Al via il Festival della Parola, dalle epigrafi greche a Camilleri
Al centro della manifestazione, promossa dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, sarà l'evoluzione del linguaggio dalle origini ai giorni nostri. Tre giorni tra Palermo e Terrasini con reading e incontri
di Ruggero Altavilla
14 Novembre 2018
14 Novembre 2018
L’evoluzione del linguaggio dalle origini ai giorni nostri. In principio furono le epigrafi greche, oggi sostituite dai social network, poi ci sono i “pizzini” e le intercettazioni di mafia e il nuovo codice linguistico inventato da Andrea Camilleri con suo commissario Montalbano. Sarà questo mutamento al centro del Festival della Parola, che si apre oggi e si concluderà il 23 novembre, svolgendosi in alcuni musei siciliani.La manifestazione, promossa dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, avrà inizio alle 17, a Palermo, all’Arsenale della Marina Regia, in via dell’Arsenale con l’appuntamento dedicato a Camilleri e al suo linguaggio che rimanda all’immenso patrimonio del dialetto siciliano e alla rivisitazione compiuta dal papà del commissario Montalbano. La parola di Montalbano rivivranno in un reading e una perfomance teatrale che vede in scena Cocò Gulotta – recente interprete di testi di Camilleri su Rai1 – accompagnato dalle sonorità mediterranee di Dario Sulis.Venerdì 16 al Museo Salinas, alle 17, ci sarà un viaggio nella macchina del tempo: dalle epigrafi alle emoticon, un confronto tra il grecista e professore emerito dell’Università di Palermo, Salvatore Nicosia e il social media manager Tony Siino. Si spiegherà come si comunicava senza usare parole nei secoli scorsi e come si sono trasformate le epigrafi di allora nelle faccine e nei segni convenzionali della comunicazione digitale.Il festival si concluderà venerdì 23 alle 11, a Palazzo d’Aumale, a Terrasini, con il racconto del linguaggio della mafia. Da Luciano Liggio a Michele Greco, dai pizzini alle intercettazioni che hanno determinato i processi contro il racket del pizzo. Come è cambiata la maniera di parlare della mafia? Ce lo racconteranno i giornalisti Riccardo Arena e Riccardo Lo Verso, il direttore della sede Rai Sicilia, Salvatore Cusimano, il professore Giuseppe Paternostro, autore del libro “Linguaggio mafioso – scritto, parlato, non detto” e il consigliere della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo, Mario Conte.“I musei sono per eccellenza le case della cultura – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa – contenitori ideali per percorsi che siano in grado di unire tradizione e modernità e che sappiano attirare fasce sempre nuove di utenti. Il linguaggio è l’espressione culturale che ha caratterizzato la storia dell’uomo e la sua capacità di comunicare che era e resta universale”.
L’evoluzione del linguaggio dalle origini ai giorni nostri. In principio furono le epigrafi greche, oggi sostituite dai social network, poi ci sono i “pizzini” e le intercettazioni di mafia e il nuovo codice linguistico inventato da Andrea Camilleri con suo commissario Montalbano. Sarà questo mutamento al centro del Festival della Parola, che si apre oggi e si concluderà il 23 novembre, svolgendosi in alcuni musei siciliani.La manifestazione, promossa dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, avrà inizio alle 17, a Palermo, all’Arsenale della Marina Regia, in via dell’Arsenale con l’appuntamento dedicato a Camilleri e al suo linguaggio che rimanda all’immenso patrimonio del dialetto siciliano e alla rivisitazione compiuta dal papà del commissario Montalbano. La parola di Montalbano rivivranno in un reading e una perfomance teatrale che vede in scena Cocò Gulotta – recente interprete di testi di Camilleri su Rai1 – accompagnato dalle sonorità mediterranee di Dario Sulis.Venerdì 16 al Museo Salinas, alle 17, ci sarà un viaggio nella macchina del tempo: dalle epigrafi alle emoticon, un confronto tra il grecista e professore emerito dell’Università di Palermo, Salvatore Nicosia e il social media manager Tony Siino. Si spiegherà come si comunicava senza usare parole nei secoli scorsi e come si sono trasformate le epigrafi di allora nelle faccine e nei segni convenzionali della comunicazione digitale.Il festival si concluderà venerdì 23 alle 11, a Palazzo d’Aumale, a Terrasini, con il racconto del linguaggio della mafia. Da Luciano Liggio a Michele Greco, dai pizzini alle intercettazioni che hanno determinato i processi contro il racket del pizzo. Come è cambiata la maniera di parlare della mafia? Ce lo racconteranno i giornalisti Riccardo Arena e Riccardo Lo Verso, il direttore della sede Rai Sicilia, Salvatore Cusimano, il professore Giuseppe Paternostro, autore del libro “Linguaggio mafioso – scritto, parlato, non detto” e il consigliere della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo, Mario Conte.“I musei sono per eccellenza le case della cultura – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa – contenitori ideali per percorsi che siano in grado di unire tradizione e modernità e che sappiano attirare fasce sempre nuove di utenti. Il linguaggio è l’espressione culturale che ha caratterizzato la storia dell’uomo e la sua capacità di comunicare che era e resta universale”.









