
Un salto indietro nel tempo, quando operai e “carusi” scavavano la pietra in condizioni estreme, spaccando a colpi di piccone la calcarenite da cui poi ricavare la calce. Entrare nelle fornaci Maiorana è un viaggio a ritroso nel tempo in uno dei più begli esempi di archeologia industriale della città. Sono due fornaci per la produzione della calce viva e un frantoio per gli inerti, tre livelli compresa la parte sotterranea. Le fornaci erano alimentate al secondo livello, mentre il terzo, scavato nella roccia, serviva per raccogliere la calce in carrelli metallici su rotaia, trasportati sino al livello del suolo. Furono attive fino al 1968, con l’avvento del cemento armato l’uso della calce si ridusse sempre di più e le fornaci non furono più utilizzate.

























