◉ L'ANALISI
Beni culturali “isolati”: solo la metà dei palermitani raggiunge facilmente un sito museale con i mezzi pubblici
I primi dati del progetto Choral svelano le criticità dell'accessibilità urbana: oltre al Santuario di Santa Rosalia e al Teatro Verdura, anche monumenti centrali come il Castello a Mare sono difficili da raggiungere senza auto. Il partenariato internazionale avvia workshop e "walk audit" per progettare soluzioni inclusive
di Redazione
28 Dicembre 2025
Solo il 51,8 per cento dei residenti di Palermo vive entro 500 metri da una fermata del trasporto pubblico efficiente. Per i laureati la percentuale sale al 65,6 per cento, mentre per chi ha un basso titolo di studio o nessuna istruzione formale crolla al 47-49 per cento. Sono alcuni numeri che fotografano una realtà di disuguaglianza nell’accesso alla città e che emergono dallo studio realizzato nell’ambito del progetto Choral – Cultural Heritage for All, finanziato dal programma Interreg Italia-Malta VI A. La ricerca, condotta dall’Università di Palermo in collaborazione con l’Università di Malta – partner del progetto insieme al capofila Arces, alla Fondazione Le Vie dei Tesori e a Heritage Malta – ha analizzato l’accessibilità dei siti di interesse turistico-culturale della città attraverso i mezzi pubblici, rivelando un divario marcato tra centro e periferia, e tra diversi gruppi sociali.
I risultati completi dello studio, che ha superato la peer review per essere presentato alla World Conference on Transportation Research 2026 di Tolosa, offrono un quadro ambivalente. Da un lato, gran parte delle strutture ricettive e culturali (l’81 per cento degli hotel e il 77 per cento dei siti) risulta raggiungibile a piedi, entro una distanza ragionevole, dalle fermate della rete di trasporto pubblico di primo livello, caratterizzata da alta affidabilità e frequenza.
Dall’altro lato, l’analisi svela un’accessibilità geografica e sociale a due velocità. Le carenze si concentrano in modo drammatico nei quartieri periferici e suburbani. Inoltre, la rete principale serve in misura sproporzionata le aree con redditi e livelli di istruzione più alti, lasciando ai margini una parte significativa della cittadinanza e alcuni dei gioielli culturali della città. Tra i siti identificati come scarsamente collegati figurano il Santuario di Santa Rosalia, il Castello di Maredolce, il Qanat Gesuitico Alto, la Real Casina Cinese – oggetto di digitalizzazione nello stesso progetto –, Villa Niscemi e il Teatro Verdura. Criticità che non risparmiano neppure il centro: il Palazzo della Zisa, sito Unesco, l’Ecomuseo Mare Memoria Viva e l’area archeologica di Castello a Mare si trovano al di fuori dell’area di servizio ottimale.
Parallelamente, nel quadro dello stesso progetto, l’Università di Malta ha avviato un percorso di co-progettazione con gli stakeholder locali per definire i percorsi e le posizioni dei totem informativi del progetto Choral nell’Isola. Questi supporti fisici, pensati per migliorare l’orientamento, completeranno gli strumenti digitali, guidando residenti e turisti verso i siti culturali attraverso itinerari accessibili e sostenibili.
A Palermo, il dibattito sui dati è stato portato avanti attraverso una serie di iniziative pubbliche. Durante la Settimana Europea della Mobilità 2025, un workshop ai Cantieri Culturali della Zisa ha visto la partecipazione di autorità cittadine, tra cui l’assessore alla Mobilità Sostenibile Maurizio Carta e il direttore generale di Amat Domenico Caminiti. Il professor Marco Migliore dell’Università di Palermo ha presentato in quell’occasione gli obiettivi e i primi risultati di Choral.
Il confronto è proseguito a Villa Niscemi lo scorso ottobre, nell’ambito dell’evento “In Progress: la Palermo del Futuro”, e si è concretizzato in un’azione sul campo il 21 ottobre. In quella data, il team di ricerca ha coinvolto gli studenti del corso di laurea in Spatial Planning in un Active Travel Workshop presso la Real Casina Cinese. Sotto la guida dei professori Migliore e Gabriele D’Orso, gli studenti hanno condotto un “walk audit”, una valutazione partecipata della camminabilità dell’area, analizzando le infrastrutture esistenti con un focus particolare sull’inclusività e sulle esigenze di persone di tutte le età e abilità.
Lo studio e le attività di confronto promosse da Choral disegnano una mappa chiara delle priorità di intervento, indicando che il cammino verso un patrimonio culturale veramente “per tutti” passa necessariamente da una mobilità pubblica più equa, integrata e inclusiva.











