◉ BENI CULTURALI
Nel cuore dell’Orto Botanico le antiche colonne della Cattedrale di Palermo
In occasione dei 230 anni dello storico giardino, una ricerca rivela che i quattro pilastri in marmo cipollino dell'Erbario storico provengono dalla più importante chiesa della città, dove furono rimosse durante i lavori settecenteschi. L'architetto Dufourny le riadattò per il Gymnasium, arricchendone i capitelli con motivi botanici. La scoperta si accompagna al restauro completo del parco, che consolida il suo ruolo di polo culturale e scientifico
di Guido Fiorito
5 Dicembre 2025
I monumenti di Palermo contengono ancora segreti da svelare. L’ultimo caso riguarda l’Orto botanico, che festeggia i 230 anni di vita, con una scoperta: le quattro colonne dell’Erbario storico del Gymnasium provengono dalla Cattedrale di Palermo. A questa conclusione è giunto Giuseppe Di Benedetto, ordinario di Composizione architettonica e urbana all‘Università di Palermo, a partire da una serie di indizi. Tra il 1781 al 1801 l’interno della Cattedrale viene trasformato dall’architetto Ferdinando Fuga. In particolare gli archi a sesto acuto vengono sostituiti da archi a tutto sesto e sorretti da piloni e non più da un sistema tetrastilo, ovvero composto da quattro colonne. Ciò provoca la dismissione di alcune colonne. In quegli anni l’architetto francese Léon Douforny, su incarico della Deputazione agli studi di Palermo, sta progettando quello che sarebbe diventato l’Orto botanico.
Ed ecco quel che ha trovato Di Benedetto: “Dufourny fece acquistare quattro delle otto colonne dismesse, quelle in marmo cipollino che erano state considerate fragili per essere lasciate in Cattedrale. Poi le ha collocate nel Gymasium, disegnando le nuove basi, ispirandosi all’incompiuto tempio di Segesta, e dotandole di nuovi capitelli che fossero collegati alla destinazione botanica”.
Al posto delle foglie di acanto dei capitelli corinzi vi sono foglie più allungate. “Si tratta – interviene Rosario Schicchi, direttore dell’Orto Botanico – di un tipo di felce sempreverde, l’Asplenium scolopendrium conosciuta come lingua cervina, presente nei boschi delle Madonie e dei Nebrodi e anche nelle grotte del Garrone vicino a Piana degli Albanesi”.
Non è finita, perché queste colonne sono antichissime: “Considerato che la Cattedrale di Palermo fu costruita in tempi brevi – spiega Di Benedetto -, è molto probabile che le che le colonne fossero frutto di spolio, ovvero di recupero da un edificio preesistente. Mongitore afferma che nel sito della Cattedrale sorgeva in precedenza una moschea e che questa aveva incorporato una chiesa di origine bizantina. Quindi le colonne dovrebbero provenire da questa chiesa ed essere di epoca romana, quando si usava il marmo cipollino proveniente dall’Asia minore”. Un altra scoperta di Di Benedetto riguarda l’autore dei bassorilievi del Calidarium e del Tepidarium: “Si tratta di un amico di Dufourny che si era sposato e stabilito a Roma, ovvero Claude Pautré detto Choisy”.
La scoperta accompagna i festeggiamenti per il compleanno dell’Orto Botanico, inaugurato il 9 dicembre 1795. Il giardino è stato restaurato e riportato al suo massimo splendore dopo due anni di lavori con fondi finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel 2025, per la prima volta ha superato il milione di euro d’incasso, terzo sito più visitato di Palermo. Serre, vasche, impianti, tutto è stato restaurato e recuperato, con l’aggiunta di una compostiera “che può trasformare in humus fino a 120 tonnellate di residui l’anno – afferma Schicchi -. Grazie a una biotrituratrice, tutto ciò che viene potato o cade dagli alberi nell’Orto sarà riutilizzato per far crescere le nostre piante, realizzando una economia circolare. La tecnologia ci aiuta a combattere i cambiamenti climatici”.
La giornata di studio dell’11 dicembre è dedicata alla presentazione del restyling del giardino alla comunità scientifica internazionale. “L’Orto botanico – dice Massimo Midiri, rettore dell’Università di Palermo – è un luogo di fascino e un motore culturale della città, in un epoca in cui cresce l’importanza della biodiversità”.
Una occasione per riscoprire la figura di Bernardino da Ucria, botanico infaticabile per i sentieri delle montagne siciliane e protagonista nella costruzione dell’impianto storico dell’Orto, seguendo la classificazione, al tempo innovativa, del grande Linneo, ancora vivo in quegli anni. Sembra che Bernardino, di carattere schivo, fosse stato dimenticato al momento dell’inaugurazione fino a morirne per il dispiacere un paio di mesi dopo. In ogni caso, vanno riscoperti i suoi grandi meriti.












