◉ PALERMO

Santa Rosalia tornerà a splendere in una preziosa pala d’altare del Settecento

Gli interventi di restauro dell'opera di Pietro e Gioacchino Martorana, custodita nella chiesa dell'Albergo delle Povere, sono frutto di un progetto portato avanti dall’Università Giustino Fortunato, dalla Fondazione Salvare Palermo, Inner Well Palermo Centro, in collaborazione con Unipa. I lavori prevedono l’utilizzo di una tecnica ecologica, brevettata dalla restauratrice Ambra Giordano

di Redazione

10 Luglio 2024

Una pala d’altare assai rara, risalente al 18esimo secolo, di Pietro e Gioacchino Martorana, rimasta per tempo custodita all’interno della chiesa di Maria Santissima della Purificazione, dentro il complesso dell’Albergo delle Povere di Palermo, è pronta ad essere svelata alla città nell’anno del 400esimo anniversario dal ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia.

Santa Rosalia con i santi Agatone Papa, Agata, Ninfa e Oliva

Sono, infatti, iniziati i lavori di restauro dell’opera raffigurante la patrona di Palermo, con accanto i santi Agatone Papa, Agata, Ninfa e Oliva, portato avanti grazie ad un progetto che vede il contributo della Fondazione Salvare Palermo, dell’Università Giustino Fortunato, in collaborazione con Unipa, la Fondazione John Henry Newman ed il Club Inner Well Palermo centro. A condurre il restauro dell’opera, che ha avuto inizio un mese fa e che proseguirà nei prossimi mesi, sono le allieve del quarto anno del Dipartimento di chimica e fisica e per la conservazione e il restauro dei beni culturali di Unipa, Laura Guastella, Sabrina Carrozza ed Elisa Milanese, guidate dalla professoressa Ambra Giordano. La presentazione degli interventi è avvenuta alla presenza dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice che ha sottolineato il come la città sia “un vero e proprio cantiere creativo, non ci viene consegnata l’opera restaurata ma è un work in progress, il che significa che dobbiamo custodire la consapevolezza di un progresso nei confronti di una città che ha bisogno di ognuno di noi”.

Gli interventi sono e saranno realizzati per conoscere le tecniche esecutive dell’opera, i materiali e i fenomeni di degrado a cui l’opera è stata soggetta nel tempo. Per farlo è stato utilizzato un innovativo metodo, completamente atossico e “green”, messo a punto dalla docente Ambra Giordano nel 2019, che vede l’uso di alghe e di solventi estratti dalla frutta per la rimozione delle vernici alterate. “Il restauro dell’opera è avvenuto, al momento, in una prima fase, sulla tela e sugli stati  sovrastanti – spiega Laura Guastella, restauratrice e allieva del quarto anno del dipartimento di chimica e fisica e per la conservazione e il restauro dei beni culturali di Unipa – di fatto siamo intervenute proprio sugli ultimi strati. L’obiettivo principale, ad oggi, è stato la rimozione di una vernice successivamente estesa sull’opera, che si era alterata. La pulitura è avvenuta attraverso questo metodo green, che ha consentito di interagire in maniera poco invasiva sulla superficie, non intaccando i materiali utilizzati in origine. Poi proseguiremo con la reintegrazione delle parti mancanti, così da restituire una visibilità unica all’intera opera”.

La presentazione del restauro

“Questa opera vede la presenza del primo santo papa panormita – afferma Domenico Tramontana, direttore della sede di Palermo dell’Università Giustino Fortunato – la pala d’altare è coeva all’edificio mentre tutte le altre purtroppo sono andate perdute. Questo ci ha consentito di potere salvaguardare una delle opere coeve all’edificio, al fine di scongiurare anche il perdersi delle immagini proprie dell’autore”.

“Abbiamo patrocinato il restauro di una pala d’altare che raramente è stata vista dai palermitani, perché la chiesa è stata per lungo tempo chiusa – sottolinea Daniele Anselmo, presidente della Fondazione Salvare Palermo –  è stato questo il nostro contributo, che abbiamo voluto dare proprio nell’anno del 400esimo anniversario del ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia e quindi del Festino di Santa Rosalia”.

Il progetto di restauro dell’opera rientra nella Terza Missione dell’Università Giustino Fortunato. In occasione dell’avvio dei lavori di restauro, infatti, sono stati consegnati anche dei diplomi di benemerenza da parte dell’Università agli studenti Alfredo De Piano, dell’Esercito Italiano, e a Fabio Sangiorgio, della Polizia di Stato. I due hanno ricevuto il riconoscimento per aver saputo coniugare attività lavorativa, didattica e Terza Missione. Un attestato è stato anche consegnato a Vincenzo Pillitteri e al Coro Polifonico del Balzo, per l’esibizione in occasione della presentazione dei lavori di restauro.