◉ LA STORIA

Il ricordo dei decollati e quella stele distrutta che aspetta di rinascere

Danneggiata da un doppio incidente stradale e custodita in frammenti nei depositi comunali, il cippo monumentale che per oltre un secolo ha vegliato su corso dei Mille attende da tempo un restauro. Il progetto, promosso dai cittadini dell'associazione PaZyz, è in gara per il bando di democrazia partecipata: fino al 29 giugno si può votare online per sostenerlo

di Giulio Giallombardo

19 Giugno 2026

È il simbolo di una devozione antica che mescola sacro e profano. Un crocevia di memoria popolare, giustizia e fede il cui ricordo è ancora vivo alle sponde del fiume Oreto. In quest’angolo di Palermo, a un passo dal ponte dell’Ammiraglio, il cippo delle Anime dei Decollati aspetta di ritornare, dopo essere stato distrutto da almeno due incidenti stradali tra il 2018 e il 2020. La piccola stele rappresenta l’ultimo legame con uno dei culti più affascinanti dell’antropologia palermitana. Una storia che rischiava di sparire, ma che adesso i volontari dell’associazione PaZyz hanno trasformato in un progetto di partecipazione civica. Oggi, ciò che resta del cippo è custodito in sicurezza nel deposito comunale di via dei Nassaioli, in attesa di un intervento di restauro e restituzione da tempo voluto da un’intera comunità. Un progetto approvato dalla Soprintendenza ai Beni culturali, candidato dall’associazione al bando per la democrazia partecipata.

Il cippo nel 2016

Un piccolo monumento che racconta un passato a tinte fosche. Nel tempo in cui, a partire dai primi anni del Seicento, il piano di Sant’Erasmo a Palermo fu teatro delle esecuzioni capitali più sanguinarie. I corpi dei condannati venivano esposti al pubblico e appesi a ganci nella contrada dello Sperone, che deve il suo nome proprio alle punte acuminate di quei sostegni. Mentre le loro teste trovavano dimora nelle nicchie di una piramide in muratura. Fu solo nel 1799 che le autorità decisero di destinare un luogo specifico per la sepoltura dei giustiziati, individuandolo nella chiesetta della Madonna del Fiume, sulla sponda sinistra dell’Oreto, che in seguito assunse il titolo di chiesa delle Anime dei Corpi Decollati. Più che un cimitero, era una fossa comune: i cadaveri, senza alcuna distinzione tra patrioti vittime della repressione borbonica e comuni assassini, venivano gettati alla rinfusa in una botola.

Il cimitero dei briganti in una litografia del 1875

Così, il culto delle “anime decollate” crebbe rapidamente, alimentato da un sincretismo unico tra paganesimo e cristianesimo. Considerate spiriti erranti in cerca di pace eterna e dispensatrici di grazie, le anime dei giustiziati diventarono protagoniste di un rituale che univa preghiera e superstizione. Le donne accorrevano in massa, specialmente il lunedì, per recitare un rosario in siciliano e interrogare l'”eco dei Decollati”: il cinguettio di un uccello era di buon auspicio, il raglio di un asino presagiva sventura. La devozione era tale che nel 1883, su iniziativa di Camillo Scoma, venne eretto un primo cippo monumentale in memoria di tutti i condannati a morte a partire dal Settecento. Quello che oggi si vorrebbe restaurare, però, è il frutto di una ricostruzione successiva, realizzata tra il 1898 e il 1900 in occasione dell’ampliamento del corso dei Mille.

Il cippo nel 2022 dopo gli incidenti

Il cippo ha resistito per oltre un secolo, prima di essere travolto dalle auto. La lastra in bronzo con il bassorilievo raffigurante le anime dei decollati e la Madonna si è spezzata in due e una porzione si è accartocciata su se stessa. Il basamento in pietra di Billiemi è spaccato, le lastre in marmo di Carrara sono ridotte in frammenti. Proprio per colmare questo vuoto, dal 2022 l’associazione PaZyz ha avviato un lungo e complesso iter amministrativo per il recupero del bene. Dopo aver accertato che il monumento è di proprietà del Comune di Palermo e non della Curia, e aver ottenuto il necessario nulla osta dalla Soprintendenza ai Beni Culturali nel luglio 2023, l’associazione ha affidato all’architetto Vincenzo Motta la redazione di un progetto di restauro e ricollocazione.

