◉ PALERMO
Van Dyck conteso tra Abatellis e Santa Caterina: la sfida tra museo e chiesa per il quadro
Rientrato dopo un secolo di assenza nel complesso del Fec, l’assessorato regionale ai Beni Culturali chiede che la "Madonna del Rosario" torni nella galleria regionale. Ma il Fondo Edifici di Culto, il rettore e gli esperti si oppongono: l'opera, tolta "provvisoriamente" nel 1922, deve restare nel suo contesto originario
di Redazione
15 Gennaio 2026
È tornato dopo un secolo nella chiesa dove era stato custodito, che adesso rischia nuovamente di lasciare. Il capolavoro di Antoon Van Dyck raffigurante la “Madonna del Rosario” è al centro di un dibattito che vede contrapposto il Fec, Fondo edifici di culto, e le istituzioni regionali. Il dipinto è tornato lo scorso 23 dicembre nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo, dopo un’assenza di cento anni. Il rientro, in occasione della riapertura dell’edificio dopo i restauri finanziati dal Ministero delle Infrastrutture, ha attirato un flusso continuo di visitatori e studiosi. Ora, però, – si legge in una nota – l’Assessorato regionale ai Beni Culturali ne chiede la ricollocazione a Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale, suscitando l’opposizione di un comitato di cittadini, esperti e delle stesse autorità ecclesiastiche.
Il dipinto, come la chiesa, di proprietà del Fec, era stato trasferito “provvisoriamente” a Palazzo Abatellis il 28 novembre 1922 per motivi di sicurezza. Dopo il lungo restauro della chiesa, che ha riportato alla luce pavimenti marmorei e il coro ligneo, l’opera è finalmente ritornata. Ma una nota a firma del dirigente generale del dipartimento Beni Culturali, Mario La Rocca, avanza una richiesta diversa: che il quadro possa “essere collocato nella sua sede originaria di Santa Caterina in due periodi significativi sotto il profilo cultuale dal 24 dicembre al 26 gennaio e nel mese mariano, per consentire la fruizione da parte dei numerosi fedeli che visitano il celebre sito religioso”.
Una posizione che, però, stride con la decisione presa dai vertici del Fec. Nella seduta del 31 maggio 2024, il Consiglio di amministrazione, tenuto conto che “il complesso di Santa Caterina d’Alessandria rientra tra i monumenti più visitati di Palermo, nonché dotato di adeguati sistemi di sicurezza”, ha deliberato “il rientro del dipinto della Madonna del Rosario di Van Dyck nella Chiesa originaria di Santa Caterina D’Alessandria di Palermo”. Una delibera di cui, come specificato nel comunicato, è a conoscenza anche l’assessorato regionale.
A sostegno della permanenza in chiesa si schiera anche Marilena Volpes, ex direttore generale dell’assessorato ai Beni Culturali. “Il complesso di Santa Caterina fa parte di un unicum inscindibile – spiega – ogni elemento che è al suo interno ha un valore e significato che, decontestualizzato, perde di significato. È importante pertanto che il quadro resti qui perché ha un valore insostituibile. All’epoca in cui ero sovrintendente, infatti, ho vincolato sia l’edificio che tutti i beni immobili di Santa Caterina perché ogni elemento al suo interno racconta la storia di Santa Caterina e delle suore. Ogni elemento che disperdiamo, mettiamo in un altro posto, fa perdere parte di storia di questo luogo. Le suore commissionarono il quadro proprio per la chiesa, con un preciso obiettivo: ogni mattina andavano pregavano davanti a quel quadro portando avanti la loro missione”.
La stessa linea è ribadita da monsignor Giuseppe Bucaro, rettore del complesso di Santa Caterina. “L’opera è di proprietà della chiesa – spiega – e deve ritornare alla sua sede originaria”. Bucaro fa riferimento oltre che alla delibera del Cda del Fec anche al fatto che l’opera è stata prelevata “provvisoriamente” nel 1922, e a un dispositivo di legge, in base al quale “laddove sussistono le condizioni, le opere devono ritornare al loro luogo originario. Dove sta quindi il problema? Perché questo quadro non deve restare a casa sua?”, conclude.
La questione, che unisce istanze di tutela, significato storico-religioso e diritto alla fruizione pubblica, rimane aperta. Mentre la comunità e gli esperti si mobilitano per tenere il Van Dyck a Santa Caterina, la palla passa ora alle istituzioni, chiamate a trovare una soluzione che rispetti la storia dell’opera, la volontà del proprietario e il legame identitario della città con il suo patrimonio.











