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Dai bunker della guerra alle torri fino ai quartieri dimenticati: Le Vie dei Tesori torna a Ragusa

Dalle cave che alimentarono la rinascita dopo il terremoto alle casupole della Pirrera, dai rifugi antiaerei alla Torre Littoria. Il Festival nel capoluogo ibleo con diciotto luoghi tra Ragusa Superiore e Ibla, dimore private, giardini segreti e teatri

di Redazione

22 Ottobre 2026

22 Ottobre 2026

Prima di diventare un balcone, un portale, una scala, la pietra era montagna. Qualcuno doveva estrarla, tagliarla, trasportarla: dalle cave usciva la materia con cui Ragusa avrebbe ricostruito se stessa dopo il terremoto del 1693. E mentre prendevano forma chiese e palazzi, nelle pirrere si abitavano case-grotta, si lavorava, si viveva con poco. È anche da qui che si può cominciare a leggere la città, dalle tracce di chi rese possibile la sua bellezza.

Ragusa Ibla

“Le Vie dei Tesori è un appuntamento irrinunciabile per il nostro territorio; un momento atteso in cui Ragusa riscopre luoghi iconici e al tempo stesso dischiude porte segrete – dichiara il sindaco Peppe Cassì -. Il record di presenze dello scorso anno è stato lo stimolo giusto allo sviluppo di un programma ancora più ricco e interessante. Quella risposta ci dice che siamo sulla rotta giusta, e i ragusani sono i primi a cogliere l’occasione di godere della propria città”. “Dopo il successo dello scorso anno, con oltre 13 mila visitatori e una crescita del 144 per cento rispetto al 2024, Ragusa conferma il suo ruolo di polo di attrazione culturale – interviene Giovanni Gurrieri, assessore al Centro storico -: quest’anno si svela il cuore del nostro Barocco, si scopre Ragusa sotterranea, si entra nelle magnificenze dell’architettura conventuale, si ammirano opere e luoghi che custodiscono la Storia. Ma, soprattutto, si scopre una città viva, che cambia, si trasforma e continua a costruire il suo futuro”.

La nona edizione delle Vie dei Tesori a Ragusa (qui il programma) si srotola su quattro fine settimana da sabato prossimo (24 ottobre) a domenica 15 novembre, attraversa questa storia con diciotto luoghi, esperienze e passeggiate. E tiene insieme Ragusa Superiore e Ibla, le due anime nelle quali si tradusse la ricostruzione: la città cresciuta sull’altopiano e quella tornata ad abitare il sito antico, seguendone pendii e strade. Una divisione che ha segnato identità, architetture e vita quotidiana, e che il percorso del festival invita a ricomporre, salendo e scendendo, entrando nelle dimore e guardando sotto la superficie. Ragusa si unisce al festival già in corso a Palermo e Catania, e che sta chiudendo i battenti – siamo all’ultimo weekend – a Caltanissetta, Castelvetrano, Corleone, Marsala, Santa Flavia, Sciacca e Termini Imerese. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

IL PROGRAMMA DI RAGUSA

Cava Santa Domenica

Tra i siti che debuttano nel festival, la Vallata Santa Domenica restituisce proprio la memoria della pietra: tra pirrere e carcare, i tracciati dei carri, i mulini ad acqua e i lavatoi raccontano la ricostruzione di Ragusa. Il percorso, con ingresso da via Dalla Chiesa, conduce fino al Ponte Vecchio. E per la prima volta si entrerà nel quartiere Pirrera, dove vivevano, appunto, i pirriaturi in case-grotta, prive di servizi, lontanissime dai saloni nobiliari che rinascevano nei palazzi sventrati. Il progressivo spopolamento, poi una frana e gli accessi murati hanno lasciato il quartiere sospeso: visitarlo significa ritrovare una parte fragile della città, rimasta ai margini del suo racconto più conosciuto.

