◉ FESTIVAL

Dentro gli atelier, tra i paladini e sotto la città: Catania pronta al secondo weekend

Si entra nel mondo impalpabile di Marella Ferrera e tra le incisioni di Alfio Milluzzo. Si scende nella città nascosta, si sale a Porta Ferdinandea. I Fratelli Napoli portano in scena Orlando. Ad Acireale si visita palazzo Martino Fiorini e a Carlentini i proprietari aprono palazzo Matarazzo

di Redazione

15 Ottobre 2026

15 Ottobre 2026

La pietra lavica può diventare un abito, la carta custodire migliaia di incisioni, cristiani e saraceni incrociano armi di ottone, i palazzi storici aprono sotto l’occhio affettuoso dei proprietari. Il secondo weekend delle Vie dei Tesori a Catania – sabato 17 e domenica 18 ottobre (qui il programma) – è tra le mani degli artisti: Marella Ferrera è tra questi, ma anche l’incisore Alfio Milluzzo, i Fratelli Napoli, l’indoratore Gaspare Lanteri, Jean Calogero raccontato dalla figlia. Ma il festival si allarga fino a Carlentini, dove la famiglia accoglie tra le stanze affrescate di Palazzo Matarazzo, poi torna sotto le strade di Catania, tra portici romani, sepolture e gallerie nella lava. Per risalire infine su Porta Ferdinandea, rendendo omaggio alla fenice che racconta l’ostinazione della città a rinascere. Al fianco di Catania e, naturalmente di Palermo, il festival accoglie Caltanissetta, Castelvetrano, Corleone, Marsala, Sciacca, Santa Flavia e Termini Imerese; dal 17 al 25 ottobre si unisce Mantova; da sabato 24 ottobre, Ragusa. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

Collezione di Marella Ferrara

Nel Museo Biscari, l’ala storica del palazzo che accolse anche Goethe, Marella Ferrera ha costruito un mondo dove la memoria siciliana diventa materia da indossare. Pizzi e tulle dialogano con pietra lavica, sughero, terracotta, rame e carta: materiali inattesi che nelle sue mani trovano leggerezza e nuove forme. Il percorso attraversa la Galleria Naturalia dell’Atelier MF, con le creazioni della stilista, e Antiquaria, che conserva la memoria dell’antico museo. Soltanto questo fine settimana si entra invece nell’atelier di Alfio Milluzzo: ottomila pezzi, tre secoli di opere grafiche, ex libris, xilografie, stampe e incisioni raccolti durante una vita trascorsa a conoscere e praticare quest’arte. Sarà lo stesso Milluzzo ad accompagnare tra le opere, raccontando la sua collezione di incisori costruita da un incisore, con lo sguardo di chi sa leggere il lavoro dietro ogni segno. Dal segno inciso alle armature dei paladini, il racconto passa alla chiesa di San Giorgio e Dionigi: qui sabato alle 20.30 la Compagnia Fratelli Napoli porta in scena “Come Orlando acquistò le armi”, episodio dedicato al giovane paladino da un copione di Alessandro e Fiorenzo Napoli che attinge alle antiche chansons de geste. Un’occasione per ritrovare la forza di un teatro che affida a legno, metallo e voce le passioni dei suoi personaggi.

Palazzo Matarazzo

I PALAZZI STORICI – Domenica è l’unico giorno in cui si potrà scoprire Palazzo Matarazzo, a Carlentini. Le stanze più belle erano riservate agli ospiti: Luciano Matarazzo vi accoglieva il principe di Paternò e quello di Trabia, in una casa frequentata da aristocratici e intellettuali. Oggi saranno i proprietari a guidare tra soffitti affrescati, maioliche ottocentesche e stanze in successione decorate a trompe-l’œil, restituendo il racconto della famiglia. La visita si conclude con una degustazione di olio e altri prodotti a km0. Ad Acireale, si entra nelle stanze private di Palazzo Martino Fiorini, tra dipinti e cimeli, fino alla terrazza sui tetti e al rinfresco nell’antica cucina.

