◉ MESSINA
Lo Stretto di Messina diventa epicentro mediterraneo di arte e cultura
Presentato il nuovo Mira, Mediterranean Institute for Research and Arts. Frutto di una sinergia tra Ministero, Comune e Università, l'istituto raccoglie l'eredità del Maxxi Med per promuovere il dialogo interculturale e valorizzare il patrimonio. Al via il progetto di riqualificazione che trasformerà l'ex infrastruttura elettrica di Torre Faro e Villa Pace in centri di alta formazione e residenze artistiche
di Redazione
6 Luglio 2026
6 Luglio 2026
Un nuovo polo culturale dove ricerca, formazione e creatività contemporanea dialogheranno con il patrimonio storico e archeologico di Messina. Un progetto che avrà il suo fulcro operativo in due luoghi simbolici della città, al centro di interventi di riqualificazione: le Torri Morandi e Villa Pace. È stato presentato nei giorni scorsi nel capoluogo, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il Mira – Mediterranean Institute for Research and Arts, una nuova istituzione che sarà dedicata alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo. La presentazione si è svolta nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina.
Promosso dal ministero della Cultura – attraverso la Direzione generale Creatività contemporanea e l’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato – dal Comune e dall’Università degli Studi di Messina, con il supporto della Fondazione Maxxi per l’avvio del progetto, il nuovo istituto nasce come una sinergia istituzionale orientata alla rigenerazione culturale del territorio messinese e siciliano. Obiettivo del progetto è costruire nuove reti artistiche internazionali, sviluppare programmi espositivi sperimentali, promuovere attività di formazione e ricerca interdisciplinare e attivare residenze artistiche e dinamiche di scambio tra Europa, Africa e paesi del Mediterraneo.
Il Mira Messina – spiegano dal Comune – ridefinisce il paradigma museale in un ecosistema culturale vivo: un promotore di dialogo interculturale capace di interpretare le pratiche artistiche contemporanee come processi vivi di relazione, ospitalità e trasformazione. Alla luce delle attività della neonata Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato, destinata dal ministero della Cultura a operare nel quadro del Piano Mattei, il Mira raccoglie il testimone dal precedente progetto Maxxi Med, avviato nel 2023, rafforzandone la dimensione condivisa attraverso il coinvolgimento di un ampio partenariato istituzionale.
Al termine dei lavori di riqualificazione, le Torri Morandi e Villa Pace, diventeranno il fulcro operativo del progetto. L’iniziativa – proseguono dall’amministrazione comunale – si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana e rilancio culturale del territorio. Allo stesso tempo il progetto rientra nella strategia nazionale di cooperazione culturale promossa dal ministero della Cultura, che riconosce nell’Africa e nel Mediterraneo uno spazio prioritario di dialogo multilaterale, sviluppo condiviso e valorizzazione delle competenze e dei diversi patrimoni culturali.
Il Mira sviluppa una ricerca interdisciplinare dedicata al Mediterraneo, con particolare attenzione alla Sicilia come luogo di incontro tra Europa, Africa e Medio Oriente. Attraverso arti visive, performance, musica e danza, il progetto promuove scambi culturali, residenze e collaborazioni con artisti e comunità locali e internazionali. Centrale nella missione del Mira è la formazione, grazie al coinvolgimento di università e centri di ricerca. Il polo intende valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del Mediterraneo favorendo dialogo, cooperazione e pluralità culturale. L’obiettivo è sostenere nuove forme di ricerca e produzione artistica capaci di contrastare i processi di omologazione culturale contemporanea.
Alla conferenza stampa per la presentazione del Mira, oltre al ministro Giuli, sono intervenuti il sindaco di Messina, Federico Basile, la rettrice di Unime, Giovanna Spatari e i rappresentanti dell’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello e Chiara Ianeselli. Tutti hanno hanno evidenziato il valore strategico del progetto attraverso concetti chiave. Il ministro Giuli ha spiegato che l’istituto nasce per “costruire un ponte simbolico” fondato sulla bellezza e sul dialogo in tutto il Mediterraneo, mentre il sindaco Basile ha definito il Mira “una stella destinata a brillare” oltre i confini locali, definendolo “un traguardo che appartiene a tutti”. La rettrice Spatari ha confermato il pieno sostegno dell’Ateneo per favorire una “conoscenza aperta, interdisciplinare e proiettata verso il futuro”. Infine, i rappresentanti ministeriali Cappello e Ianeselli hanno rimarcato il ruolo dell’arte nel “ricucire memoria e futuro”, richiamando una visione di sintesi profonda: “la tradizione senza modernità è sterile, ma la modernità senza tradizione è cieca”.
