◉ LE VIE DEI TESORI

Dalla Prefettura alla Torre Littoria e nei due bunker della guerra: terzo weekend a Ragusa

Si scopre la città ai tempi del Regime, nel Palazzo del Governo si ammirano gli affreschi di Duilio Cambellotti e si scende nei due rifugi antiaerei. Si va per le vie dell’acqua: da Ibla ai mulini di Cava San Leonardo fino al borgo marinaro di Mazzarelli

di Redazione

4 Novembre 2026

4 Novembre 2026

È una città che affiora piano nei ricordi di chi ha ascoltato il racconto dei padri e dei nonni: la Ragusa che dovette chinare la testa alle celebrazioni del Regime si ritrova a Palazzo delle Prefettura, nelle tempere commissionate a Duilio Cambellotti nel 1933 per celebrare la nascita della Provincia (nel 1926 divenne capoluogo, dribblando in corsa Modica e staccandosi da Siracusa); con temi obbligati, la Vittoria di Vittorio Veneto e la Marcia su Roma per il Salone d’onore; le immagini del territorio ibleo per la Sala del camino; i prodotti della terra per la Sala da pranzo. Un apparato decorativo censurato dopo la caduta del Fascismo e riscoperto solo decenni dopo: sarà una vera occasione poterlo visitare sabato per Le Vie dei Tesori, comprese alcune sale inedite e il giardino delle tre fontane (qui il programma di Ragusa).

Torre Littoria

Riaprirà anche Torre Littoria, da dove Mussolini si affacciò nel 1937 per arringare la folla dopo aver visitato le miniere e le cave di asfalto. Oggi ospita gli uffici del Comando provinciale della Guardia di Finanza, per il festival sono esposti modelli di auto d’epoca, dal 1930 al 1950, a cura del Veteran Car Ibleo. E se si vuole completare il percorso storico nel primo trentennio del secolo scorso, si può scendere anche nei due rifugi antiaerei: si indossano i caschetti per entrare nel bunker di via Rapisardi che si raggiunge attraversando una casa privata, qui cercarono ricovero le famiglie ma anche impiegati comunali e delle Poste. L’altro rifugio, in via San Giuseppe, è stato già il luogo più visitato dello scorso anno: 50 metri su due livelli, capaci di accogliere fino a 310 persone, oggi custodisce reperti bellici e la collezione di divise del Museo “L’Italia in Africa”.

Passeggiata nei dintorni di Ragusa

Se invece si vuole cambiar passo, basta scendere per le stradine di Ibla verso i mulini di Cava San Leonardo (sabato e domenica dalle 10), due ore di cammino con Luisa Manni, tra la vista sulla vallata e il sentiero lungo il torrente, con una degustazione di vino o miele. Domenica alle 10 sarà anche l’ultima occasione per seguire il percorso ad anello dalla chiesa rupestre di Santa Rosalia al castello San Filippo. Tre chilometri tra carrubi, ulivi e muretti a secco, fino al castello neogotico ottocentesco, con le guide naturalistiche di Kalura. A Marina di Ragusa, sabato e domenica alle 11 e alle 16, Antonio Carnemolla farà riaffiorare la storia di Mazzarelli, il borgo di pescatori che nel 1928 cambiò nome e divenne Marina di Ragusa Tra fotografie d’epoca e aneddoti, il racconto passerà anche per la sua famiglia: il trisnonno e il bisnonno furono tra i fondatori del borgo.

Terzo e penultimo weekend del festival, dunque, sabato 7 e domenica 8 novembre: i visitatori finora hanno gradito moltissimo il programma di quest’anno del festival e negli scorsi due fine settimana hanno riempito ogni luogo. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

Quartiere Pirrera

Tra i luoghi inediti, ecco la Vallata Santa Domenica che restituisce la memoria della pietra: tra pirrere e carcare, i tracciati dei carri, i mulini ad acqua e i lavatoi raccontano la ricostruzione di Ragusa. E lo strabiliante quartiere Pirrera, le case-grotta dove vivevano i pirriaturi, prive di servizi, lontanissime dai saloni nobiliari che dopo il sisma rinascevano nei palazzi sventrati. Il progressivo spopolamento, poi una frana e gli accessi murati hanno lasciato il quartiere “sospeso”. Si visita il Carmine che ha appena inaugurato “I custodi del giardino”, mostra sugli ottant’anni della presenza dei Carmelitani Scalzi. A Ibla si entra a Palazzo Arezzo di Trifiletti, accolti dalla famiglia, e nei bassi di Palazzo Donnafugata, dove si nasconde un teatro ottocentesco da un centinaio di posti. Nel foyer, le xilografie di Sigfrido Bartolini riportano alla storia di Pinocchio. Poco più in là, il giardino all’italiana custodisce rose antiche e siepi di bosso.

Palazzo Arezzo di Trifiletti

A Palazzo Sortino Trono le foto sulle residenze abbandonate di Carlo Arancio; a Casa Museo Appiano, sei stanze diventate una camera delle meraviglie e la possibilità di ascoltare brani eseguiti dallo stesso Titì Appiano, organista per oltre cinquant’anni. Al Circolo di Conversazione, fondato nel 1830, specchiere, sofà e tendaggi conservano il carattere del “Circolu re cavaleri” descritto anche da Gesualdo Bufalino. Anche chiese e conventi aiutano a leggere ciò che il terremoto risparmiò e ciò che fu ricostruito: San Rocco, sul costone affacciato sulla vallata San Leonardo, conserva la grande cona seicentesca che riveste il presbiterio. Santa Maria dello Spasimo accoglie colonne tortili, stucchi e il soffitto ligneo di Matteo Battaglia. A San Francesco all’Immacolata, la chiesa custodisce tracce medievali e opere precedenti al sisma, mentre il convento svela lo scalone in pietra asfaltica degli Iblei: qui sabato 14 novembre si osserverà da vicino il restauro della tela dell’Immacolata di Vincenzo Manno.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

