
Qui si esibirono Giovanni Grasso, Angelo Musco, Macario, Totò e Aldo Fabrizi. Durante la guerra, leggenda vuole che un aereo kamikaze si sia infilato nel lucernario senza creare danni. Divenne cinema, poi teatro, poi di nuovo cinema, ospitò western, film di arti marziali, pellicole a luci rosse e persino lezioni di Architettura. Il Teatro Finocchiaro fu inaugurato il 24 febbraio 1923 con Don Pietro Caruso di Roberto Bracco, alla presenza – come riportavano le cronache mondane de L’Ora – di “quanto di più aristocratico, di più intelligente, di più fine conta Palermo”. La costruzione era iniziata l’anno prima, su spinta dell’industriale del cemento Emanuele Finocchiaro, e progetto di Paolo Bonci. È un insolito ibrido tra teatro all’italiana e teatro wagneriano: pianta trapezoidale e, al secondo livello, una tea room. Possiede un prospetto elegante su via Firenze e un sistema di finestre rampanti con tarsie che riecheggia fantasie klimtiane, con decorazioni Jugendstil dello scultore Geraci. In sala, tre ordini di palchi, un loggione laterale al terz’ordine e un secondo loggione al quarto: mille posti in tutto, perfettamente divisi per scala sociale. Pochi ricordano che era dotato di un tetto apribile, oggi è agibile solo per la platea; il palcoscenico non è utilizzato dal 1956.

















