◉ PALERMO

Villino Florio diventerà Museo della Belle Époque

Il progetto voluto dalla Soprintendenza di Palermo e firmato dall'architetto Salvatore Nigrelli, trasforma il gioiello Liberty di Ernesto Basile in uno spazio espositivo immersivo e inclusivo. L'innovativo allestimento punterà su tecnologie interattive e soluzioni per l'accessibilità sensoriale, raccontando l'epoca d'oro della borghesia siciliana attraverso gli spazi della storica dimora

di Ruggero Altavilla

16 Febbraio 2026

È uno dei gioielli Liberty di Palermo, che adesso si prepara a vivere una nuova vita. Il Villino Florio all’Olivuzza, capolavoro di Ernesto Basile, nell’arco di tre anni diventerà il Museo della Belle Époque. Entro la fine del 2029, infatti, dovrebbe terminare il restauro della dimora simbolo dei Florio, che porterà alla nascita di un museo immersivo dedicato agli anni della Palermo Felicissima. Un progetto voluto dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, firmato dall’architetto Salvatore Nigrelli, insieme a Francesco Ferla, Giacinto Pipitone, Francesco Macaluso e Danilo Maniscalco. Dunque, non solo il recupero fisico dell’edificio, ma soprattutto la sua futura anima di spazio museale tecnologico e inclusivo. Il cantiere dei lavori, che ammontano a quasi 700 mila euro, dovrebbe partire entro il 2027.

Scalinata interna del Villino Florio

Lontano dall’idea di una semplice raccolta di cimeli, il progetto prevede un museo che punta tutto sulla narrazione e sulla tecnologia. L’obiettivo è raccontare un’epoca, quella compresa tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra, in cui la borghesia imprenditoriale, con i Florio in prima linea, ridefinì il costume, l’arte e l’economia dell’Isola. Il Villino, esempio di “arte totale” per la sintesi perfetta tra architettura, decori e arredi, diventa così il contenitore di un itinerario che si preannuncia come un’esperienza sensoriale.

Il progetto – si legge nel Documento di indirizzo alla progettazione firmato dalla soprintendente Selima Giuliano – prevede un percorso di visita ibrido, dove gli oggetti fisici dialogano con le più moderne tecnologie multimediali. Accanto a teche in vetro per abiti d’epoca e supporti in ferro battuto per accessori, troveranno spazio installazioni interattive: touchscreen, visualizzatori 3D, e applicazioni di realtà aumentata e virtuale. L’idea è di superare la tradizionale distanza tra visitatore e opera, permettendo di interagire con i contenuti, di vedere ricostruzioni digitali di ambienti scomparsi o di ascoltare le storie legate ai reperti esposti.

L’altra sfida è quella dell’accessibilità. Il progetto prevede di superare il nodo delle barriere architettoniche in un edificio storico vincolato, dove l’installazione di ascensori o rampe fisse è impraticabile. Da un lato, si prevede l’utilizzo di accorgimenti tecnologici mirati, come un montascala per la scala interna che collega il piano terra al primo piano, o piccole rampe mobili per gli ingressi. Dall’altro, se l’ostacolo fisico è insormontabile, la tecnologia diventa il veicolo per l’accessibilità sensoriale. Il progetto prevede l’uso di visori e dispositivi che permettano a tutti, anche a chi non può accedere fisicamente a un ambiente, di “visitarlo” virtualmente, percependo ogni dettaglio storico-artistico.

Uno dei camini (foto Davide Mauro, CC BY-SA 4.0)

La narrazione museale – come si legge nel documento – si dipanerà attraverso i piani nobili della villa. Il piano terra sarà dedicato all’introduzione sul periodo storico e sullo stile Liberty, mentre l’ampio salone del primo piano, con i suoi preziosi decori, diventerà il fulcro del percorso, ospitando postazioni multimediali e vetrine. Al secondo piano, in ambienti dalle pareti più sobrie, troverà spazio la memoria materiale dell’imprenditoria Florio, come le ceramiche della manifattura di famiglia, raccontate anche attraverso video e immagini d’archivio sulla flotta della Navigazione Generale Italiana. Particolare attenzione è riservata all’inclusività sensoriale: il museo sarà dotato di audioguide dettagliate, pannelli con traduzione nella Lingua dei segni e percorsi tattili per non vedenti, con l’obiettivo di rendere la visita un’esperienza ricca per ogni tipo di pubblico.

Ma il progetto non si ferma solo alll’interno del Villino. Il giardino, seppur ridotto rispetto all’estensione originaria, viene chiamato in causa per ospitare eventuali installazioni di videomapping, proiettando sulla facciata della villa giochi di luce e immagini capaci di restituire, nelle ore notturne, lo splendore della Belle Époque. Un museo contemporaneo, dunque, dove, tra la raffinata materia del passato e le infinite possibilità del digitale, rivivrà una pagina irripetibile della storia della città.