La pietra fu anche riparo. Apre per la prima volta il rifugio antiaereo di via Rapisardi, al quale si accede da un’abitazione privata (civico 159). Il cunicolo segue la strada da via Sant’Anna verso piazza Poste e apparteneva a una rete che collegava Municipio, Prefettura e Palazzo delle Poste, una geografia sotterranea costruita per proteggere autorità e cittadini durante i bombardamenti del ‘43.  Il nuovo bunker affianca quello riaperto lo scorso anno, in via San Giuseppe: cinquanta metri su due livelli, capaci di accogliere fino a 310 persone, oggi custodisce reperti bellici e la collezione di divise del Museo “L’Italia in Africa”. Il Novecento si legge anche nella Torre Littoria, oggi sede del Comando provinciale della Guardia di Finanza (solo due sabati di visite, 31 ottobre e 7 novembre.) Il bassorilievo racconta agricoltura, miniere e trasformazioni urbane; il balcone conserva la memoria della visita di Mussolini nel 1937. Per l’occasione saranno esposti modelli di auto d’epoca a cura del Veteran Car Ibleo. Un luogo che si collega storicamente al Palazzo della Prefettura (aperto il 7 e 14 novembre), progettato da Ugo Tarchi: nei saloni, l’apparato decorativo realizzato nel 1933 da Duilio Cambellotti, con i temi imposti dal Regime, che si visiterà con il giardino delle tre fontane.

Torre Littoria

Scendendo verso Ibla, la pietra cambia ancora voce e colore. A Palazzo Sortino Trono, sopra la piazza degli Archi, la mostra “Sicily in Decay – Gattopardi, leoni ed altri siciliani” di Carlo Arancio porta dentro una residenza nobiliare le fotografie di altri palazzi, abbandonati. Poco distante, l’Antico Mercato ricompone la vita di un tempo attraverso l’emporio, il sellaio, il fabbro, la scuola, il teatrino dei pupi e la Putia del vino, dove domenica (1 e 15 novembre) si uniranno piatti tradizionali e narrazioni, vino spillato secondo le vecchie usanze, formaggi, salumi, pane cunzato e conserve.

Circolo di Conversazione

Ragusa è sontuosa, soprattutto nel racconto dei proprietari: a Palazzo Arezzo di Trifiletti sarà la famiglia ad accompagnare tra maioliche napoletane, affreschi, tessuti e oggetti, condividendo aneddoti e memorie del casato. Nella Casa Museo Appiano, invece, sei stanze compongono la personale wunderkammer di Titì Appiano, collezionista e organista che proporrà alcuni brani. Al Circolo di Conversazione, fondato nel 1830, specchiere, sofà e tendaggi conservano il carattere del “Circolu re cavaleri” descritto anche da Gesualdo Bufalino.

Due percorsi distinti aprono gli spazi di Palazzo Donnafugata: il giardino all’italiana, nascosto dietro le mura, con siepi di bosso, rose e una statua di Mosè; e il piccolo teatro ottocentesco, un centinaio di posti tra platea e palchetti, celebre per l’acustica. Nel foyer, “Dal legno di Geppetto ai legni di Sigfrido Bartolini” mostra che racconta attraverso le xilografie, le avventure di Pinocchio.

Chiesa di San Rocco

Anche chiese e conventi aiutano a leggere ciò che il terremoto risparmiò e ciò che fu ricostruito. San Rocco, sul costone affacciato sulla vallata San Leonardo, conserva la grande cona seicentesca che riveste il presbiterio. Santa Maria dello Spasimo accoglie colonne tortili, stucchi e il soffitto ligneo di Matteo Battaglia. A San Francesco all’Immacolata, la chiesa custodisce tracce medievali e opere precedenti al sisma, mentre il convento svela lo scalone in pietra asfaltica degli Iblei: qui sabato 14 novembre si osserverà da vicino il restauro della tela dell’Immacolata di Vincenzo Manno. Al Convento del Carmine si è appena inaugurata la mostra “I custodi del giardino” sugli ottant’anni della presenza dei Carmelitani Scalzi.

Il Castello di San Filippo

IL PRIMO WEEKEND. Sabato 24 e domenica 25 ottobre si potrà già entrare nei due rifugi antiaerei, percorrere la Vallata Santa Domenica e scoprire il quartiere Pirrera: un itinerario tra le novità che lega ricostruzione, vita quotidiana e memoria della guerra. Aprono le dimore, i giardini, il teatro, le chiese; Torre Littoria e Prefettura si aggiungeranno nelle date successive. Domenica alle 10 (poi anche l’8 novembre), il festival porterà fuori città, con il percorso ad anello che dalla chiesa rupestre di Santa Rosalia raggiungerà Castello San Filippo, a cura delle guide naturalistiche AIGAE Kalura. Tre chilometri tra carrubi, ulivi e muretti a secco, salendo verso la torre neogotica ottocentesca. La passeggiata tornerà l’8 novembre. Nei weekend successivi si raggiungeranno anche Cava San Leonardo, con Luisa Manni di Be Rural, e Marina di Ragusa, dove Antonio Carnemolla racconterà l’antico borgo (che fino al 1928 conservò il nome antico di Mazzarelli) attraverso fotografie e memorie familiari.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Prima di diventare un balcone, un portale, una scala, la pietra era montagna. Qualcuno doveva estrarla, tagliarla, trasportarla: dalle cave usciva la materia con cui Ragusa avrebbe ricostruito se stessa dopo il terremoto del 1693. E mentre prendevano forma chiese e palazzi, nelle pirrere si abitavano case-grotta, si lavorava, si viveva con poco. È anche da qui che si può cominciare a leggere la città, dalle tracce di chi rese possibile la sua bellezza.