È una città che affiora piano nei ricordi di chi ha ascoltato il racconto dei padri e dei nonni: la Ragusa che dovette chinare la testa alle celebrazioni del Regime si ritrova a Palazzo delle Prefettura, nelle tempere commissionate a Duilio Cambellotti nel 1933 per celebrare la nascita della Provincia (nel 1926 divenne capoluogo, dribblando in corsa Modica e staccandosi da Siracusa); con temi obbligati, la Vittoria di Vittorio Veneto e la Marcia su Roma per il Salone d’onore; le immagini del territorio ibleo per la Sala del camino; i prodotti della terra per la Sala da pranzo. Un apparato decorativo censurato dopo la caduta del Fascismo e riscoperto solo decenni dopo: sarà una vera occasione poterlo visitare sabato per Le Vie dei Tesori, comprese alcune sale inedite e il giardino delle tre fontane (qui il programma di Ragusa).

Torre Littoria

Riaprirà anche Torre Littoria, da dove Mussolini si affacciò nel 1937 per arringare la folla dopo aver visitato le miniere e le cave di asfalto. Oggi ospita gli uffici del Comando provinciale della Guardia di Finanza, per il festival sono esposti modelli di auto d’epoca, dal 1930 al 1950, a cura del Veteran Car Ibleo. E se si vuole completare il percorso storico nel primo trentennio del secolo scorso, si può scendere anche nei due rifugi antiaerei: si indossano i caschetti per entrare nel bunker di via Rapisardi che si raggiunge attraversando una casa privata, qui cercarono ricovero le famiglie ma anche impiegati comunali e delle Poste. L’altro rifugio, in via San Giuseppe, è stato già il luogo più visitato dello scorso anno: 50 metri su due livelli, capaci di accogliere fino a 310 persone, oggi custodisce reperti bellici e la collezione di divise del Museo “L’Italia in Africa”.

Passeggiata nei dintorni di Ragusa

Se invece si vuole cambiar passo, basta scendere per le stradine di Ibla verso i mulini di Cava San Leonardo (sabato e domenica dalle 10), due ore di cammino con Luisa Manni, tra la vista sulla vallata e il sentiero lungo il torrente, con una degustazione di vino o miele. Domenica alle 10 sarà anche l’ultima occasione per seguire il percorso ad anello dalla chiesa rupestre di Santa Rosalia al castello San Filippo. Tre chilometri tra carrubi, ulivi e muretti a secco, fino al castello neogotico ottocentesco, con le guide naturalistiche di Kalura. A Marina di Ragusa, sabato e domenica alle 11 e alle 16, Antonio Carnemolla farà riaffiorare la storia di Mazzarelli, il borgo di pescatori che nel 1928 cambiò nome e divenne Marina di Ragusa Tra fotografie d’epoca e aneddoti, il racconto passerà anche per la sua famiglia: il trisnonno e il bisnonno furono tra i fondatori del borgo.

Terzo e penultimo weekend del festival, dunque, sabato 7 e domenica 8 novembre: i visitatori finora hanno gradito moltissimo il programma di quest’anno del festival e negli scorsi due fine settimana hanno riempito ogni luogo. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

Quartiere Pirrera

Tra i luoghi inediti, ecco la Vallata Santa Domenica che restituisce la memoria della pietra: tra pirrere e carcare, i tracciati dei carri, i mulini ad acqua e i lavatoi raccontano la ricostruzione di Ragusa. E lo strabiliante quartiere Pirrera, le case-grotta dove vivevano i pirriaturi, prive di servizi, lontanissime dai saloni nobiliari che dopo il sisma rinascevano nei palazzi sventrati. Il progressivo spopolamento, poi una frana e gli accessi murati hanno lasciato il quartiere “sospeso”. Si visita il Carmine che ha appena inaugurato “I custodi del giardino”, mostra sugli ottant’anni della presenza dei Carmelitani Scalzi. A Ibla si entra a Palazzo Arezzo di Trifiletti, accolti dalla famiglia, e nei bassi di Palazzo Donnafugata, dove si nasconde un teatro ottocentesco da un centinaio di posti. Nel foyer, le xilografie di Sigfrido Bartolini riportano alla storia di Pinocchio. Poco più in là, il giardino all’italiana custodisce rose antiche e siepi di bosso.

Palazzo Arezzo di Trifiletti

A Palazzo Sortino Trono le foto sulle residenze abbandonate di Carlo Arancio; a Casa Museo Appiano, sei stanze diventate una camera delle meraviglie e la possibilità di ascoltare brani eseguiti dallo stesso Titì Appiano, organista per oltre cinquant’anni. Al Circolo di Conversazione, fondato nel 1830, specchiere, sofà e tendaggi conservano il carattere del “Circolu re cavaleri” descritto anche da Gesualdo Bufalino. Anche chiese e conventi aiutano a leggere ciò che il terremoto risparmiò e ciò che fu ricostruito: San Rocco, sul costone affacciato sulla vallata San Leonardo, conserva la grande cona seicentesca che riveste il presbiterio. Santa Maria dello Spasimo accoglie colonne tortili, stucchi e il soffitto ligneo di Matteo Battaglia. A San Francesco all’Immacolata, la chiesa custodisce tracce medievali e opere precedenti al sisma, mentre il convento svela lo scalone in pietra asfaltica degli Iblei: qui sabato 14 novembre si osserverà da vicino il restauro della tela dell’Immacolata di Vincenzo Manno.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18.