L’arte contemporanea unisce le due sponde dello Stretto
In occasione della presentazione del Mira, una doppia cerimonia inaugurale tra Messina e Reggio Calabria ha celebrato l’installazione dei gruppi scultorei monumentali “La Fontana Ferma” dell’artista Piero Pizzi Cannella. Le opere sono state collocate in modo speculare sulle due sponde dello Stretto: la prima sorge all’interno del rigenerato Parco Urbano dell’ex Fiera di Messina, mentre la seconda si trova in piazza De Nava a Reggio Calabria, unendo simbolicamente le due città in un dialogo culturale permanente e trasformando lo Stretto in un ponte ideale di scambio mediterraneo.
L’arrivo delle sculture è il risultato della partecipazione del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria a due diversi programmi del Ministero della Cultura. L’opera di Reggio Calabria è stata acquisita per incrementare il patrimonio pubblico tramite il Piano per l’Arte Contemporanea, mentre quella di Messina è stata prodotta nell’ambito del programma “Il Museo Rigenera” per favorire la rigenerazione urbana a base culturale. Entrambi gli interventi ridefiniscono il paesaggio locale, trasformando un’area di confine in un nuovo centro di riflessione e identità condivisa.
Le Torri Morandi: memoria industriale e nuove centralità culturale sullo Stretto
Realizzato nel 1957 su progetto del celebre ingegnere Riccardo Morandi, il complesso delle Torri Morandi nella zona di Torre Faro, costituisce una delle opere più significative di archeologia industriale del territorio e una testimonianza fondamentale per la storia delle telecomunicazioni e dell’energia nel Novecento. Inizialmente l’infrastruttura ricopriva un ruolo strategico per lo sviluppo del Mezzogiorno: la sua funzione originaria era infatti quella di controllare i cavi aerei ad altissima tensione che collegavano la Calabria alla Sicilia, consentendo l’arrivo della corrente elettrica sull’Isola prima della successiva realizzazione del collegamento sottomarino. Con l’interramento dei cavi avvenuto nel 1994, il sito ha progressivamente perso la sua utilità pratica, trasformandosi in un corpo estraneo sospeso nel tempo e destinato al degrado, in netto contrasto con l’identità del borgo marinaro circostante, storicamente legato a miti, leggende e tradizioni popolari.
Il delicato intervento di riqualificazione oggi in corso si fonda su un approccio rigorosamente conservativo che mira a ribaltare questo stato di abbandono, riconoscendo il profondo valore storico, simbolico e identitario dell’edificio. Attraverso lo studio accurato dei progetti originali di Morandi, l’opera viene rifunzionalizzata per dare vita alla nuova sede dell’istituto di ricerca e arte contemporanea Mira. Lo spazio centrale, che un tempo custodiva i monumentali macchinari per la tensione dei cavi, cambierà destinazione trasformandosi nel fulcro del percorso espositivo, un luogo in cui la memoria tecnica si fa narrazione accessibile a tutti.
L’interno stupirà i visitatori per l’assenza di solai intermedi, permettendo allo sguardo di spaziare liberamente dal pavimento fino alla sommità della struttura, seguendo un vuoto verticale interrotto solo dai grandi contrappesi originali. Per preservare intatta questa sensazione di potenza architettonica, una delle due torri sarà lasciata quasi del tutto pura e priva di interventi invasivi.
Il progetto ridefinisce anche la relazione tra l’architettura, il mare e il paesaggio circostante. Al primo piano dell’avancorpo centrale, un suggestivo balcone-belvedere offrirà una prospettiva panoramica inedita verso sud-est, integrandosi nell’esperienza museale come spazio di sosta e contemplazione. Sul piano della riappropriazione sociale, un edificio annesso verrà convertito in una caffetteria aperta alla comunità anche durante gli orari di chiusura del museo; questa struttura sarà collegata al corpo longitudinale delle Torri tramite una galleria vetrata che lascerà intravedere il verticalismo delle torri e, sullo sfondo, i piloni dello Stretto.
