◉ PALERMO
I giganti di cemento dell’Addaura, rinascono gli scivoli dell’ex Cantiere Roma
Anche gli ex scali di alaggio affacciati sul Tirreno rientrano negli interventi di riqualificazione avviati dalla Regione Siciliana, che stanno interessando tutto il complesso dell’ex Roosevelt. Sono i resti del grande polo navale fondato un secolo fa, poi riconvertito in colonia marina
di Giulio Giallombardo
2 Settembre 2026
2 Settembre 2026
Sono enormi scalinate di pietra affacciate sul mare. Quattro scivoli che degradano verso la costa dell’Addaura, accanto all’ex Roosevelt. Giganti di cemento armato testimoni incompiuti di un storia produttiva palermitana che, però, non decollò mai del tutto: quella del Cantiere Navale Roma. Visti oggi, parzialmente distrutti e avvolti dalla vegetazione o usati dai bagnanti come piattaforme per l’accesso al mare, sono relitti d’archeologia industriale le cui vicende s’incrociano con l’età operosa dei Florio e dei Ducrot. Adesso anche gli ex scali di alaggio rientrano negli interventi di riqualificazione avviati dalla Regione Siciliana, che stanno interessando tutto l’ex complesso del Roosevelt.
Fondato nel 1918 dalla Lloyd Meridionale per la costruzione di imbarcazioni in legno, il cantiere passa l’anno dopo alla Società di Navigazione Roma di Alberto Fassini, socio dei Florio, che lo converte per la costruzione di grandi navi metalliche: una darsena, un bacino di carenaggio, i quattro scali di alaggio dotati di gru, una centrale elettrica, una fonderia e diverse officine. Un complesso industriale titanico, esteso per circa 100 mila metri quadrati e costato 45 milioni di lire. Ma il Cantiere Navale Roma avrà vita breve: chiuderà negli anni Trenta a causa del fallimento del principale finanziatore, la Banca di Sconto di Roma, senza aver avuto il tempo di varare alcuna imbarcazione.
L’area è spesso associata nella memoria popolare alle attività di alaggio e collaudo degli idrovolanti che venivano costruiti dalla Vittoria Aeronautica Ducrot, diventata nel 1935 Aeronautica Sicula. Ma in realtà gli idrovolanti durante il conflitto mondiale, venivano collaudati e messi in mare nella zona di Punta Celesi, a Mondello, dove Vittorio Ducrot aveva la sua villa ed erano presenti gli hangar con gli alloggi degli ufficiali, trasformati in dimore residenziali nel dopoguerra.
A partire dagli anni Trenta il complesso industriale cambia volto: da cantiere navale a colonia marina. I capannoni vengono convertiti in dormitori su progetto della Fondazione Nazionale Figli del Littorio. La Colonia intitolata a Francesco Crispi accoglie i bimbi affetti da tracoma – malattia infettiva che colpisce la vista – provenienti dai paesi del bacino del Mediterraneo. Una destinazione d’uso sociale che prosegue nel dopoguerra quando, nel 1948, nasce l’Istituto Roosevelt, un “regalo” dell’amministrazione americana dedicato all’istruzione dei figli dei lavoratori italiani morti in guerra. Per anni, la struttura viene gestita dai Padri Vocazionisti, che la utilizzano come orfanatrofio e colonia estiva.
Oggi, l’ex Roosevelt ospita, oltre alla parrocchia, gli uffici dell’Arpa e i depositi della Soprintendenza del Mare, anche se il complesso è in fase di restauro dopo lunghi anni di abbandono. Il futuro dell’area è affidato al progetto di riqualificazione per cui sono stati stanziati dalla Regione complessivamente 20 milioni di euro, con l’obiettivo di trasformarlo in centro di eccellenza per la sostenibilità ambientale. Nel frattempo, gli scivoli a mare resistono agli anni e alla salsedine, silenziose sentinelle che adesso si affacciano ad una nuova epoca.
Sono enormi scalinate di pietra affacciate sul mare. Quattro scivoli che degradano verso la costa dell’Addaura, accanto all’ex Roosevelt. Giganti di cemento armato testimoni incompiuti di un storia produttiva palermitana che, però, non decollò mai del tutto: quella del Cantiere Navale Roma. Visti oggi, parzialmente distrutti e avvolti dalla vegetazione o usati dai bagnanti come piattaforme per l’accesso al mare, sono relitti d’archeologia industriale le cui vicende s’incrociano con l’età operosa dei Florio e dei Ducrot. Adesso anche gli ex scali di alaggio rientrano negli interventi di riqualificazione avviati dalla Regione Siciliana, che stanno interessando tutto l’ex complesso del Roosevelt.
Fondato nel 1918 dalla Lloyd Meridionale per la costruzione di imbarcazioni in legno, il cantiere passa l’anno dopo alla Società di Navigazione Roma di Alberto Fassini, socio dei Florio, che lo converte per la costruzione di grandi navi metalliche: una darsena, un bacino di carenaggio, i quattro scali di alaggio dotati di gru, una centrale elettrica, una fonderia e diverse officine. Un complesso industriale titanico, esteso per circa 100 mila metri quadrati e costato 45 milioni di lire. Ma il Cantiere Navale Roma avrà vita breve: chiuderà negli anni Trenta a causa del fallimento del principale finanziatore, la Banca di Sconto di Roma, senza aver avuto il tempo di varare alcuna imbarcazione.
L’area è spesso associata nella memoria popolare alle attività di alaggio e collaudo degli idrovolanti che venivano costruiti dalla Vittoria Aeronautica Ducrot, diventata nel 1935 Aeronautica Sicula. Ma in realtà gli idrovolanti durante il conflitto mondiale, venivano collaudati e messi in mare nella zona di Punta Celesi, a Mondello, dove Vittorio Ducrot aveva la sua villa ed erano presenti gli hangar con gli alloggi degli ufficiali, trasformati in dimore residenziali nel dopoguerra.
A partire dagli anni Trenta il complesso industriale cambia volto: da cantiere navale a colonia marina. I capannoni vengono convertiti in dormitori su progetto della Fondazione Nazionale Figli del Littorio. La Colonia intitolata a Francesco Crispi accoglie i bimbi affetti da tracoma – malattia infettiva che colpisce la vista – provenienti dai paesi del bacino del Mediterraneo. Una destinazione d’uso sociale che prosegue nel dopoguerra quando, nel 1948, nasce l’Istituto Roosevelt, un “regalo” dell’amministrazione americana dedicato all’istruzione dei figli dei lavoratori italiani morti in guerra. Per anni, la struttura viene gestita dai Padri Vocazionisti, che la utilizzano come orfanatrofio e colonia estiva.
Oggi, l’ex Roosevelt ospita, oltre alla parrocchia, gli uffici dell’Arpa e i depositi della Soprintendenza del Mare, anche se il complesso è in fase di restauro dopo lunghi anni di abbandono. Il futuro dell’area è affidato al progetto di riqualificazione per cui sono stati stanziati dalla Regione complessivamente 20 milioni di euro, con l’obiettivo di trasformarlo in centro di eccellenza per la sostenibilità ambientale. Nel frattempo, gli scivoli a mare resistono agli anni e alla salsedine, silenziose sentinelle che adesso si affacciano ad una nuova epoca.













