
Un itinerario che racconta una delle pagine più drammatiche di Castelvetrano: l’epidemia di peste che sconvolse la città tra 1624 e il 1626, nel 400esimo anniversario dalla liberazione. La passeggiata parte dalla chiesa di San Francesco da Paola, dove nel giugno 1625 giunse la reliquia di Santa Rosalia, portata da una delegazione di gentiluomini castelvetranesi. Qui la reliquia rimase esposta per tre giorni alla venerazione dei cittadini, in un’atmosfera di grande devozione popolare che tuttavia contribuì, secondo le cronache, a una recrudescenza del contagio. Si prosegue verso la cosiddetta area dei Beati Morti, in prossimità del lazzaretto, destinata alla sepoltura delle vittime in fosse individuali ricoperte di calce, oggi ricordata dalla toponomastica cittadina. Si arriva davanti alla Chiesa della Misericordia, riferimento religioso dei cappellani che assistevano gli appestati, per proseguire in via Lazzaretto, che conserva la memoria del luogo dove venivano concentrati e isolati i contagiati. Il percorso tocca poi la Porta di Santa Rosalia (in via Geraci), aperta per gestire l’afflusso dei pellegrini alla reliquia custodita in Cattedrale. Dopo essere passati davanti alla Chiesa Madre, la visita si conclude alla Chiesa dei Cappuccini, con la lipsanoteca barocca, lo scrigno che custodisce le reliquie. Qui nel 1633 fu commissionato il dipinto dell’Immacolata, San Rocco e Santa Rosalia, e dove si conserva la memoria del sacrificio dei religiosi che, come padre Giovan Maria da Sutera, persero la vita assistendo i malati. Un itinerario che attraversa fede, cura e memoria.


