Per non alterare i volumi originari del complesso principale, altri due fabbricati adiacenti saranno demoliti e fedelmente ricostruiti per ospitare i servizi accessori e i laboratori del centro di ricerca. Infine, grande attenzione è riservata alla sistemazione degli spazi esterni: l’asfalto verrà completamente bandito a favore di terra stabilizzata e materiali drenanti che lasceranno respirare il terreno, mentre un sistema di schermature verdi e sentieri geometrici separerà l’istituto dall’area parcheggio, mitigando l’impatto visivo e rispettando l’equilibrio ecologico di un contesto naturale prezioso e fragile come quello di Capo Peloro.
Villa Pace: da residenza storica a polo universitario
La storia di Villa Pace a Messina ha inizio nel 1850, quando Robert Sanderson acquistò il terreno per trasformarlo in una sfarzosa dimora arricchita da un parco botanico unico, ricco di piante rare. Verso la fine dell’Ottocento, la tenuta visse la sua stagione d’oro come fulcro dell’eleganza messinese, accogliendo ospiti illustri come il Kaiser Guglielmo II e i membri di Casa Savoia, un idillio che si interruppe bruscamente con la distruzione della proprietà a causa del catastrofico terremoto del 1908.
Nel periodo della ricostruzione, la proprietà passò a Emilio Enrico Vismara, diventando un quartier generale strategico per tecnici e ingegneri impegnati nella modernizzazione degli impianti cittadini. Nel 1929 la villa fu acquistata definitivamente dalla famiglia Bosurgi, leader mondiali nell’industria di trasformazione degli agrumi, che commissionò all’ingegnere Guido Viola un maestoso progetto di ampliamento. Nonostante l’introduzione di macchinari all’avanguardia nello stabilimento di Pistunina e una comunicazione commerciale rivoluzionaria influenzata dal Futurismo, la dinastia Bosurgi andò incontro a una parabola discendente: i lavori alla villa rimasero incompiuti e la vicenda culminò con il fallimento della fabbrica nel 1981.
La rinascita definitiva è avvenuta nel 1992, quando l’Università degli Studi di Messina ha acquistato il complesso con un finanziamento della Regione Siciliana per salvaguardarne i beni. Oggi, dopo importanti interventi di ristrutturazione, Villa Pace ha ritrovato la sua dignità: ospita convegni, la Scuola di eccellenza dell’Ateneo e residenze orientate alla ricerca e alla condivisione del sapere, inserendosi stabilmente nelle nuove collaborazioni nate attorno al progetto Mira.
Un nuovo polo culturale dove ricerca, formazione e creatività contemporanea dialogheranno con il patrimonio storico e archeologico di Messina. Un progetto che avrà il suo fulcro operativo in due luoghi simbolici della città, al centro di interventi di riqualificazione: le Torri Morandi e Villa Pace. È stato presentato nei giorni scorsi nel capoluogo, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il Mira – Mediterranean Institute for Research and Arts, una nuova istituzione che sarà dedicata alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo. La presentazione si è svolta nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina.
Promosso dal ministero della Cultura – attraverso la Direzione generale Creatività contemporanea e l’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato – dal Comune e dall’Università degli Studi di Messina, con il supporto della Fondazione Maxxi per l’avvio del progetto, il nuovo istituto nasce come una sinergia istituzionale orientata alla rigenerazione culturale del territorio messinese e siciliano. Obiettivo del progetto è costruire nuove reti artistiche internazionali, sviluppare programmi espositivi sperimentali, promuovere attività di formazione e ricerca interdisciplinare e attivare residenze artistiche e dinamiche di scambio tra Europa, Africa e paesi del Mediterraneo.
Il Mira Messina – spiegano dal Comune – ridefinisce il paradigma museale in un ecosistema culturale vivo: un promotore di dialogo interculturale capace di interpretare le pratiche artistiche contemporanee come processi vivi di relazione, ospitalità e trasformazione. Alla luce delle attività della neonata Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato, destinata dal ministero della Cultura a operare nel quadro del Piano Mattei, il Mira raccoglie il testimone dal precedente progetto Maxxi Med, avviato nel 2023, rafforzandone la dimensione condivisa attraverso il coinvolgimento di un ampio partenariato istituzionale.
