Siamo all’interno del parco dei Sicani, si hanno tracce dell’insediamento di Cammarata sin dalla preistoria, anche se il nome Kàmara (stanza a volta) si fa risalire ai greci-bizantini. Cammarata ha avuto vita difficile, passa velocemente di mano in mano e lo farà per diversi secoli: normanna con la nobile Lucia, poi sveva; Federico II la volle città demaniale (un’ala dell’antico castello è ancora in piedi). Entra nella Guerra del Vespro e subisce l’assedio di Cabrera, braccio destro di re Martino. Dopo gli Abatellis che la resero un centro di estrazione del salgemma, diventa possedimento dei Vinciguerra d’Aragona, poi dei Moncada e dei Branciforte fino all’abolizione del feudalesimo nel 1812. Tra chiese e conventi ci si perde facilmente, ma merita di sicuro una lunga visita anche la riserva naturale orientata Monte Cammarata, la vetta più alta dei monti Sicani; per perdersi tra neviere e antichi marcati, i tipici ricoveri in pietra per le pecore.

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