
Una chiesa le cui origini e datazione non sono certe, sembrerebbe infatti antecedente persino alla Matrice, forse edificata nel 1300 sotto i baroni trapanesi Abbate. L’impianto originario possedeva anche un campanile e un portico che poi vennero inglobati nella struttura; nel 1532 la chiesa venne ampliata e san Vito elevato a patrono, quando Eleonora Tocco Manriquez, moglie di Pietro II La Grua Talamanca, donò a Carini le reliquie del santo (protettore dei fidanzati). La chiesa era sede dell’omonima confraternita i cui componenti indossavano nelle cerimonie ufficiali un sacco di tela bianca e una cappa rossa, e nelle processioni ordinarie uscivano per primi tra tutte le compagnie. Il 15 giugno per celebrare il santo si correva “Il palio delli giannetti” nella via della Cursa Vecchia (via Roma). La chiesa fu ingrandita, adornata e abbellita a più riprese tra il ‘600 e il ‘700, possedeva anche le “carnala” dove venivano seppelliti i confratelli a cui erano riservati “cinco fossi” nei pressi dell’altare principale.




