
Senza i raggi del sole che entrano dalle finestre, Palazzo Alliata di Villafranca pare fare un salto indietro nella storia, quando le dorature degli antichi saloni brillavano alla luce delle candele. Sarà una visita particolare perché condurrà quasi di soppiatto di fronte alla Crocifissione di Antoon van Dyck, che è una tela di incredibile commozione; come anche le due grandi opere di Matthias Stom e quelle di Pietro D’Asaro. Ma è tutto il palazzo a far rivivere fasti antichi: è una delle residenze più belle del Settecento palermitano tra stucchi, maioliche, mobili, arredi, assolutamente inattesi se lo si osserva da piazza Bologni. Palazzo Alliata fu costruito sui resti di due palazzetti di proprietà di don Aloisio Beccadelli di Bologna, e assunse la sua attuale configurazione quando – a metà circa del XVII secolo – fu edificato da Francesco Alliata e Lanza, settimo barone, terzo principe di Villafranca e duca di Sala di Paruta. Che chiamò i grandi artisti del tempo, l’architetto Giovanni Battista Vaccarini, gli stuccatori di scuola serpottiana e il pittore Gaspare Serenario

