Al termine dei lavori di riqualificazione, le Torri Morandi e Villa Pace, diventeranno il fulcro operativo del progetto. L’iniziativa – proseguono dall’amministrazione comunale – si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana e rilancio culturale del territorio. Allo stesso tempo il progetto rientra nella strategia nazionale di cooperazione culturale promossa dal ministero della Cultura, che riconosce nell’Africa e nel Mediterraneo uno spazio prioritario di dialogo multilaterale, sviluppo condiviso e valorizzazione delle competenze e dei diversi patrimoni culturali.
Il Mira sviluppa una ricerca interdisciplinare dedicata al Mediterraneo, con particolare attenzione alla Sicilia come luogo di incontro tra Europa, Africa e Medio Oriente. Attraverso arti visive, performance, musica e danza, il progetto promuove scambi culturali, residenze e collaborazioni con artisti e comunità locali e internazionali. Centrale nella missione del Mira è la formazione, grazie al coinvolgimento di università e centri di ricerca. Il polo intende valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del Mediterraneo favorendo dialogo, cooperazione e pluralità culturale. L’obiettivo è sostenere nuove forme di ricerca e produzione artistica capaci di contrastare i processi di omologazione culturale contemporanea.
Alla conferenza stampa per la presentazione del Mira, oltre al ministro Giuli, sono intervenuti il sindaco di Messina, Federico Basile, la rettrice di Unime, Giovanna Spatari e i rappresentanti dell’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello e Chiara Ianeselli. Tutti hanno hanno evidenziato il valore strategico del progetto attraverso concetti chiave. Il ministro Giuli ha spiegato che l’istituto nasce per “costruire un ponte simbolico” fondato sulla bellezza e sul dialogo in tutto il Mediterraneo, mentre il sindaco Basile ha definito il Mira “una stella destinata a brillare” oltre i confini locali, definendolo “un traguardo che appartiene a tutti”. La rettrice Spatari ha confermato il pieno sostegno dell’Ateneo per favorire una “conoscenza aperta, interdisciplinare e proiettata verso il futuro”. Infine, i rappresentanti ministeriali Cappello e Ianeselli hanno rimarcato il ruolo dell’arte nel “ricucire memoria e futuro”, richiamando una visione di sintesi profonda: “la tradizione senza modernità è sterile, ma la modernità senza tradizione è cieca”.
L’arte contemporanea unisce le due sponde dello Stretto
In occasione della presentazione del Mira, una doppia cerimonia inaugurale tra Messina e Reggio Calabria ha celebrato l’installazione dei gruppi scultorei monumentali “La Fontana Ferma” dell’artista Piero Pizzi Cannella. Le opere sono state collocate in modo speculare sulle due sponde dello Stretto: la prima sorge all’interno del rigenerato Parco Urbano dell’ex Fiera di Messina, mentre la seconda si trova in piazza De Nava a Reggio Calabria, unendo simbolicamente le due città in un dialogo culturale permanente e trasformando lo Stretto in un ponte ideale di scambio mediterraneo.
L’arrivo delle sculture è il risultato della partecipazione del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria a due diversi programmi del Ministero della Cultura. L’opera di Reggio Calabria è stata acquisita per incrementare il patrimonio pubblico tramite il Piano per l’Arte Contemporanea, mentre quella di Messina è stata prodotta nell’ambito del programma “Il Museo Rigenera” per favorire la rigenerazione urbana a base culturale. Entrambi gli interventi ridefiniscono il paesaggio locale, trasformando un’area di confine in un nuovo centro di riflessione e identità condivisa.
Le Torri Morandi: memoria industriale e nuove centralità culturale sullo Stretto
Realizzato nel 1957 su progetto del celebre ingegnere Riccardo Morandi, il complesso delle Torri Morandi nella zona di Torre Faro, costituisce una delle opere più significative di archeologia industriale del territorio e una testimonianza fondamentale per la storia delle telecomunicazioni e dell’energia nel Novecento. Inizialmente l’infrastruttura ricopriva un ruolo strategico per lo sviluppo del Mezzogiorno: la sua funzione originaria era infatti quella di controllare i cavi aerei ad altissima tensione che collegavano la Calabria alla Sicilia, consentendo l’arrivo della corrente elettrica sull’Isola prima della successiva realizzazione del collegamento sottomarino. Con l’interramento dei cavi avvenuto nel 1994, il sito ha progressivamente perso la sua utilità pratica, trasformandosi in un corpo estraneo sospeso nel tempo e destinato al degrado, in netto contrasto con l’identità del borgo marinaro circostante, storicamente legato a miti, leggende e tradizioni popolari.