L’idea è quella di spostare il cippo in un’aiuola protetta poco distante, sempre su corso dei Mille, per metterlo al riparo dal traffico e garantirne la piena visibilità ai fedeli che ancora oggi depongono fiori e lumini sul luogo che lo ricordava.

Rilievo e mappatura del cippo nel progetto di restauro

Il progetto prevede un puntuale intervento conservativo: il consolidamento delle superfici lapidee, il ripristino delle lastre marmoree mancanti, il raddrizzamento e la saldatura della lastra bronzea deformata, la bonifica dei fenomeni corrosivi e la realizzazione di un nuovo basamento rialzato con un piano orizzontale per accogliere le offerte devozionali. Accanto al cippo, l’aiuola verrebbe arricchita da una panchina in calcare di Billiemi e da una targa con un codice Qr per approfondire la storia del monumento.

La lastra del cippo

A marzo dell’anno scorso, l’associazione ha presentato la propria istanza al bando comunale di democrazia partecipata, lo strumento attraverso cui i cittadini, votando, possono decidere come utilizzare parte delle risorse pubbliche per iniziative culturali e sociali. Il progetto del cippo dei decollati partecipa per la Seconda circoscrizione e, dopo aver superato la valutazione tecnica, è adesso in gara. La votazione è aperta a tutti i residenti maggiorenni del Comune di Palermo: si può votare online fino alle 12 del 29 giugno, collegandosi alla piattaforma del Comune con Spid o Cie (qui per votare) Si aggiudicheranno le risorse i progetti che, per ogni circoscrizione, raccoglieranno il maggior numero di consensi. Nella prima tornata, la proposta aveva raccolto 207 preferenze, insufficienti per rientrare tra le prime quattro. Ora, però, l’associazione non si arrende e rilancia la propria candidatura, consapevole che senza la stele la memoria rischia di svanire per sempre.

Ponte delle Teste Mozze (foto Igor Petyx)

Il recupero del cippo potrebbe inserirsi in un itinerario più ampio dedicato al culto dei decollati, un percorso che già oggi comincia a prendere forma. Lo scorso aprile, in occasione della quinta edizione del festival Il Genio di Palermo organizzato dalla Fondazione Le Vie dei Tesori, sono stati aperti al pubblico i resti dello storico Ponte delle Teste, scoperto durante i lavori per la realizzazione del tram e che deve il suo nome proprio alla vicinanza con la piramide dove venivano esposte le teste dei giustiziati. Per la prima volta dopo oltre un secolo, i visitatori hanno potuto camminare sotto le tre arcate di questo ponte sepolto, un’esperienza che ha fatto scoprire un monumento unico a Palermo.

Accanto al ponte, la chiesa di Maria Santissima del Carmelo ai Decollati, un tempo Madonna del Fiume, rappresenta il terzo tassello di questo triangolo devozionale. Un itinerario che, dalla stele commemorativa al ponte sotterraneo fino alla chiesa che custodisce la memoria dei corpi senza nome, potrebbe offrire ai palermitani e ai turisti una chiave di lettura inedita di una città che non smette mai di sorprendere.

“Il progetto nasce dal basso, è spinto dai cittadini – sottolinea il presidente dell’associazione Pazyz, Stefano Marcenò – . Sono loro che individuano un bene comune che ha necessità di essere restaurato e si fanno carico di finanziare il progetto, collaborando con la pubblica amministrazione. Là dove l’amministrazione non ha la capacità di affrontare alcune urgenze – non per inefficienza, ma per difficoltà oggettive, mancanza di personale, lungaggini burocratiche – i cittadini attivi e propositivi riescono a dare una mano. Passare dalla lamentela al mettersi in gioco può essere la chiave giusta per affrontare tanti piccoli e grandi problemi della città”.