
Basta alzare gli occhi e si leggerà il famoso cartiglio: Melior de cinere surgo (Risorgo dalle ceneri più bella) sotto la fenice, simbolo di resistenza. E così anche Catania che sette volte fu distrutta e riuscì sempre a risorgere. La Porta Ferdinandea è veramente l’emblema di questa voglia di rinascita: pietra bianca di Siracusa e blocchi di lava nera, nacque per commemorare il centenario dell’eruzione nel 1669, quando un fiume bollente sommerse una parte della città: il primo nome le arrivò dalle nozze di Ferdinando e Carolina di Borbone, ma nel 1860 fu cambiata in Porta Garibaldi. È un arco trionfale costruito su progetto di Stefano Ittar e Francesco Battaglia, nel quartiere ‘u Furtinu: in alto, al centro, si trova un orologio circondato da simboli allegorici, tra cui un’aquila e un elefante, emblema di Catania. Al secondo livello si trovano due angeli con trombe, mentre, al terzo, armi e armature e due frasi: Litteris armatur (armato con le lettere) e Armis decoratur (decorato con le armi). Sul lato est, la fenice con cartiglio.























