Minuscola e antichissima Cassaro terra dell’ulivo

Araba, lontana, sembrerebbe che Cassaro tragga il suo nome dall’arabo Kars che vuol dire castello, fortezza, altri la identificano con l’antichissima e misteriosa cittadina sicula di Cacyrum. Fatto sta che le notizie di questo minuscolo borgo – il più piccolo della provincia di Siracusa - si perdono nella notte dei tempi , anche grazie al ritrovamento di particolari tombe che secondo Paolo Orsi risalirebbero al XIV secolo avanti Cristo. Gli arabi giunsero dopo, e in seguito il castrum fu possedimento normanno, per poi passare di baronia in baronia. Alla fine del XVI secolo, il borgo è composto da tre quartieri, del Castello, di Sopra e di Mezzo. Il terremoto del 1693 distrugge l’intero Val di Noto: anche Cassaro è rasa al suolo e ricostruita con l’attuale pianta a scacchiera, tagliata da due vie parallele. È terra di oliva “tonda iblea”, ma soprattutto dell’olio “dei Monti Iblei”, molto ricercato, totalmente biologico. Ma è anche zona di legno e di castagne, di pesche e nocciole, di funghi e pinoli. Il miele qui profuma di timo, gli artigiani intrecciano ancora oggi panieri in canne e rami d’ulivo. Nel Museo storico dell’altopiano ibleo-siracusano, una sala è dedicata alla storia quasi centenaria della Banda di Cassaro, tra vecchi strumenti e partiture.

Cronache del territorio