“Foresta Urbana”, specchio magico tra arte e natura
Inaugurata a Palermo una grande mostra collettiva che dalle sale di Palazzo Riso, si allarga ai cortili e arriva fino in piazza Bologni, un museo a cielo aperto sul rapporto tra l'uomo e l'ambiente
di Giulio Giallombardo
26 Ottobre 2018
Un’arte straripante come la natura che vince sulla materia inerte, sbucando all’improvviso dalle strade delle città. Una potenza creativa incontenibile che germina oltre il chiuso delle sale espositive, invadendo la piazza e sbocciando alla luce del sole: come una pianta che diventa albero lì dove non ti aspetti. È un segno forte ed evocativo quello che lascia la mostra “Foresta Urbana”, una collettiva multiforme che si espande dalle sale di Palazzo Belmonte Riso e raggiunge, tra installazioni sonore, figurative e “aerostatiche”, l’adiacente piazza Bologni, nel cuore di Palermo.In quello che ormai è diventato il salotto del Cassaro, tra i cinguettii delle installazioni sonore di Astrid Seme, campeggia sospesa in aria la luccicante sfera dell’artista argentino Tomás Saraceno. L’installazione Aerosolar Journeys, rientra in un progetto incentrato sulle sue ultime ricerche sull’Aerocene, “l’era dell’aria”, un’indagine tra arte e scienza per un futuro senza combustibili idrocarburici. Poi c’è l’albero vivente del coreano Koo Jeong-A e quelli di acciaio di Conrad Shawcross (Formation II); i tronchi d’ulivo su barre di ferro di Benedetto Pietromarchi (Oliva Caerulea) e i 18 alberi in vaso di Luca Vitone (Vuole Canti).

“Tree” di Ai Weiwei

Genealogia di Damnatio Memoriae
Soddisfatto, seppur con qualche riserva, Emmanuele Emanuele, colui che per primo ha voluto creare questa “Foresta Urbana”. “In un mondo in cui l’ambiente è sempre più maltrattato, diviene imprescindibile assumere un nuovo impegno morale – ha detto – attraverso la forza comunicativa dell’arte, che rinnovi e corrobori il rapporto indissolubile tra uomo e natura”. L’unico disappunto espresso dal mecenate è legato alla rinuncia – per mancate autorizzazioni – di molte installazioni esterne, che nell’idea originaria avrebbero dovuto costellare tutto il Cassaro, fino alla Cattedrale e ai quartieri limitrofi. “Il mio desiderio – conclude Emanuele – era quello di realizzare opere d’arte per le strade e i vicoli della città, per farne dono ai palermitani che avrebbero potuto camminare tutti i giorni in una foresta d’arte. Ma sono felice lo stesso per quella che è una mostra dall’eccezionale valore artistico”.









