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Franca Florio e il suo doppio: due quadri ritrovati tra enigmi da decifrare

In mostra a Palermo due ritratti inediti dell'icona della Belle Époque. Il primo di autore ignoto, è firmato con un nome inesistente negli archivi artistici, l’altro è attribuito a Corcos ma non sarebbe presente nei registri di famiglia. Studiosi e collezionisti al lavoro per sciogliere i rebus sui dipinti

di Guido Fiorito

12 Marzo 2026

Dinastia Florio, uno mondo sterminato di imprese, ricordi, bellezza, oggetti preziosi. Ancor più oggi che libri e serie televisive li hanno resi popolari e, sull’altalena, spinta dal vento dell’esposizione mediatica, oscillano fra storia documentata e leggenda. Ancor più se al centro di tutto c’è l’affascinante Franca Florio, definita in vita la donna più bella d’Europa, la regina di Palermo. Tempus fugit, tutto si corrompe, solo l’arte riesce a rendere eterna la bellezza. Così accade che due quadri riportino l’affascinante moglie di Ignazio junior sotto i riflettori, tra ricerche e misteri da sciogliere.

Il quadro firmato da G. Rapp

Il primo è esposto fino al 12 aprile al Museo della Ceramica Florio di piazza Emanuele Orlando sotto il titolo “Amatissima Franca, il dipinto ritrovato”. Si tratta di una tela (43 per 64 centimetri) che raffigura una Franca Florio giovanissima. L’identificazione è sicura perché esiste una fotografia che ha fatto da modello al pittore. Ritrae una giovanissima Franca, probabilmente ventenne, all’epoca in cui la sua famiglia si era trasferita a Livorno, luogo dove, all’inizio del 1893, venne celebrato il matrimonio con Ignazio. La fotografia, esposta al museo (collezione G. Ganci) è realizzata dallo studio Bettini di Livorno. Franca, in una singolare posa, la spalla sinistra scoperta, porta un vestito bianco, orecchini di perle e al collo il celebre collier de chien (letteralmente collare da cane) in platino e perle di Cartier. Con lo stesso abito e gli stessi gioielli era stata raffigurata da Ettore De Maria Bergler in un quadro del 1893.

Il dipinto appartiene a un palermitano che ha scelto di rimanere anonimo ed è stato portato alla luce dai collezionisti Vincenzo Profetto e Antonino Lo Cascio. “Questa tela – dice Profetto, direttore del museo – appartiene alla famiglia del proprietario da diversi decenni, anche se non c’è una memoria precisa di come sia arrivato. È certamente antico. Telaio e chiodi sono di quell’epoca. Prima di esporlo è stato sottoposto a un leggero restauro. È di alta qualità, una mano sicura ha dipinto il vestito con potenti pennellate e il viso con finezza. Rispetto al ritratto di Bergler i toni sono più nordici mentre l’altro è illuminato da una luce più calda, mediterranea. Si può ipotizzare che anche Bergler abbia lavorato su una fotografia simile, poiché vestito e gioielli sono gli stessi. Allora queste immagini erano comuni, venivano autografate e distribuite ad amici e parenti”.

Fotografie di Franca Florio in mostra al Museo della Ceramica Florio

Il quadro è firmato in basso a destra G. Rapp, 1895. Due anni dopo la probabile data della fotografia. Un pittore con questa iniziale e questo cognome non esiste tra quelli conosciuti, tranne un George Rapp che nel 1895 aveva 17 anni e non dovrebbe mai aver lasciato gli Stati Uniti. Com’è possibile? “Pensiamo si tratti di uno pseudonimo”, dice Profetto.

Perché un buon pittore dovrebbe usare un falso nome? Di nostro possiamo aggiungere una notazione. A Parigi nella seconda metà dell’Ottocento esisteva la Galerie Rapp, importante centro artistico a Campo di Marte, vicino la Torre Eiffel. È conosciuta per le sue partecipazioni alle esposizioni universali parigine e per aver organizzato una mostra per i cento anni della litografia proprio nel 1895. Sorgeva in avenue Rapp, intitolata al generale e aiutante di campo di Napoleone, Jean Rapp, una zona con pregiati edifici art nouveau. È noto che Ignazio Florio vivesse spesso nella capitale francese e poteva aver commissionato il quadro portando la foto. Ma perché al posto di una firma apparirebbe il nome di una pur famosa galleria? L’opera porta con sé misteri ancora da spiegare.

L’altra tela ha un autore certo: Vittorio Matteo Corcos, pittore ben noto a cavallo di Ottocento e Novecento. Il quadro (122,5 per 91,5 centimetri) è stato scoperto dal critico Giuseppe Carli che ha fatto uno studio approfondito dal titolo “Are you Franca?”, con il fine di togliere il punto interrogativo. Anche qui il proprietario è un privato palermitano. Il quadro appare in foto di famiglia risalenti a più di 50 anni fa.

Dipinto di Corcos probabilmente raffigurante Franca Florio

“L’opera – spiega Carli – è certamente di Corcos perché la firma è autentica. Vincenzo Prestigiacomo, studioso della famiglia Florio, afferma che Giulia, figlia di Franca e Ignazio Florio, gli aveva detto che i suoi genitori avevano conosciuto Corcos dal duca di Camastra a Parigi durante il viaggio di nozze del 1893. In quella occasione Franca aveva manifestato il desiderio di posare per un ritratto di Corcos ma per ragioni di tempo non fu possibile. Quanto ho visto il quadro l’occhio mi ha detto subito che quella raffigurata era Franca Florio con il piccolo Baby Boy. I tratti somatici della donna, il naso a goccia e il collo slanciato, sono quelli di Franca. L’incontro deve essere avvenuto più avanti e mostra una conoscenza approfondita tra il pittore e la nobildonna. Infine, c’era una concorrenza artistica tra Corcos e Boldini. Per cui se Boldini dipingeva Verdi, Corcos faceva altrettanto e così è accaduto per Lina Cavalieri e adesso scopriamo anche per Franca Florio”. Baby Boy dai lunghi capelli, ovvero il piccolo Ignazio, morì nel 1903 in circostanze mai chiarite. La data del quadro, ribattezzato “Il mattino” viene indicata attorno al 1901. È visibile da sabato 14 marzo alla galleria d’arte Il Casino delle Muse, in via XII gennaio 12.

Franca Florio ritratta da De Maria Bergler (1893)

Sul primo quadro interviene Salvatore Requirez, autore di numerosi libri attorno ai Florio: “Un’opera straordinaria – dice – il ritratto testimonia il suo prestigio sociale e il ruolo di punto di riferimento per gli artisti. Dai gioielli all’abbigliamento elegante ogni dettaglio racconta il gusto dell’epoca e la figura di Franca Florio come icona della Belle Époque”.

“Giulia Florio – afferma Vincenzo Prestigiacomo – mi ha fatto l’elenco dei quadri di famiglia ma questi due non c’erano. Ho potuto vedere gli elenchi degli oltre quattromila beni dei Florio messi all’asta nel 1934, per coprire la voragine di debiti, dalle case di vendite Jandolo a Roma e Sarno a Palermo e anche qui questi quadri non appaiono. Per il ritratto dalla fotografia bisognerebbe fare indagine scientifiche per verificare l’epoca in cui è stato realizzato. Per quello di Corcos non c’è alcuna certezza che la donna raffigurata sia Franca Florio. È vero che Corcos ha incontrato Franca e Ignazio e c’era l’intenzione di un ritratto ma alla figlia Giulia non risultava che il quadro fosse stato poi realizzato”.