidente dell’associazione Genius Loci, permetterà di scoprire gli archi sopravvissuti su cui si notano tracce degli affreschi che sembra rappresentassero i quattro santi (Giacomo Maggiore, Antonio Abbate, Pietro e Bartolomeo), due per parte, sui lati della volta a botte, mentre in cima ci doveva essere un tondo con il Cristo Pantocratore. Una parte degli affreschi sono stati rimossi e conservati alla GAM.
























