Alla scoperta del Castello, il belvedere segreto di Agrigento
Un tesoro quasi sconosciuto nel colle di Girgenti, che regala un panorama mozzafiato. Un tempo destinato a carcere, adesso è in attesa di rinascere
di Beniamino Biondi
19 Novembre 2020
19 Novembre 2020
La fisionomia di Agrigento come città doppia – cioè pirandelliana, singolare e multipla – non si esplicita solamente nel rapporto di alterità speculare tra Akragas – in cui si estendevano l’abitato e i monumenti pubblici antichi – e Agrigento, tra la città greca e la città medievale, ma anche nella relazione di frontalità assoluta tra le due colline della città, la Rupe Atenea con la sua acropoli quasi certamente del periodo greco, e il colle di Girgenti. E però, a ben vedere, il rapporto di specularità fotografica tra i due luoghi pone la misteriosa Rupe non di fronte alla Cattedrale ma al Castello. Senza sbavature, lungo un asse perfetto, come due manti di tufo cauti e prudenti nel loro secolare immobilismo.
Ad Agrigento, in pochissimi conoscono il Castello; i più non ne hanno mai nemmeno sentito parlare, e le notizie scarse e incidentali vi conducono pochi turisti, isolati e smarriti, su un luogo che quasi non esiste. Se questo Castello ha un mistero, la sua natura appartata lo tiene ben custodito. Ubicato al vertice del tessuto urbano, fu costruito dagli arabi nel X secolo e ripreso da Ruggero per assicurare il controllo della città musulmana appena conquistata, servendo da base per completare la conquista della zona. Com’è naturale, il Castello sfruttava la posizione favorevole del sito, un rilievo naturalmente difeso, e purtroppo oggi ne rimangono pochissimi avanzi, le cui rovine – di proprietà comunale – sono state ulteriormente stravolte dalla costruzione di un serbatoio idrico.Per arrivarci esistono due differenti strade, l’una chiara e l’altra occulta. Quest’ultima è una porticina che si apre dal museo di Sant’Alfonso, fra scale e corridoi, attraversando numerosi ambienti e nicchie, con il consenso di chi accoglie al museo stesso. L’altra, pubblica, si trova immediatamente all’imbocco della via Duomo, sulla destra. È una curva perfettamente angolare, e dunque poco visibile, che pare quasi si spenga all’accesso di un cortiletto con un pugno di case intorno, ma in realtà si comprime poi a una ripidissima salita che prosegua con una sterzata a gomito fino alla cima, dove si oltrepassa un cancello sempre aperto che immette a un pianoro desolato e incolto.- Ruderi del Castello
- Panorama di Agrigento dal Castello
- La rupe su cui sorgeva il castello
- Il vicolo che conduce al Castello
- Chiesa di Sant’Alfonso
- Ruderi della chiesa dell’Itria
- Il tetto della chiesa dell’Itria
- Ruderi della chiesa dell’Itria
- Castello di Agrigento
- Abside della chiesa di Sant’Alfonso dal Castello
La fisionomia di Agrigento come città doppia – cioè pirandelliana, singolare e multipla – non si esplicita solamente nel rapporto di alterità speculare tra Akragas – in cui si estendevano l’abitato e i monumenti pubblici antichi – e Agrigento, tra la città greca e la città medievale, ma anche nella relazione di frontalità assoluta tra le due colline della città, la Rupe Atenea con la sua acropoli quasi certamente del periodo greco, e il colle di Girgenti. E però, a ben vedere, il rapporto di specularità fotografica tra i due luoghi pone la misteriosa Rupe non di fronte alla Cattedrale ma al Castello. Senza sbavature, lungo un asse perfetto, come due manti di tufo cauti e prudenti nel loro secolare immobilismo.
Ad Agrigento, in pochissimi conoscono il Castello; i più non ne hanno mai nemmeno sentito parlare, e le notizie scarse e incidentali vi conducono pochi turisti, isolati e smarriti, su un luogo che quasi non esiste. Se questo Castello ha un mistero, la sua natura appartata lo tiene ben custodito. Ubicato al vertice del tessuto urbano, fu costruito dagli arabi nel X secolo e ripreso da Ruggero per assicurare il controllo della città musulmana appena conquistata, servendo da base per completare la conquista della zona. Com’è naturale, il Castello sfruttava la posizione favorevole del sito, un rilievo naturalmente difeso, e purtroppo oggi ne rimangono pochissimi avanzi, le cui rovine – di proprietà comunale – sono state ulteriormente stravolte dalla costruzione di un serbatoio idrico.Per arrivarci esistono due differenti strade, l’una chiara e l’altra occulta. Quest’ultima è una porticina che si apre dal museo di Sant’Alfonso, fra scale e corridoi, attraversando numerosi ambienti e nicchie, con il consenso di chi accoglie al museo stesso. L’altra, pubblica, si trova immediatamente all’imbocco della via Duomo, sulla destra. È una curva perfettamente angolare, e dunque poco visibile, che pare quasi si spenga all’accesso di un cortiletto con un pugno di case intorno, ma in realtà si comprime poi a una ripidissima salita che prosegua con una sterzata a gomito fino alla cima, dove si oltrepassa un cancello sempre aperto che immette a un pianoro desolato e incolto.- Ruderi del Castello
- Panorama di Agrigento dal Castello
- La rupe su cui sorgeva il castello
- Il vicolo che conduce al Castello
- Chiesa di Sant’Alfonso
- Ruderi della chiesa dell’Itria
- Il tetto della chiesa dell’Itria
- Ruderi della chiesa dell’Itria
- Castello di Agrigento
- Abside della chiesa di Sant’Alfonso dal Castello
























