
Fino ai primi anni Ottanta a Palermo, come in tutta Italia, i randagi che non avevano proprietari venivano soppressi in una camera a gas che fu donata all’allora Comune dalla famiglia Whitaker: e questo fu un atto di misericordia per tanti cani uccisi a randellati o usati nei diversi laboratori. Ma con l’arrivo di Giuseppe Insalaco (il sindaco dei “cento giorni”, ucciso poi dalla mafia nel 1988), cambiò radicalmente il modo di affrontare il randagismo: nacque il canile municipale in questa struttura storica di inizio Novecento, che nel marzo del 2021 venne poi intitolata proprio al sindaco noto per le sue battaglie animaliste. Ha attraversato momenti particolarmente difficili, con il trasferimento dei cani e frequenti scontri con le associazioni animaliste, ma da quest’anno Il Canile ha ricominciato a lavorare: vi lavorano molti volontari, si curano i randagi ma soprattutto si cerca una famiglia per questi amici pelosi. È molto attiva una pagina Facebook per favorire le adozioni.



