◉ PALERMO

In vendita il castello nascosto della Conca d’Oro

Nel cuore dell'agro palermitano, tra gli agrumeti di fondo Micciulla, la cinquecentesca Villa Belvedere di Santacolomba cerca nuovi proprietari. Richiesti 1,3 milioni di euro per 1.300 metri quadrati con corte e giardino

di Giulio Giallombardo

2 Marzo 2026

Con le sue torri merlate che svettano sugli ultimi scampoli di Conca d’Oro, è una delle ville rinascimentali più belle dell’agro palermitano. Nascosta tra gli agrumeti di fondo Micciulla, a pochi passi da via Altarello, tra la Camera dello Scirocco e l’ingresso dei qanat, la cinquecentesca Villa Belvedere di Santacolomba s’intravede appena, circondata dagli alberi che la custodiscono come un tesoro. Oggi quella villa che sembra un castello, sottoposta a vincolo come bene di interesse culturale, è in vendita a 1,3 milioni di euro.

Venticinque stanze, due bagni, per un totale di 1.300 metri quadrati con annessa corte e giardino di 6 mila, ma “con possibilità di ampliare la corte con un giardino di 50 mila metri quadri”, si legge nell’annuncio pubblicato su diversi siti web immobiliari, Villa Belvedere “si presenta in discrete condizioni, in parte da ristrutturare”.

Un baglio fortificato tra vigne e agrumeti

Il cancello d’ingresso alla villa

La storia della villa affonda le radici nel Quattrocento. È il 1468 quando Luca Pollastra, figura di rilievo nella Palermo dell’epoca, decide di intervenire su un terreno coltivato a vigne, un tempo appartenuto al monastero di San Martino delle Scale. Qui – come scrive Adriana Chirco nel libro Palermo la città ritrovata – trasforma alcune case rurali in un baglio fortificato: una scelta che rispondeva tanto a esigenze agricole quanto a necessità difensive, in un territorio ancora segnato da incursioni e instabilità. Il primo nucleo della futura villa nasce dunque come struttura produttiva, cuore di un fondo agricolo che dialogava con il paesaggio della Conca d’Oro, allora un mosaico rigoglioso di agrumeti, vigne e giardini irrigati grazie a un sistema idraulico sofisticato, di cui i qanat rappresentano una testimonianza straordinaria.

L’impronta rinascimentale e le influenze toscane

La svolta arriva nel 1556, quando la tenuta passa a Sigismondo Rustici, mercante di origine lucchese. È lui a trasformare il baglio agricolo in una residenza signorile, ispirandosi ai modelli delle ville rinascimentali toscane. Tra il 1560 e il 1580 prende forma la facciata principale rivolta a oriente: un portico sormontato da una loggia, incorniciata da due torri merlate che conferiscono all’edificio quell’aspetto fortificato che ancora oggi lo distingue. L’intervento di Rustici imprime alla villa un carattere monumentale, fondendo la tradizione locale con suggestioni del nord Italia. Il risultato è un’architettura che racconta di scambi, commerci e contaminazioni culturali in una Palermo crocevia del Mediterraneo.

Catalani, baroni e conti: i passaggi di proprietà

Le torri di Villa Belvedere (foto dal libro “Palermo la città ritrovata” di Adriana Chirco)

Dopo Rustici, la villa passa al mercante catalano Girolamo Antichi. La sua famiglia la mantiene fino ai primi decenni del Seicento, lasciando tracce evidenti soprattutto nella cappella, dove sono riconoscibili finiture in stile catalano. Un dettaglio che aggiunge un ulteriore tassello alla stratificazione culturale del complesso monumentale. Nel 1640 Maria Antichi sposa don Giuseppe Romano Colonna, barone di Cesarò. Sarà però la generazione successiva a segnare un passaggio decisivo: la figlia porta in dote la villa a don Pietro Santacolomba, conte di Isnello. Da quel momento il fondo assume il nome di Santacolomba, destinato a rimanere nella toponomastica e nella memoria del luogo. Nel 1714 Antonia Pravatà, vedova di Arnaldo Guglielmo Santacolomba, ottiene il permesso di celebrare la messa festiva nella cappella della villa. La residenza privata diventa così anche centro di culto per i contadini della zona, rafforzando il suo ruolo sociale oltre che agricolo.

Un patrimonio sospeso tra storia e rinascita

A partire dal secondo trentennio del Settecento il fondo viene progressivamente suddiviso in più lotti. Alla fine del XVIII secolo una parte viene concessa a Giuseppa Colnago, baronessa di Santa Venera: un titolo che rimarrà legato alla denominazione di una porzione del fondo. Nel 1821 villa e terreni vengono acquistati da don Angelo D’Angelo. Pochi decenni dopo, nel 1865, per dote maritale la proprietà passa a Guglielmo Fatta del Bosco di Belvedere. Gli eredi la mantengono ancora oggi, con l’intenzione di chiudere – come sembra – un lungo ciclo familiare durato oltre un secolo e mezzo. Ora la villa cerca nuovi proprietari disposti a investire nella tutela di un frammento prezioso di storia e paesaggio.