Quella grotta della Quisquina che fu rifugio della Santuzza
Tra i monti di Santo Stefano si nascose per 12 anni Rosalia Sinibaldi, dando vita a una storia di devozione che lega Palermo ai territori dell’Agrigentino
di Giulio Giallombardo
2 Settembre 2021
2 Settembre 2021
È un anfratto così stretto che per entrare bisogna chinarsi. Si nasconde tra i fitti boschi di un luogo che gli arabi chiamavano “koschin”, ovvero “oscuro”. Parola all’origine del nome Quisquina, monte dove si trova la grotta dentro cui visse per 12 anni Rosalia Sinibaldi, la “Santuzza” di Palermo. Attorno a quel piccolo antro, fu costruito l’eremo che oggi è uno dei più importanti della Sicilia, a pochi chilometri dal borgo di Santo Stefano Quisquina.
Quella grotta, oggi meta di pellegrinaggi, tanto quanto l’altra su Monte Pellegrino, a Palermo, è stata scelta da Rosalia per rifugiarsi in preghiera, durante la fuga dal capoluogo. La giovane figlia del conte Sinibaldo Sinibaldi, signore di Monte delle Rose e Quisquina, scappa da casa per non sposare il principe Baldovino che la famiglia ha scelto per lei e, dal 1150 al 1162, si nasconde dove meglio non si può: in quell’antro della Quisquina, all’interno dei territori del padre.Il segno della presenza di Rosalia nella grotta è racchiuso in un’iscrizione in latino arcaico scoperta da due muratori palermitani nel 1624, quaranta giorni dopo il ritrovamento delle ossa della Santuzza su Monte Pellegrino: “Ego Rosalia Sinibaldi Quisquinae et Rosarum domini filia amore Domini mei Jesu Christi in hoc antro habitari decrevi” (“Io Rosalia Sinibaldi, figlia del signore della Quisquina e del Monte delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta”). È il testamento spirituale della Santa scolpito con le proprie mani. Dopo questo periodo di penitenza alla Quisquina, Rosalia decide di tornare a Palermo, dove le è concesso dalla regina Margherita, commossa dalla vocazione religiosa della giovane, di trasferirsi nella grotta su Monte Pellegrino dove continua a vivere in preghiera e in solitudine fino alla morte, avvenuta a 40 anni, il 4 settembre del 1170.- L’ingresso del santuario
- La statua di Santa Rosalia
- Il belvedere dell’eremo
- Dipinto di Francesco Sarullo che raffigura la Santuzza nella grotta
- L’eremo di Santo Stefano Quisquina
- L’iscrizione nella grotta
- La stanza del Principe all’interno dell’eremo
- L’ingresso della grotta
- La grotta di Santa Rosalia all’eremo della Quisquina
È un anfratto così stretto che per entrare bisogna chinarsi. Si nasconde tra i fitti boschi di un luogo che gli arabi chiamavano “koschin”, ovvero “oscuro”. Parola all’origine del nome Quisquina, monte dove si trova la grotta dentro cui visse per 12 anni Rosalia Sinibaldi, la “Santuzza” di Palermo. Attorno a quel piccolo antro, fu costruito l’eremo che oggi è uno dei più importanti della Sicilia, a pochi chilometri dal borgo di Santo Stefano Quisquina.
Quella grotta, oggi meta di pellegrinaggi, tanto quanto l’altra su Monte Pellegrino, a Palermo, è stata scelta da Rosalia per rifugiarsi in preghiera, durante la fuga dal capoluogo. La giovane figlia del conte Sinibaldo Sinibaldi, signore di Monte delle Rose e Quisquina, scappa da casa per non sposare il principe Baldovino che la famiglia ha scelto per lei e, dal 1150 al 1162, si nasconde dove meglio non si può: in quell’antro della Quisquina, all’interno dei territori del padre.Il segno della presenza di Rosalia nella grotta è racchiuso in un’iscrizione in latino arcaico scoperta da due muratori palermitani nel 1624, quaranta giorni dopo il ritrovamento delle ossa della Santuzza su Monte Pellegrino: “Ego Rosalia Sinibaldi Quisquinae et Rosarum domini filia amore Domini mei Jesu Christi in hoc antro habitari decrevi” (“Io Rosalia Sinibaldi, figlia del signore della Quisquina e del Monte delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta”). È il testamento spirituale della Santa scolpito con le proprie mani. Dopo questo periodo di penitenza alla Quisquina, Rosalia decide di tornare a Palermo, dove le è concesso dalla regina Margherita, commossa dalla vocazione religiosa della giovane, di trasferirsi nella grotta su Monte Pellegrino dove continua a vivere in preghiera e in solitudine fino alla morte, avvenuta a 40 anni, il 4 settembre del 1170.- L’ingresso del santuario
- La statua di Santa Rosalia
- Il belvedere dell’eremo
- Dipinto di Francesco Sarullo che raffigura la Santuzza nella grotta
- L’eremo di Santo Stefano Quisquina
- L’iscrizione nella grotta
- La stanza del Principe all’interno dell’eremo
- L’ingresso della grotta
- La grotta di Santa Rosalia all’eremo della Quisquina























