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Da rifugio per profughi a scuola: l’ex Casa del Fascio di Serradifalco in cerca di una nuova vita

Nel centro storico del paese nisseno, un edificio carico di storia attende una rinascita. L'Agenzia del Demanio ha indetto una gara riservata agli Enti del Terzo Settore per trasformare l’immobile, oggi abbandonato, in un polo di servizi culturali e sociali. Un Open Day il 15 aprile aprirà le porte alla comunità per raccontare questa opportunità

di Giulio Giallombardo

13 Aprile 2026

Dalle adunate del Ventennio a un cantiere di comunità. Solo per un giorno l’ex Casa del Fascio di Serradifalco apre le sue porte per scrivere una nuova pagina sul suo futuro. Mercoledì 15 aprile alle 11, nel piccolo paese del Nisseno, l’Agenzia del Demanio, proprietaria del bene, in collaborazione con il Comune, ha organizzato un Open Day con la speranza di restituire presto alla collettività un bene pubblico finora inutilizzato, trasformandolo in un laboratorio di innovazione sociale e culturale.

La locandina dell’Open Day

Sarà un’occasione unica per visitare gli ambienti, scoprire le potenzialità del luogo e immaginare un futuro possibile per un edificio che porta ancora i segni di una storia complessa. Il bene, pervenuto allo Stato a seguito della soppressione del Partito Nazionale Fascista, è stato destinato fino al 1945 a ricovero per profughi, successivamente ha ospitato la scuola media inferiore fino al 1981.

L’Agenzia del Demanio ha pubblicato un bando per la concessione agevolata dell’ex Casa del Fascio, riservata agli Enti del Terzo Settore. L’immobile, che si trova in corso Garibaldi, verrà affidato per un periodo fino a cinquanta anni – il tempo necessario a raggiungere l’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa – a chi saprà proporre un progetto di recupero, restauro e gestione capace di garantire conservazione, apertura al pubblico e valorizzazione. Il canone, agevolato, potrà essere detratto delle spese sostenute per gli interventi edilizi. L’obiettivo, chiaro nelle premesse del bando, è trasformare un bene simbolo di un’epoca di chiusura in un motore di partecipazione e sviluppo per l’intero territorio.

Il retro dell’ex Casa del Fascio di Serradifalco

Ma per comprendere la sfida di oggi, occorre tornare indietro. L’edificio, dichiarato di interesse culturale nel 2010 con decreto dell’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, è una delle tante architetture del ventennio che punteggiano il paesaggio italiano. La Casa del Fascio di Serradifalco fu costruita in un’epoca in cui il regime cercava di radicarsi anche nei centri minori, imponendo la propria presenza attraverso un linguaggio austero e riconoscibile. Oggi quell’edificio racconta un’altra verità: quella di un paese che ha attraversato la durezza delle miniere di zolfo e salgemma, la fatica dell’agricoltura di collina tra uliveti e mandorleti, la resilienza di una comunità che si stringe attorno al proprio lago carsico, il Soprano, riserva naturale protetta soprannominata “Lago Cuba”.

Il bando chiede ai potenziali investitori di immaginare nuovi usi, tutti ancorati alle attività di interesse generale previste dal Codice del Terzo Settore: tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, organizzazione di attività culturali, artistiche, ricreative, turismo sociale o religioso, riqualificazione di beni pubblici inutilizzati. La sfida è restituire alla collettività uno spazio che per decenni è stato simbolo di chiusura e autorità, trasformandolo in un luogo di memoria critica, partecipazione e futuro condiviso.

L’ex Casa del Fascio in corso Garibaldi a Serradifalco

Le indicazioni tecniche previste nel bando sono precise: minimo intervento, reversibilità, eco-sostenibilità. Nessuna nuova volumetria o alterazione dei prospetti. Saranno privilegiate strutture leggere e removibili, materiali compatibili, tecniche conservative che rispettino l’organicità dell’impianto originario. Il Piano particolareggiato del centro storico di Serradifalco classifica l’immobile come “unità di pregio storico ambientale da sottoporre a risanamento conservativo”, con destinazione urbanistica “ufficio pubblico” e una condizione imposta dalla Soprintendenza: l’uso pubblico.

E poi ci sono gli strumenti. Il bando ricorda che gli Enti del Terzo Settore possono accedere al Social bonus, il credito d’imposta per erogazioni liberali finalizzate al recupero di immobili pubblici inutilizzati, e a tutte le forme di partenariato pubblico-privato per la coprogettazione. Sinergie virtuose per raccontare una nuova storia di rigenerazione e comunità.