◉ PALERMO

Dalle vasche sepolte alla statua che non c’è: il giardino dimenticato di Villa Trabia

Al centro del grande piazzale sterrato nel cuore del parco storico palermitano, un piedistallo isolato è l'unica traccia che resta di un elegante boulingrin ottocentesco. Su quella base poggiava una colonna con una scultura allegorica dedicata all’Astronomia, adesso andata dispersa. Sotto la superficie, si nascondono due vasche in maiolica celeste, riemerse e poi ricoperte

di Giulio Giallombardo

24 Febbraio 2026

Un piedistallo col vuoto attorno. Visto oggi è un isolato quadrato di pietra al centro di uno sterrato dove i ragazzi spesso giocano a calcio. Nel cuore della storica Villa Trabia, una delle più antiche di Palermo, tra il nuovo roseto e l’area fitness, c’è l’unico segno che resta di un giardino ornamentale ottocentesco che abbelliva quell’angolo del parco a pochi metri dalla dimora settecentesca dei Lanza. Il resto si trova appena sotto la superficie del piazzale, sepolto dal tempo e dalla dimenticanza.

Il piedistallo della statua dell’Astronomia davanti all’area fitness

Su quel piedistallo, almeno fino a quarant’anni fa, era poggiata una colonna che sorreggeva un’elegante statua neoclassica dedicata all’Astronomia: una figura di donna drappeggiata su una sfera. Lì accanto affioravano due vasche circolari con fondo di maioliche celesti, simmetriche alla statua. Il tutto all’interno di quello che sembrava essere un piccolo boulingrin, un prato geometrico abbellito da siepi e piante ornamentali. Oggi della statua dell’Astronomia si sono perse le tracce, come della colonna. Le vasche, invece, sono ancora lì, sotto lo sterrato vicino al piedistallo, riportate alla luce oltre dieci anni fa, durante alcuni lavori di pulizia dell’area e poi ricoperte per far spazio all’area fitness.

Una delle due vasche durante i lavori di pulizia del 2014 (foto Lelia Collura)

Lo ricorda bene Lelia Collura, architetto per anni in organico al Comune di Palermo, che proprio a Villa Trabia ha lavorato per parecchi anni. “Più di dieci anni fa, uno dei giardinieri che stava lavorando nello spiazzo, – dice l’architetto a Le Vie dei Tesori – toccò qualcosa di duro e mi allertò. Siamo intervenuti con cautela e abbiamo riportato alla luce queste piccole vasche poco profonde. Della statua non c’era già più traccia, mentre pezzi di colonna ricordo che furono conservati dietro la serra storica accanto alla villa. Avvisammo anche la Soprintendenza, ma poi queste vasche furono ricoperte durante i lavori per realizzare l’area fitness. Peccato, perché con poco si sarebbe potuto fare un intervento conservativo per valorizzarle”.

Eppure, fino agli anni ’80 del Novecento, poco dopo che la villa fu acquistata all’asta dal Comune, il boulingrin con le vasche e la statua dell’Astronomia erano ancora al loro posto. Lo conferma Ettore Sessa, architetto, professore di storia dell’architettura e storia del giardino e del paesaggio all’Università di Palermo. In quegli anni, Sessa lavorava a sopralluoghi e mappature di ville e giardini storici insieme agli architetti Eliana Mauro e Gianni Pirrone e al botanico Michele Buffa; rilievi e analisi che poi confluirono nel libro “Palermo, detto Paradiso di Sicilia”. Proprio in questo volume, nel paragrafo su Villa Trabia, si accenna a questo angolo di giardino storico dimenticato: “Al centro di quello che doveva essere un prato, oggi incolto, – si legge – si trova una statua su una colonna collegata, tramite un percorso rettilineo, a due vasche ornamentali a essa simmetriche”. E in un altro passaggio, dove si fa un elenco dei beni monumentali presenti si parla di “n.2 vasche ornamentali circolari, bordi in pietra; colonna tuscanica in marmo su base in pietra con la statua in marmo dell’Astronomia”. Inoltre, i beni sono appena visibili in una foto aerea pubblicata nello stesso volume e precedente al 1984, anno del sopralluogo, in cui si legge ancora il disegno dei viali della villa.

La base della colonna

Cosa sia successo dopo resta un mistero. “Ricordo bene quelle vasche, – conferma Sessa – quando le vidi per la prima volta c’erano ancora l’acqua e le piante all’interno. Sono tornato alcuni anni dopo per un altro sopralluogo e le vasche erano ancora visibili. Invece, la colonna invece era stata smontata in varie parti e la statua non c’era più. Sicuramente fino all’89 era tutto recuperabile, bastava soltanto un intervento di pulizia botanica, era una villa con tutti i suoi arredi. Cosa che adesso, purtroppo, non è più”.

Le vasche di maioliche scoperte e poi sotterrate, la colonna tuscanica fatta a pezzi, la statua allegorica dell’Astronomia, sono solo alcuni degli beni che arricchivano il parco appartenuto da Ignazio Lucchesi Palli, principe di Campofiorito e poi passato a Giuseppe Lanza Branciforti di Trabia. Un’oasi verde, ricchissima di piante esotiche e tropicali, resa ancora più bella nella seconda metà dell’Ottocento dall’architetto Giuseppe Patricolo, che realizzò le due serre, oggi abbandonate, vasche, laghetti e campi da tennis.

Nel 2024 al centro di un intervento di riqualificazione portato avanti dall’amministrazione comunale, con fondi del Pnrr, in tempi recenti la storia di Villa Trabia si è intrecciata a quella della vicina Villa Deliella. I presunti resti del gioiello liberty simbolo del Sacco sarebbero stati depositati in un angolo nascosto del parco dopo la demolizione, avvenuta nel 1959. Un’ipotesi suggestiva, ma fondata, raccontata proprio da Lelia Collura. L’ennesima storia sepolta nella villa che aspetta di essere raccontata.