
Non è esattamente un luogo, piuttosto un’immersione nella storia antica di Ragusa, che all’indomani del terribile terremoto del 1693, dopo avere seppellito i tanti morti, cercò un modo per ricostruire. E lo trovò nelle vallate, nelle sorgenti d’acqua, negli orti ritagliati nei costoni. E nella pietra calcarea: così questo luogo altro non è che la memoria della pietra, dell’attività delle “pirrere”, delle “carcare”, con le “sciumare”, facilmente raggiungibili grazie ai “tratturi” percorribili con carri e “carretti”, e ricche di mulini ad acqua, lavatoi e “fiuredde”. Il calcare formava le rocce che potevano essere tagliate a blocchi per realizzare case, masserie, ville, chiese, ma anche per abbellire portoni, balconi, per realizzare “cagnoli” e capitelli. Il percorso guidato condurrà fino al Ponte Vecchio (o Ponte dei cappuccini) che risale alla fine del XIX secolo. Saranno poi costruiti anche Ponte Nuovo (nel 1937) e il Ponte Giovanni XXIII (o Ponte san Vito) nel 1964.















