◉ PALERMO
Allo Steri si riaprono le pagine del “Libro Rosso” dell’Inquisitore
Dopo oltre tre secoli esposto al pubblico il manuale di udienza del Sant’Uffizio in Sicilia. Stampato nel 1714, riporta la preghiera che andava recitata ogni giorno all’inizio di ogni processo
di Redazione
16 Marzo 2026
Una preghiera torna a risuonare nelle sale dello Steri. È quella che l’Inquisitore “antiquior” era chiamato a recitare all’inizio di ogni udienza giudiziale nel palazzo che fu sede del Tribunale del Sant’Uffizio di Sicilia. A recitarla il cappellano dell’Università di Palermo, don Carmelo Torcivia, su incarico dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, durante la mostra-evento “Processus in Causa Fidei. Il Libro Rosso dell’Inquisitore di Sicilia”, che si è svolta questo pomeriggio. Protagonista dell’iniziativa è un volume rarissimo: il “Modo di processare nel Tribunale del Santo Ufficio della Inquisizione di questo Regno di Sicilia”, realizzato a Palermo nel 1714 da Antonino Epiro, stampatore del Santo Tribunale. Un libro che non era mai stato esposto al pubblico e che oggi, dopo oltre trecento anni, torna proprio nel luogo dove veniva consultato durante le udienze dell’Inquisizione.
Oggi lo Steri ospita il Rettorato universitario e rappresenta uno dei simboli della cultura e della libertà accademica. Il ritorno di questo libro antico nello stesso spazio assume così il valore di un passaggio simbolico tra epoche diverse. Il libro esposto appartiene alla collezione storica curata dal Centro Studi sulla Giustizia “Pietro Scaglione” ed è un oggetto di grande pregio. La legatura originale in velluto rosso porpora cardinalizio, i tagli dorati e le eleganti sguardie a ramages in oro raccontano immediatamente l’importanza dell’esemplare e la sua destinazione istituzionale.
Nel frontespizio compare lo stemma del Tribunale dell’Inquisizione: la croce, la spada e il ramo d’ulivo. Tre simboli che sintetizzavano l’identità stessa del Sant’Uffizio: la dimensione spirituale della missione religiosa, la forza della giustizia punitiva e, allo stesso tempo, la promessa della misericordia. Attorno all’emblema si legge il motto “Exurge Domine et Iudica causam tuam” – (“Sorgi, Signore, e giudica la tua causa”) – che esprimeva l’idea, profondamente radicata nella cultura dell’epoca, di una giustizia direttamente legata alla volontà divina.
Tra le pagine del volume si trova anche un elemento sorprendente: una carta filigranata coeva, aggiunta dallo stampatore siciliano per l’importante proprietario dell’opera. Su quella pagina è riportato il testo integrale della preghiera che l’Inquisitore “antiquior” doveva recitare ogni giorno all’inizio delle udienze giudiziali allo Steri. Il volume nasce in un momento particolare della storia della Sicilia. Siamo nel primo Settecento, negli anni in cui l’isola passa sotto il dominio di Casa Savoia dopo il Trattato di Utrecht del 1713. Fu proprio durante questa breve fase storica che gli inquisitori Giovanni Todone e Pietro Galletti ordinarono la traduzione italiana del principale manuale procedurale dell’Inquisizione spagnola, pubblicato a Madrid già nel 1568 dal Segretario del Consiglio della Suprema e Generale Inquisizione, Pablo García.
La storia dell’Inquisizione siciliana si concluse nel 1782, quando il re Ferdinando di Borbone decretò l’abolizione del tribunale su impulso del viceré Domenico Caracciolo. Pochi mesi dopo furono chiuse le carceri dello Steri e distrutti stemmi e insegne del Sant’Uffizio. L’anno successivo, nel 1783, l’archivio criminale inquisitoriale venne dato alle fiamme in una cerimonia pubblica destinata a cancellarne la memoria. Proprio per questo il volume oggi esposto rappresenta una testimonianza straordinaria: uno dei rarissimi oggetti sopravvissuti alla soppressione dell’Inquisizione siciliana.
“Il ritorno di questo libro allo Steri è un momento di grande valore simbolico – ha sottolineato il rettore Massimo Midiri – . Esporre oggi questo documento nello stesso luogo in cui per secoli si è amministrata la giustizia inquisitoriale significa trasformare la memoria in occasione di conoscenza e di riflessione”. Per Michelangelo Gruttadauria, presidente del Sistema Museale di Ateneo – UniPa Heritage, “questa mostra dimostra come il patrimonio storico dell’Università possa diventare uno strumento vivo di divulgazione culturale. Un libro antico riesce ancora a raccontare una pagina complessa della nostra storia”.
Il professor Francesco Callari, docente dell’Università di Palermo e direttore del Centro Studi sulla Giustizia “Pietro Scaglione”, ha ricordato come l’iniziativa voglia “restituire uno sguardo scientifico e documentato sulla storia dell’Inquisizione in Sicilia, partendo da una fonte autentica e straordinaria”.
Promossa dall’Università degli Studi di Palermo e dal Centro Studi sulla Giustizia “Pietro Scaglione”, la mostra — curata dai professori Antonio Scaglione e Francesco Callari — si inserisce nelle attività di Terza Missione dell’Ateneo e del Sistema Museale UniPa Heritage ed è realizzata con il supporto di un comitato scientifico composto da magistrati, docenti universitari e studiosi. L’esposizione resterà visitabile allo Steri dal 16 al 19 marzo.












