La magia di Ballarò tra passato e presente
Con i suoi murales colorati e le tipiche “abbanniate” dei venditori, l'antico mercato è diventato negli anni sempre più attrattivo
di Emanuele Drago
26 Aprile 2019
26 Aprile 2019
Camminare in mezzo al ritmo cantilenante delle “abbanniate”, ovvero il tipico vociare dei mercati, per il turista che giunge a Palermo è un vero spasso. E se prima per i turisti il monopolio dei mercati, complice il quadro realizzato da Guttuso, era esercitato dalla Vucciria, con gli anni quello che per grandezza e colori ha acquistato una sempre maggiore attrattiva e notorietà è il mercato di Ballarò, che si trova nel quartiere dell’Albergheria.Per quanto concerne quest’ultimo, dopo una fase in cui venne denominato Daysin, per la cospicua originaria presenza di ebrei che lavoravano il cordame, a cui poi si aggiunsero dopo il X secoli anche i musulmani, il quartiere fu soggetto a fronteggiare continue e cicliche inondazioni del torrente Kemonia, che insieme ad altre cause endemiche provocò una forte contrazione demografica. Tuttavia, agli inizi del XIII secolo venne ripopolato da Federico II grazie agli esuli deportati dalla città di Certorbe (Enna) e Capizzi. Da allora divenne Albelgaria Centurbi et Capicii, per poi, col passare dei secoli, come nel caso di Caput Seralcadì, essere denominato con la semplice contrazione “Albergaria”.

Uno scorcio del mercato

Vicolo Cagliostro

Murales in piazza Mediterraneo
Camminare in mezzo al ritmo cantilenante delle “abbanniate”, ovvero il tipico vociare dei mercati, per il turista che giunge a Palermo è un vero spasso. E se prima per i turisti il monopolio dei mercati, complice il quadro realizzato da Guttuso, era esercitato dalla Vucciria, con gli anni quello che per grandezza e colori ha acquistato una sempre maggiore attrattiva e notorietà è il mercato di Ballarò, che si trova nel quartiere dell’Albergheria.Per quanto concerne quest’ultimo, dopo una fase in cui venne denominato Daysin, per la cospicua originaria presenza di ebrei che lavoravano il cordame, a cui poi si aggiunsero dopo il X secoli anche i musulmani, il quartiere fu soggetto a fronteggiare continue e cicliche inondazioni del torrente Kemonia, che insieme ad altre cause endemiche provocò una forte contrazione demografica. Tuttavia, agli inizi del XIII secolo venne ripopolato da Federico II grazie agli esuli deportati dalla città di Certorbe (Enna) e Capizzi. Da allora divenne Albelgaria Centurbi et Capicii, per poi, col passare dei secoli, come nel caso di Caput Seralcadì, essere denominato con la semplice contrazione “Albergaria”.

Uno scorcio del mercato

Vicolo Cagliostro

Murales in piazza Mediterraneo