Visite al Portico dell’Atleta (foto Monica Licciardello)

A Catania, invece, si visitano Palazzo Asmundo di Gisira trasformato in un boutique hotel; e Palazzo degli Elefanti, sede istituzionale del Comune. Si può sempre seguire l’itinerario che attraversa le epoche salendo su Porta Ferdinandea, poi Porta Garibaldi, attraverso una stretta scala a chiocciola. La pietra bianca e la lava incorniciano la fenice e il cartiglio “Melior de cinere surgo”, simbolo di resistenza e resilienza. O si scende sotto il livello delle strade, come hanno fatto in tanti lo scorso weekend. Dal Portico dell’Atleta, sotto via Crociferi, che custodisce un corridoio seminterrato, nicchie e un camminamento a mosaico fino al torso marmoreo di giovane atleta, ritrovato in una nicchia murata; a Casa Liberti dove antico e domestico si toccano: è una palazzina ottocentesca costruita sopra il terzo ambulacro del Teatro Romano, abitata dalla famiglia dal 1848 al 1932: dalle stanze si guarda la cavea, tra reperti del Teatro e dell’Odeon, arredi, fotografie e lettere. Il percorso prosegue nel truce e nero Anfiteatro romano, un tempo capace di accogliere 15mila spettatori, poi sepolto sotto le case e utilizzato come rifugio sotto i bombardamenti. Nell’Ipogeo romano, la tomba monumentale raffigurata da Houel restituisce una delle poche testimonianze delle necropoli a nord del centro storico. Solo domenica apre il Foro romano: pochi ambienti sopravvissuti tra edifici e magazzini per riconoscere le tracce di un complesso che doveva essere molto più ampio. Dall’antichità al Settecento, il viaggio sotterraneo raggiunge il Criptoportico del Giardino Bellini, la rete di gallerie che Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, volle nel suo “Laberinto” privato: una visione inedita sarà quella dalle 16 alle 21. Da non perdere neanche i Laboratori Nazionali del Sud dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dove i fisici studiano particelle e astroparticelle; e il laboratorio EGA di Luciana Cavalli, dove gli artigiani del cuoio fanno nascere scarpe d’autore.

ACIREALE

Acireale, Palazzo Martino Fiorini

Stanze private rimaste intatte, una terrazza sui campanili, un rinfresco nell’antica cucina. Ad Acireale domenica aprono le “camere delle meraviglie” di Palazzo Martino Fiorini: si entra nella storia della famiglia attraverso dipinti e cimeli, attraversando ambienti che conservano il carattere di una casa abitata, fino ad affacciarsi sui tetti del centro storico. Cominciano domenica anche le esperienze che riportano alle origini del territorio. A Santa Venera al Pozzo, ad Aci Catena, domenica mattina i bambini potranno sporcarsi le mani con l’argilla guidati dagli archeologi di Stoà Sicula; intorno, l’area archeologica racconta una lunga storia di insediamenti attraverso le terme e le fornaci dell’antico impianto produttivo. Dal terreno al mare, domenica si va in barca lungo la riviera ionica, dal porto di Aci Trezza verso Santa Maria la Scala. È un modo per leggere la storia dell’Etna osservando la costa: le lave modellate dalle maree, i pillow, e i basalti colonnari restituiscono le tracce di un vulcano la cui attività cominciò sott’acqua.

Biblioteca e Pinacoteca Zelantea

Sabato alle 17.30 è invece l’ultima occasione del festival per entrare da Sicula Street, ad Aci Platani, dove tre generazioni hanno tramandato il mestiere di gelatieri e i sapori della granita acese. Nel laboratorio si scoprono i passaggi della lavorazione e si assaggia il risultato. Nel centro di Acireale, il percorso continua tra libri, pittura e teatro: domenica la biblioteca e pinacoteca Zelantea mostrano volumi rari, manoscritti, dipinti e reperti: tra questi, il busto di Giulio Cesare ritrovato a Capo Mulini. Si visita la mostra permanente dell’Opera dei Pupi, dove si riconosce una tradizione tutta acese, diversa per dimensioni, foggia e manovra da quelle sia palermitana che catanese. Sabato e domenica, infine, la Basilica di San Sebastiano invita ad alzare lo sguardo sugli affreschi di Pietro Paolo Vasta, un racconto settecentesco di grande teatralità, e a scoprire l’altare del Santissimo Sacramento appena restaurato.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18