Ragusa Ibla

“Le Vie dei Tesori è un appuntamento irrinunciabile per il nostro territorio; un momento atteso in cui Ragusa riscopre luoghi iconici e al tempo stesso dischiude porte segrete – dichiara il sindaco Peppe Cassì -. Il record di presenze dello scorso anno è stato lo stimolo giusto allo sviluppo di un programma ancora più ricco e interessante. Quella risposta ci dice che siamo sulla rotta giusta, e i ragusani sono i primi a cogliere l’occasione di godere della propria città”. “Dopo il successo dello scorso anno, con oltre 13 mila visitatori e una crescita del 144 per cento rispetto al 2024, Ragusa conferma il suo ruolo di polo di attrazione culturale – interviene Giovanni Gurrieri, assessore al Centro storico -: quest’anno si svela il cuore del nostro Barocco, si scopre Ragusa sotterranea, si entra nelle magnificenze dell’architettura conventuale, si ammirano opere e luoghi che custodiscono la Storia. Ma, soprattutto, si scopre una città viva, che cambia, si trasforma e continua a costruire il suo futuro”.

La nona edizione delle Vie dei Tesori a Ragusa (qui il programma) si srotola su quattro fine settimana da sabato prossimo (24 ottobre) a domenica 15 novembre, attraversa questa storia con diciotto luoghi, esperienze e passeggiate. E tiene insieme Ragusa Superiore e Ibla, le due anime nelle quali si tradusse la ricostruzione: la città cresciuta sull’altopiano e quella tornata ad abitare il sito antico, seguendone pendii e strade. Una divisione che ha segnato identità, architetture e vita quotidiana, e che il percorso del festival invita a ricomporre, salendo e scendendo, entrando nelle dimore e guardando sotto la superficie. Ragusa si unisce al festival già in corso a Palermo e Catania, e che sta chiudendo i battenti – siamo all’ultimo weekend – a Caltanissetta, Castelvetrano, Corleone, Marsala, Santa Flavia, Sciacca e Termini Imerese. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

IL PROGRAMMA DI RAGUSA

Cava Santa Domenica

Tra i siti che debuttano nel festival, la Vallata Santa Domenica restituisce proprio la memoria della pietra: tra pirrere e carcare, i tracciati dei carri, i mulini ad acqua e i lavatoi raccontano la ricostruzione di Ragusa. Il percorso, con ingresso da via Dalla Chiesa, conduce fino al Ponte Vecchio. E per la prima volta si entrerà nel quartiere Pirrera, dove vivevano, appunto, i pirriaturi in case-grotta, prive di servizi, lontanissime dai saloni nobiliari che rinascevano nei palazzi sventrati. Il progressivo spopolamento, poi una frana e gli accessi murati hanno lasciato il quartiere sospeso: visitarlo significa ritrovare una parte fragile della città, rimasta ai margini del suo racconto più conosciuto.

La pietra fu anche riparo. Apre per la prima volta il rifugio antiaereo di via Rapisardi, al quale si accede da un’abitazione privata (civico 159). Il cunicolo segue la strada da via Sant’Anna verso piazza Poste e apparteneva a una rete che collegava Municipio, Prefettura e Palazzo delle Poste, una geografia sotterranea costruita per proteggere autorità e cittadini durante i bombardamenti del ‘43.  Il nuovo bunker affianca quello riaperto lo scorso anno, in via San Giuseppe: cinquanta metri su due livelli, capaci di accogliere fino a 310 persone, oggi custodisce reperti bellici e la collezione di divise del Museo “L’Italia in Africa”. Il Novecento si legge anche nella Torre Littoria, oggi sede del Comando provinciale della Guardia di Finanza (solo due sabati di visite, 31 ottobre e 7 novembre.) Il bassorilievo racconta agricoltura, miniere e trasformazioni urbane; il balcone conserva la memoria della visita di Mussolini nel 1937. Per l’occasione saranno esposti modelli di auto d’epoca a cura del Veteran Car Ibleo. Un luogo che si collega storicamente al Palazzo della Prefettura (aperto il 7 e 14 novembre), progettato da Ugo Tarchi: nei saloni, l’apparato decorativo realizzato nel 1933 da Duilio Cambellotti, con i temi imposti dal Regime, che si visiterà con il giardino delle tre fontane.

