Dalla Piana di Catania a Vendicari: un pezzo di Sicilia rischia di scomparire per l’emergenza climatica
Uno studio scientifico basato sui dati dell’ultimo rapporto dell’Ipcc spiega come il riscaldamento globale, tra il 2050 e il 2100, potrebbe causare inondazioni in sei zone della costa sudest dell’Isola, con una progressiva sommersione fino a 10 chilometri quadrati di superficie
di Carola Arrivas Bajardi
5 Giugno 2023
5 Giugno 2023
Ondate di calore, alluvioni, scioglimento dei ghiacciai, frane e smottamenti: sono solo alcuni degli effetti del surriscaldamento globale. Dopo la recente alluvione in Romagna che ha scosso l’Italia intera, ci si chiede quali zone siano maggiormente a rischio nel nostro Paese. L’attuale aumento delle temperature di appena mezzo grado sta avendo impatti ormai visibili in ogni ambito, sarà bene, dunque, farsi trovare preparati, ma senza sconfinare in inutili allarmismi, né in negazionismi sterili.
Nell’ultimo rapporto di sintesi dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu) del 20 marzo 2023, ancora una volta viene messa a nudo la dura verità sullo stato attuale del pianeta. Questa cruciale edizione – non sono previsti nuovi rapporti prima del 2030 – fornisce le raccomandazioni scientifiche su cui nel prossimo decennio potranno basare le loro scelte i governi e i decisori per mitigare i danni causati dagli impatti dei cambiamenti climatici.Ancora una volta gli scienziati avvertono che siamo sulla strada del superamento del limite dell’accordo di Parigi del 2015, fissato a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali proprio per scongiurare l’avvicinamento al fatidico “punto di non ritorno” del cambiamento climatico globale.
In rosso e arancione l’area di Siracusa a rischio inondazione (foto Remote Sensing, licenza CC BY 4.0)
Ondate di calore, alluvioni, scioglimento dei ghiacciai, frane e smottamenti: sono solo alcuni degli effetti del surriscaldamento globale. Dopo la recente alluvione in Romagna che ha scosso l’Italia intera, ci si chiede quali zone siano maggiormente a rischio nel nostro Paese. L’attuale aumento delle temperature di appena mezzo grado sta avendo impatti ormai visibili in ogni ambito, sarà bene, dunque, farsi trovare preparati, ma senza sconfinare in inutili allarmismi, né in negazionismi sterili.
Nell’ultimo rapporto di sintesi dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu) del 20 marzo 2023, ancora una volta viene messa a nudo la dura verità sullo stato attuale del pianeta. Questa cruciale edizione – non sono previsti nuovi rapporti prima del 2030 – fornisce le raccomandazioni scientifiche su cui nel prossimo decennio potranno basare le loro scelte i governi e i decisori per mitigare i danni causati dagli impatti dei cambiamenti climatici.Ancora una volta gli scienziati avvertono che siamo sulla strada del superamento del limite dell’accordo di Parigi del 2015, fissato a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali proprio per scongiurare l’avvicinamento al fatidico “punto di non ritorno” del cambiamento climatico globale.
In rosso e arancione l’area di Siracusa a rischio inondazione (foto Remote Sensing, licenza CC BY 4.0)














