
Una riapertura attesa, che adesso riconsegna stabilmente alla città di Mazara uno dei suoi luoghi più amati. Si potrà di nuovo varcare la soglia della chiesa di San Bartolomeo per scoprire il Museo Mirabilia Urbis, che custodisce frammenti della storia millenaria della città. Riaperto dopo un lungo restauro, accoglie i visitatori in occasione del festival con un allestimento che racconta il territorio attraverso i suoi reperti. Tra i tesori esposti spiccano quelli provenienti dal sito archeologico di Roccazzo, in particolare i materiali della cosiddetta “tomba dello Sciamano”: una collana, reperti litici, cilindretti di ocra rossa, ciotole e contenitori. Accanto a questi, ceramiche corinzie come ariballi e uno skyphos, e ceramiche attiche del V secolo avanti Cristo, tra lucerne e lekythoi. La chiesa che ospita il museo ha una storia antica: originariamente costruita nel 1319 vicino all’ipogeo di San Bartolomeo, fu trasferita all’interno delle mura cittadine nel 1431. L’attuale edificio, nel cuore del centro storico, fu iniziato nel 1601 per volere del vescovo Luciano De Rubeis. Il prospetto si caratterizza per il portone incorniciato in tufo, la finestra tripartita e la fascia con metope e triglifi, mentre all’interno la pianta basilicale a tre navate e la volta a botte creano un’atmosfera raccolta. Sotto il pavimento, le cripte raccontano un’altra storia, quella delle sepolture delle famiglie nobili e della comunità. Un luogo dove archeologia, arte e devozione si intrecciano in un’unica, affascinante narrazione.