La pietra lavica può diventare un abito, la carta custodire migliaia di incisioni, cristiani e saraceni incrociano armi di ottone, i palazzi storici aprono sotto l’occhio affettuoso dei proprietari. Il secondo weekend delle Vie dei Tesori a Catania – sabato 17 e domenica 18 ottobre (qui il programma) – è tra le mani degli artisti: Marella Ferrera è tra questi, ma anche l’incisore Alfio Milluzzo, i Fratelli Napoli, l’indoratore Gaspare Lanteri, Jean Calogero raccontato dalla figlia. Ma il festival si allarga fino a Carlentini, dove la famiglia accoglie tra le stanze affrescate di Palazzo Matarazzo, poi torna sotto le strade di Catania, tra portici romani, sepolture e gallerie nella lava. Per risalire infine su Porta Ferdinandea, rendendo omaggio alla fenice che racconta l’ostinazione della città a rinascere. Al fianco di Catania e, naturalmente di Palermo, il festival accoglie Caltanissetta, Castelvetrano, Corleone, Marsala, Sciacca, Santa Flavia e Termini Imerese; dal 17 al 25 ottobre si unisce Mantova; da sabato 24 ottobre, Ragusa. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

Collezione di Marella Ferrara

Nel Museo Biscari, l’ala storica del palazzo che accolse anche Goethe, Marella Ferrera ha costruito un mondo dove la memoria siciliana diventa materia da indossare. Pizzi e tulle dialogano con pietra lavica, sughero, terracotta, rame e carta: materiali inattesi che nelle sue mani trovano leggerezza e nuove forme. Il percorso attraversa la Galleria Naturalia dell’Atelier MF, con le creazioni della stilista, e Antiquaria, che conserva la memoria dell’antico museo. Soltanto questo fine settimana si entra invece nell’atelier di Alfio Milluzzo: ottomila pezzi, tre secoli di opere grafiche, ex libris, xilografie, stampe e incisioni raccolti durante una vita trascorsa a conoscere e praticare quest’arte. Sarà lo stesso Milluzzo ad accompagnare tra le opere, raccontando la sua collezione di incisori costruita da un incisore, con lo sguardo di chi sa leggere il lavoro dietro ogni segno. Dal segno inciso alle armature dei paladini, il racconto passa alla chiesa di San Giorgio e Dionigi: qui sabato alle 20.30 la Compagnia Fratelli Napoli porta in scena “Come Orlando acquistò le armi”, episodio dedicato al giovane paladino da un copione di Alessandro e Fiorenzo Napoli che attinge alle antiche chansons de geste. Un’occasione per ritrovare la forza di un teatro che affida a legno, metallo e voce le passioni dei suoi personaggi.

Palazzo Matarazzo

I PALAZZI STORICI – Domenica è l’unico giorno in cui si potrà scoprire Palazzo Matarazzo, a Carlentini. Le stanze più belle erano riservate agli ospiti: Luciano Matarazzo vi accoglieva il principe di Paternò e quello di Trabia, in una casa frequentata da aristocratici e intellettuali. Oggi saranno i proprietari a guidare tra soffitti affrescati, maioliche ottocentesche e stanze in successione decorate a trompe-l’œil, restituendo il racconto della famiglia. La visita si conclude con una degustazione di olio e altri prodotti a km0. Ad Acireale, si entra nelle stanze private di Palazzo Martino Fiorini, tra dipinti e cimeli, fino alla terrazza sui tetti e al rinfresco nell’antica cucina.

