La Vucciria, antico regno dell’aromataio guaritore
Giovanni Luigi Garillo diventò famoso per una serie di preparati che aveva inventato, antidoti che vendette all’aristocrazia del tempo
di Emanuele Drago
16 Aprile 2019
16 Aprile 2019
Quando Sciascia parlava della Vucciria di Guttuso la descriveva come il sogno di un affamato. Per la verità, anche se il termine deriva dal francese boucherie – luogo in cui si macellava la carne – l’attuale Vucciria era in realtà indicata come la Bocceria della frutta, da distinguersi dalla Bocceria propriamente detta, la quale era ubicata più a nord, in un’area compresa tra le attuali piazza Venezia e piazza Sant’Onofrio.Eppure, il destino del mercato in cui le balate non si asciugavano mai sembra essere stato scandito da un’altra attività commerciale, che nulla aveva a che fare né con la carne, né col pesce, e neppure con la frutta. L’attività a cui vogliamo riferirci è quella degli aromatai, un mestiere che era assimilabile agli antichi speziali medievali, ma anche ai moderni farmacisti. Un’aromateria che a Palermo divenne celebre fu quella che nel 1793, in via Materassai, impiantarono – dopo essere giunti da giunti da Bagnara in seguito al terribile terremoto che aveva devastato la cittadina calabra – Paolo Florio e il cognato Barbaro.

La chiesa di Sant’Andrea

Vaso con ritratto di Giovanni Luigi Garillo
Quando Sciascia parlava della Vucciria di Guttuso la descriveva come il sogno di un affamato. Per la verità, anche se il termine deriva dal francese boucherie – luogo in cui si macellava la carne – l’attuale Vucciria era in realtà indicata come la Bocceria della frutta, da distinguersi dalla Bocceria propriamente detta, la quale era ubicata più a nord, in un’area compresa tra le attuali piazza Venezia e piazza Sant’Onofrio.Eppure, il destino del mercato in cui le balate non si asciugavano mai sembra essere stato scandito da un’altra attività commerciale, che nulla aveva a che fare né con la carne, né col pesce, e neppure con la frutta. L’attività a cui vogliamo riferirci è quella degli aromatai, un mestiere che era assimilabile agli antichi speziali medievali, ma anche ai moderni farmacisti. Un’aromateria che a Palermo divenne celebre fu quella che nel 1793, in via Materassai, impiantarono – dopo essere giunti da giunti da Bagnara in seguito al terribile terremoto che aveva devastato la cittadina calabra – Paolo Florio e il cognato Barbaro.

La chiesa di Sant’Andrea

Vaso con ritratto di Giovanni Luigi Garillo