Il delicato intervento di riqualificazione oggi in corso si fonda su un approccio rigorosamente conservativo che mira a ribaltare questo stato di abbandono, riconoscendo il profondo valore storico, simbolico e identitario dell’edificio. Attraverso lo studio accurato dei progetti originali di Morandi, l’opera viene rifunzionalizzata per dare vita alla nuova sede dell’istituto di ricerca e arte contemporanea Mira. Lo spazio centrale, che un tempo custodiva i monumentali macchinari per la tensione dei cavi, cambierà destinazione trasformandosi nel fulcro del percorso espositivo, un luogo in cui la memoria tecnica si fa narrazione accessibile a tutti.
L’interno stupirà i visitatori per l’assenza di solai intermedi, permettendo allo sguardo di spaziare liberamente dal pavimento fino alla sommità della struttura, seguendo un vuoto verticale interrotto solo dai grandi contrappesi originali. Per preservare intatta questa sensazione di potenza architettonica, una delle due torri sarà lasciata quasi del tutto pura e priva di interventi invasivi.
Il progetto ridefinisce anche la relazione tra l’architettura, il mare e il paesaggio circostante. Al primo piano dell’avancorpo centrale, un suggestivo balcone-belvedere offrirà una prospettiva panoramica inedita verso sud-est, integrandosi nell’esperienza museale come spazio di sosta e contemplazione. Sul piano della riappropriazione sociale, un edificio annesso verrà convertito in una caffetteria aperta alla comunità anche durante gli orari di chiusura del museo; questa struttura sarà collegata al corpo longitudinale delle Torri tramite una galleria vetrata che lascerà intravedere il verticalismo delle torri e, sullo sfondo, i piloni dello Stretto.
Per non alterare i volumi originari del complesso principale, altri due fabbricati adiacenti saranno demoliti e fedelmente ricostruiti per ospitare i servizi accessori e i laboratori del centro di ricerca. Infine, grande attenzione è riservata alla sistemazione degli spazi esterni: l’asfalto verrà completamente bandito a favore di terra stabilizzata e materiali drenanti che lasceranno respirare il terreno, mentre un sistema di schermature verdi e sentieri geometrici separerà l’istituto dall’area parcheggio, mitigando l’impatto visivo e rispettando l’equilibrio ecologico di un contesto naturale prezioso e fragile come quello di Capo Peloro.
Villa Pace: da residenza storica a polo universitario
La storia di Villa Pace a Messina ha inizio nel 1850, quando Robert Sanderson acquistò il terreno per trasformarlo in una sfarzosa dimora arricchita da un parco botanico unico, ricco di piante rare. Verso la fine dell’Ottocento, la tenuta visse la sua stagione d’oro come fulcro dell’eleganza messinese, accogliendo ospiti illustri come il Kaiser Guglielmo II e i membri di Casa Savoia, un idillio che si interruppe bruscamente con la distruzione della proprietà a causa del catastrofico terremoto del 1908.
Nel periodo della ricostruzione, la proprietà passò a Emilio Enrico Vismara, diventando un quartier generale strategico per tecnici e ingegneri impegnati nella modernizzazione degli impianti cittadini. Nel 1929 la villa fu acquistata definitivamente dalla famiglia Bosurgi, leader mondiali nell’industria di trasformazione degli agrumi, che commissionò all’ingegnere Guido Viola un maestoso progetto di ampliamento. Nonostante l’introduzione di macchinari all’avanguardia nello stabilimento di Pistunina e una comunicazione commerciale rivoluzionaria influenzata dal Futurismo, la dinastia Bosurgi andò incontro a una parabola discendente: i lavori alla villa rimasero incompiuti e la vicenda culminò con il fallimento della fabbrica nel 1981.
La rinascita definitiva è avvenuta nel 1992, quando l’Università degli Studi di Messina ha acquistato il complesso con un finanziamento della Regione Siciliana per salvaguardarne i beni. Oggi, dopo importanti interventi di ristrutturazione, Villa Pace ha ritrovato la sua dignità: ospita convegni, la Scuola di eccellenza dell’Ateneo e residenze orientate alla ricerca e alla condivisione del sapere, inserendosi stabilmente nelle nuove collaborazioni nate attorno al progetto Mira.