Visite al Portico dell’Atleta (foto Monica Licciardello)

A Catania, invece, si visitano Palazzo Asmundo di Gisira trasformato in un boutique hotel; e Palazzo degli Elefanti, sede istituzionale del Comune. Si può sempre seguire l’itinerario che attraversa le epoche salendo su Porta Ferdinandea, poi Porta Garibaldi, attraverso una stretta scala a chiocciola. La pietra bianca e la lava incorniciano la fenice e il cartiglio “Melior de cinere surgo”, simbolo di resistenza e resilienza. O si scende sotto il livello delle strade, come hanno fatto in tanti lo scorso weekend. Dal Portico dell’Atleta, sotto via Crociferi, che custodisce un corridoio seminterrato, nicchie e un camminamento a mosaico fino al torso marmoreo di giovane atleta, ritrovato in una nicchia murata; a Casa Liberti dove antico e domestico si toccano: è una palazzina ottocentesca costruita sopra il terzo ambulacro del Teatro Romano, abitata dalla famiglia dal 1848 al 1932: dalle stanze si guarda la cavea, tra reperti del Teatro e dell’Odeon, arredi, fotografie e lettere. Il percorso prosegue nel truce e nero Anfiteatro romano, un tempo capace di accogliere 15mila spettatori, poi sepolto sotto le case e utilizzato come rifugio sotto i bombardamenti. Nell’Ipogeo romano, la tomba monumentale raffigurata da Houel restituisce una delle poche testimonianze delle necropoli a nord del centro storico. Solo domenica apre il Foro romano: pochi ambienti sopravvissuti tra edifici e magazzini per riconoscere le tracce di un complesso che doveva essere molto più ampio. Dall’antichità al Settecento, il viaggio sotterraneo raggiunge il Criptoportico del Giardino Bellini, la rete di gallerie che Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, volle nel suo “Laberinto” privato: una visione inedita sarà quella dalle 16 alle 21. Da non perdere neanche i Laboratori Nazionali del Sud dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dove i fisici studiano particelle e astroparticelle; e il laboratorio EGA di Luciana Cavalli, dove gli artigiani del cuoio fanno nascere scarpe d’autore.

ACIREALE

Acireale, Palazzo Martino Fiorini

Stanze private rimaste intatte, una terrazza sui campanili, un rinfresco nell’antica cucina. Ad Acireale domenica aprono le “camere delle meraviglie” di Palazzo Martino Fiorini: si entra nella storia della famiglia attraverso dipinti e cimeli, attraversando ambienti che conservano il carattere di una casa abitata, fino ad affacciarsi sui tetti del centro storico. Cominciano domenica anche le esperienze che riportano alle origini del territorio. A Santa Venera al Pozzo, ad Aci Catena, domenica mattina i bambini potranno sporcarsi le mani con l’argilla guidati dagli archeologi di Stoà Sicula; intorno, l’area archeologica racconta una lunga storia di insediamenti attraverso le terme e le fornaci dell’antico impianto produttivo. Dal terreno al mare, domenica si va in barca lungo la riviera ionica, dal porto di Aci Trezza verso Santa Maria la Scala. È un modo per leggere la storia dell’Etna osservando la costa: le lave modellate dalle maree, i pillow, e i basalti colonnari restituiscono le tracce di un vulcano la cui attività cominciò sott’acqua.

Biblioteca e Pinacoteca Zelantea

Sabato alle 17.30 è invece l’ultima occasione del festival per entrare da Sicula Street, ad Aci Platani, dove tre generazioni hanno tramandato il mestiere di gelatieri e i sapori della granita acese. Nel laboratorio si scoprono i passaggi della lavorazione e si assaggia il risultato. Nel centro di Acireale, il percorso continua tra libri, pittura e teatro: domenica la biblioteca e pinacoteca Zelantea mostrano volumi rari, manoscritti, dipinti e reperti: tra questi, il busto di Giulio Cesare ritrovato a Capo Mulini. Si visita la mostra permanente dell’Opera dei Pupi, dove si riconosce una tradizione tutta acese, diversa per dimensioni, foggia e manovra da quelle sia palermitana che catanese. Sabato e domenica, infine, la Basilica di San Sebastiano invita ad alzare lo sguardo sugli affreschi di Pietro Paolo Vasta, un racconto settecentesco di grande teatralità, e a scoprire l’altare del Santissimo Sacramento appena restaurato.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18