
Dietro le quinte della Polizia di Stato: accedere al Palazzo delle Finanze, monumentale edificio neoclassico progettato da Ettore Carmina e inaugurato nel 1926, vuol dire entrare nella sede del Servizio tecnico logistico e patrimoniale e l’Ufficio di coordinamento sanitario della Polizia di Stato per la Sicilia e la Calabria, ovvero il luogo in cui si pianificano e gestiscono i mezzi, le tecnologie, le infrastrutture e l’assistenza sanitaria per la tutela dei cittadini. Realizzato sull’area dell’ex convento di Santa Maria di Nuovaluce, passato allo Stato con le leggi eversive del 1866, il palazzo fu sede dell’Intendenza di Finanza del Regno d’Italia, degli uffici delle Finanze, del Catasto, delle Dogane e l’archivio segreto del Lotto. Tre piani e una scalinata in pietra lavica, al piano terre le finestre con le grate: attraversando corridoi e stanze d’epoca, si trovano antenati di radio e telefoni, armi d’epoca, divise originali e stemmi, ma anche documenti d’archivio un tempo segreti, tra cui il ruolo dei sistemi di comunicazione del palazzo durante lo Sbarco alleato del 1943; la collezione di manoscritti e opere del poeta e scrittore catanese Salvatore Camilleri (1921-2021) — strenuo difensore della lingua siciliana e traduttore dell’Odissea — e la Sala Montana, sede dell’Ufficio Sanitario dedicata al commissario Beppe Montana, vittima di Cosa Nostra. Si passa anche dalle celle monastiche, dove leggenda vuole che vaghi lo spirito di frate Luca, monaco che veglia sui locali, tra passi diffusi all’alba e misteriosi profumi d’incenso.