Torre Littoria

Scendendo verso Ibla, la pietra cambia ancora voce e colore. A Palazzo Sortino Trono, sopra la piazza degli Archi, la mostra “Sicily in Decay – Gattopardi, leoni ed altri siciliani” di Carlo Arancio porta dentro una residenza nobiliare le fotografie di altri palazzi, abbandonati. Poco distante, l’Antico Mercato ricompone la vita di un tempo attraverso l’emporio, il sellaio, il fabbro, la scuola, il teatrino dei pupi e la Putia del vino, dove domenica (1 e 15 novembre) si uniranno piatti tradizionali e narrazioni, vino spillato secondo le vecchie usanze, formaggi, salumi, pane cunzato e conserve.

Circolo di Conversazione

Ragusa è sontuosa, soprattutto nel racconto dei proprietari: a Palazzo Arezzo di Trifiletti sarà la famiglia ad accompagnare tra maioliche napoletane, affreschi, tessuti e oggetti, condividendo aneddoti e memorie del casato. Nella Casa Museo Appiano, invece, sei stanze compongono la personale wunderkammer di Titì Appiano, collezionista e organista che proporrà alcuni brani. Al Circolo di Conversazione, fondato nel 1830, specchiere, sofà e tendaggi conservano il carattere del “Circolu re cavaleri” descritto anche da Gesualdo Bufalino.

Due percorsi distinti aprono gli spazi di Palazzo Donnafugata: il giardino all’italiana, nascosto dietro le mura, con siepi di bosso, rose e una statua di Mosè; e il piccolo teatro ottocentesco, un centinaio di posti tra platea e palchetti, celebre per l’acustica. Nel foyer, “Dal legno di Geppetto ai legni di Sigfrido Bartolini” mostra che racconta attraverso le xilografie, le avventure di Pinocchio.

Chiesa di San Rocco

Anche chiese e conventi aiutano a leggere ciò che il terremoto risparmiò e ciò che fu ricostruito. San Rocco, sul costone affacciato sulla vallata San Leonardo, conserva la grande cona seicentesca che riveste il presbiterio. Santa Maria dello Spasimo accoglie colonne tortili, stucchi e il soffitto ligneo di Matteo Battaglia. A San Francesco all’Immacolata, la chiesa custodisce tracce medievali e opere precedenti al sisma, mentre il convento svela lo scalone in pietra asfaltica degli Iblei: qui sabato 14 novembre si osserverà da vicino il restauro della tela dell’Immacolata di Vincenzo Manno. Al Convento del Carmine si è appena inaugurata la mostra “I custodi del giardino” sugli ottant’anni della presenza dei Carmelitani Scalzi.

Il Castello di San Filippo

IL PRIMO WEEKEND. Sabato 24 e domenica 25 ottobre si potrà già entrare nei due rifugi antiaerei, percorrere la Vallata Santa Domenica e scoprire il quartiere Pirrera: un itinerario tra le novità che lega ricostruzione, vita quotidiana e memoria della guerra. Aprono le dimore, i giardini, il teatro, le chiese; Torre Littoria e Prefettura si aggiungeranno nelle date successive. Domenica alle 10 (poi anche l’8 novembre), il festival porterà fuori città, con il percorso ad anello che dalla chiesa rupestre di Santa Rosalia raggiungerà Castello San Filippo, a cura delle guide naturalistiche AIGAE Kalura. Tre chilometri tra carrubi, ulivi e muretti a secco, salendo verso la torre neogotica ottocentesca. La passeggiata tornerà l’8 novembre. Nei weekend successivi si raggiungeranno anche Cava San Leonardo, con Luisa Manni di Be Rural, e Marina di Ragusa, dove Antonio Carnemolla racconterà l’antico borgo (che fino al 1928 conservò il nome antico di Mazzarelli) attraverso fotografie e memorie familiari.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18.