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A Palermo nel segno di Francesco e Benedetto: il presepe vivente che unisce fede, storia e comunità
Nel convento di Santa Maria di Gesù, la comunità si riunisce per un evento speciale. Tra le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi e il recente ritorno delle reliquie del compatrono della città, prende vita un percorso tra arte e tradizione per rivivere il mistero della Natività, in un luogo simbolo di resilienza e di memoria condivisa
di Giulio Giallombardo
2 Gennaio 2026
Un cammino di luci, fede ed emozioni in uno dei luoghi più cari ai palermitani. Dal 3 al 6 gennaio, il convento di Santa Maria di Gesù, abbarbicato ai piedi del Monte Grifone, “casa” del compatrono San Benedetto il Moro, diventa palcoscenico della quarta edizione del Presepe vivente, quest’anno dal titolo “Il Verbo fatto carne nella vita di Francesco”. Un invito, gratuito e rivolto a tutte le famiglie, per rivivere il mistero dell’Incarnazione. Ma quest’anno, più che mai, l’evento si carica di significati profondi, intrecciandosi con la storia recente del luogo, la resilienza di una comunità e una ricorrenza francescana di portata mondiale.
Il 2026 è l’anno in cui la famiglia francescana celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1226. Un anniversario che illumina di una luce speciale l’iniziativa. “Il Natale è tra le righe principali della narrazione della vita francescana – spiega fra Carmelo Iabichella, parroco del convento – . Francesco amava tantissimo il Natale, era tra le sue feste più importanti. Lui diceva che Dio si sarebbe fatto uno di noi anche se l’uomo non avesse commesso peccato. Questo è il concetto della teologia dell’incarnazione francescana: Dio è venuto in mezzo a noi solo per amore. E questa edizione del nostro presepe è dedicata proprio a questo concetto”.
La rappresentazione, recitata ogni trenta minuti da un gruppo di parrocchiani volontari, è ispirata fedelmente ai Vangeli, arricchita dai commenti di narratori. Il percorso si snoda in due parti: si inizia nel chiostro del convento, per poi concludersi nell’area esterna vicino alle esedre, dove i terrazzamenti naturali della montagna fanno da scenografia alla scena della Natività.
Un’edizione dal valore ancora più speciale, dopo il ritorno, appena un mese fa, delle reliquie di San Benedetto il Moro e del Beato Matteo da Agrigento, a quasi tre anni dall’incendio che nel 2023 devastò quasi completamente la chiesa. Il convento, scampato miracolosamente alle fiamme, è tornato così a custodire queste preziose testimonianze di santità, ora nuovamente visibili ai fedeli ogni giorno. Ed è proprio a San Benedetto il Moro, che il presepe vivente dedica una “chicca” speciale, come sottolinea fra Carmelo: “Tra i passaggi dei narratori c’è la citazione di Benedetto che ha ricevuto proprio dalle braccia della statua della Madonna questo bambinello”, racconta il parroco. Un episodio mistico, avvenuto secondo la tradizione in un’estasi pubblica, che viene richiamato per legare indissolubilmente la spiritualità del santo nero al mistero del Natale.
Il presepe vivente di Santa Maria di Gesù diventa così un crocevia narrativo. È il racconto evangelico della Natività che si fonde con la storia del luogo, è la memoria di Francesco che incontra la devozione di Benedetto e Matteo da Agrigento (quest’ultimo, non a caso, fondatore del convento nel 1426). È la risposta corale di una comunità che, dopo la tragedia dell’incendio, sceglie di ripartire dalla bellezza della condivisione e della tradizione popolare.
Alla cerimonia del rientro delle reliquie, avvenuta agli inizi dello scorso dicembre, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, aveva esortato a “restare santi nella fede”, mentre fra Antonino Catalfamo, ministro provinciale per i Frati Minori di Sicilia, vedeva nel ritorno delle spoglie un monito a “ritornare a essere minori”, sull’esempio di Francesco. Il presepe vivente incarna proprio questo spirito: la semplicità dei volontari-parrocchiani, la forza di una comunità che si fa narratrice del Mistero, la volontà di tenere viva, in un luogo speciale, una storia secolare di fede, arte e accoglienza.
L’ingresso è gratuito, ma è consigliata la prenotazione a questo link.











