◉ CATANIA
Rinasce la chiesa dell’Etna colpita dal terremoto di Santo Stefano
A Pennisi, frazione di Acireale, la chiesa di Santa Maria del Carmelo torna a mostrarsi alla comunità dopo il restauro. Nelle scorse settimane l’edificio è stato riaperto al culto dopo un importante intervento di ristrutturazione e consolidamento che ha risanato le ferite del sisma del 2018
di Marco Russo
8 Gennaio 2026
A due giorni dal centodecimo anniversario del terremoto del 1908 che spazzò via Messina e Reggio, la notte del 26 dicembre del 2018 la terra tremò sull’Etna causando oltre mille sfollati e una trentina di feriti. Una violenta scossa di magnitudo 4,9 della scala Richter, con epicentro a Viagrande, causò danni in una decina di paesi etnei, da Zafferana ad Acireale.
Adesso si risana una delle ferite ancora aperte di quel sisma. A Pennisi, frazione di Acireale, la chiesa di Santa Maria del Carmelo torna a mostrarsi alla comunità con un volto rinnovato. Nelle scorse settimane l’edificio è stato riaperto al culto dopo un importante intervento di ristrutturazione, consolidamento e restauro che ha ricomposto le ferite, rilanciando il ruolo di riferimento spirituale e sociale per l’intera comunità.
Il cantiere, avviato nel febbraio 2024 e concluso a fine novembre 2025, ha rappresentato uno dei progetti più significativi della ricostruzione post-sisma nell’area etnea: un investimento di 2,38 milioni di euro, finanziato dal Commissario straordinario per la Ricostruzione Area Etnea, con la Curia Diocesana di Acireale come committente, Sicef in qualità di progettista, Sincol come impresa esecutrice.
Il terremoto di Santo Stefano aveva colpito duramente l’edificio: crollo della torre campanaria, sfondamento di parte della copertura, lesioni diffuse sulle murature, danni al salone parrocchiale e alle volte decorate. Il progetto – si legge in una nota – ha affrontato queste criticità con una strategia integrata: dal punto di vista strutturale, l’obiettivo è stato quello di migliorare la risposta sismica, riducendo le vulnerabilità storiche e garantendo una maggiore sicurezza per i fedeli, ripensando il sistema nel suo complesso alla luce delle più avanzate norme tecniche per il patrimonio culturale.
Gli interventi di consolidamento hanno messo in sicurezza le parti decorate, le volte in canne e gesso, gli apparati plastici e pittorici che caratterizzano l’unica navata della chiesa, preservando gli elementi identitari dell’edificio. Il restauro ha riguardato la facciata in stile romanico con archi a tutto sesto, il pronao, il rosone centrale, gli stucchi, gli interni e gli apparati artistici che nei decenni hanno reso Santa Maria del Carmelo un luogo riconoscibile per il territorio. “Uno degli aspetti più significativi dell’intervento – sottolinea Salvo Sinatra, ingegnere della Sincol – è la scelta di non limitarsi a ‘ricostruire com’era e dov’era’, ma di reinterpretare in chiave contemporanea le parti crollate, rendendo leggibile la memoria del sisma e del processo di rinascita”. La reintegrazione volumetrica della torre campanaria e della sacrestia è stata progettata come un gesto di cura verso la memoria collettiva, utilizzando accanto ai materiali tradizionali anche acciaio e lamiera microforata: un linguaggio architettonico che distingue il nuovo dall’antico, mettendoli però in dialogo armonico. In questo modo, la chiesa diventa manifesto concreto della ricostruzione.
Santa Maria del Carmelo nasce nel 1897 dalla volontà della famiglia D’Agata e dalla richiesta profonda degli abitanti di Pennisi di avere un luogo di culto: una chiesa “di tutti”, che nel tempo è diventata anche centro di aggregazione. Nel corso del Novecento ha affrontato più volte prove difficili – dai terremoti degli anni ’80 agli interventi di messa in sicurezza degli anni ’90 – fino al sisma del 2018, che ne ha messo a rischio la stessa esistenza. La riapertura assume quindi un significato doppiamente simbolico: chiude il ciclo del cantiere e celebra i 125 anni dell’apertura al culto della chiesa, unendo memoria storica e futuro, devozione popolare e competenza tecnica, fede e responsabilità verso il patrimonio culturale.










