
Sant’Agostino è un tesoro che contiene altri tesori, da scoprire piano piano: a partire dalla facciata dove uno splendido portale è arricchito da una serie degradante di archi con intarsi in pietra lavica e capitelli scolpiti, sormontato da uno splendido rosone ottenuto dall’intreccio di dodici semicerchi che si intersecano e formano splendidi trafori, dai quali filtra la luce all’interno della chiesa. Poi l’interno con il busto di Francesco Medici realizzato da Ignazio Marabitti; il San Tommaso di Villanova dello Zoppo di Gangi; l’altare maggiore in pietre dure di fine Settecento. Poi il chiostro quattrocentesco che è un’oasi silenziosa a pochi metri dal mercato del Capo. Fu edificata intorno al 1275 là dove esisteva già una chiesetta medievale dedicata a San Dionigi: la costruzione fu voluta dalle famiglie Sclafani e Chiaromonte, durante la dominazione angioina, e i loro stemmi sono ancora visibili sul prospetto. L’interno è a navata unica con una bella decorazione in stucco realizzata da Giacomo Serpotta, nel XVII secolo: le statue a tutto tondo raffigurano santi e personaggi allegorici. La seconda statua posta a destra reca sul dorso proprio la firma del Serpotta e sulla mensola una lucertola, simbolo dell’artista. Nel chiostro anche un sarcofago barocco con coperchio gaginesco, dove è rappresentata una Annunciazione.




