◉ PALERMO
Nel cuore segreto della Favorita: il parco svela il suo labirinto di pietra
Un dedalo di gallerie sotterranee nascosto dietro al museo Pitrè racconta secoli di storia. Un nuovo studio svela per la prima volta la mappa di una delle ultime cave di calcarenite usate per la costruzione di ville e palazzi della città. Il primo passo per un progetto di valorizzazione che unisca, in sicurezza, didattica e fruizione turistica
di Giulio Giallombardo
14 Gennaio 2026
Un labirinto di pietra nascosto sotto la Favorita. Oltre trecento metri di tunnel scavati nel sottosuolo dello storico parco di Palermo, in un reticolo esteso per oltre duemila metri quadrati, tra il museo Pitrè e la Città dei ragazzi. Quella esplorata dagli speleologi è una “pirrera” sorprendente: una delle ultime cave di calcarenite nell’area di Pallavicino, scavata fino al secondo dopoguerra, sorretta da enormi pilastri alti fino a sette metri. Una città fantasma sotterranea scoperta e mappata da una squadra di ricercatori dell’Università di Palermo, composta dai geologi Marco Vattano, Pietro Todaro, Cipriano Di Maggio e Giuliana Madonia, autori di un articolo scientifico pubblicato sulla rivista “Opera Ipogea”.
L’hanno ribattezzata “Pirrera del Labirinto alla Favorita” e basta guardare la mappa realizzata dagli speleologi per rendersi conto di quanto sia intricato il sistema di gallerie scavate dai “pirriaturi”, gli operai che estraevano conci di pietra usati per costruire gli edifici della città, a partire dall’espansione urbana sotto gli arabi fino ad epoche più recenti.
I ricercatori – durante l’esplorazione fatta alla fine del 2024 – hanno individuato almeno sei ingressi alla cava, anche se non tutti sono accessibili perché parzialmente crollati o avvolti dalla vegetazione. Scendendo fino a otto metri sottoterra, gli speleologi si sono trovati davanti a una fittissima rete di gallerie che, incrociandosi tra di loro, hanno formato decine di pilastri a sorreggere la volta. Un’enorme cattedrale di pietra, in alcuni tratti, attraversata da una ragnatela di radici provenienti dalla vegetazione in superficie che rendono ancora più affascinante questo “sottosopra” nel cuore della Favorita.
Attraverso un rilievo topografico di precisione, i ricercatori hanno svelato l’anatomia di questo ipogeo. La cava si sviluppa per 338 metri lineari, interessando un’area di quasi 2000 metri quadrati, ma rimanendo sempre a ridosso della superficie, con una profondità massima di otto metri e uno spessore di roccia sopra il tetto di appena due metri. La cava è un esempio perfetto della classica tecnica di scavo “a camere e pilastri”. L’avanzamento del fronte di estrazione procedeva in maniera metodica, seguendo il progressivo scavo degli ambienti, illuminati solo dalle lucerne ad olio, come si evince dai piccoli incavi anneriti dal fumo, riconosciuti a diverse altezze sulle pareti di roccia. Sono presenti, inoltre, tre pozzi, ormai chiusi in superficie, che furono usati per calare materiali di vario tipo. Uno di questi ha fatto da via d’accesso per le radici che hanno creato un suggestivo e intricato disegno vegetale su pilastri e soffitto.
La ricerca storica non ha ancora permesso di datare con precisione l’apertura e il periodo di attività di questa cava. Anche se, documenti comunali del 1889 attestano che le vicine cave di Pallavicino erano ancora operative, collocando il suo utilizzo almeno nel cuore del 19esimo secolo. “Nel panorama delle cave palermitane, – osservano gli speleologi – possiede una significativa importanza storica, poiché legata allo sviluppo di un’area periferica della città trasformatasi da area rurale ad area di villeggiatura o residenziale”. Rappresenta quindi un luogo di grande interesse culturale che, secondo gli autori, “meriterebbe studi più approfonditi finalizzati alla sua salvaguardia e valorizzazione”.
Sulla “pirrera” del Labirinto si sono anche confrontati recentemente gli esperti del gruppo multidisciplinare per il recupero della Favorita, presieduto da Giuseppe Barbera, anche se non sono previsti imminenti interventi sull’ipogeo. “Sarebbe interessante rendere fruibile almeno in parte questo antico ipogeo – spiega a Le Vie dei Tesori, Pietro Todaro, tra i massimi esperti del sottosuolo di Palermo – ma occorrerebbe predisporre un finanziamento e un progetto di messa in sicurezza, anche solo di una parte limitata dell’area, per creare un percorso turistico più accessibile. Si potrebbero realizzare laboratori didattici per gli studenti, osservazioni paleontologiche e anche visite per non addetti ai lavori”. Sogni e visioni dal ventre di pietra della Favorita, in attesa che la città torni ad amare, nel profondo, il proprio parco.














