◉ PALERMO

Apre per la prima volta il Ponte delle Teste mozze, sotterrato e riscoperto durante i lavori del tram

Sarà visitabile dal 17 al 19 aprile per Il Genio di Palermo, poi per altri due weekend a cavallo del 25 aprile e dell’1 maggio. Nel programma del festival anche l’eclettica Casa Savona e l’antica Porta Mazara

di Redazione

15 Aprile 2026

È ritornato alla luce dopo un secolo, grazie ai lavori per la linea del tram: finora era un po’ una leggenda, il ponte scomparso di cui restava traccia soltanto negli schizzi dei viaggiatori del Grand Tour e in qualche foto dell’inizio del secolo scorso; sulle sue campate, secondo alcuni storici, si svolse la battaglia tra Borbone e Garibaldini che tentavano di aprirsi la strada verso lo Stradone di Porta di Termini per entrare a Palermo. Oggi si scendono i gradini e ci si trova in un ambiente sotterraneo occupato interamente dal Ponte delle Teste mozze, superbo e inatteso, praticamente intatto con le sue tre campate. Grazie alla collaborazione con l’Amat e con il Comune, sarà possibile visitarlo per la prima volta durante il Genio di Palermo, festival organizzato dalla Fondazione Le Vie dei Tesori, giunto alla sua quinta edizione: e non sarà l’unica sorpresa perché, finito il weekend del festival, il Ponte delle Teste mozze sarà visitabile ancora negli altri due fine settimana a cavallo del 25 aprile e dell’1 maggio. Aprirà ogni venerdì, sabato e domenica (fino al 3 maggio) ​dalle 10 alle 17.30.

“Un altro tassello di storia ritorna in vita: grazie alle Vie dei Tesori, apriamo il Ponte delle Teste mozze, sito dimenticato della città – dice l’assessore comunale al Turismo, Alessandro Anello – ma anche una vera bellezza del tutto inattesa: un modo per promuovere la città”. “Il ponte delle teste mozze è stato affidato ad Amat durante i lavori di realizzazione dei lavori del tram – spiega Giuseppe Mistretta, presidente di Amat – . Accompagniamo sempre gli eventi del Comune organizzando bus e tram per raggiungere i siti. E abbiamo siglato un accordo con Le Vie dei Tesori che hanno già proposto al pubblico le visite sia alle officine che al deposito del tram di via Castellana”.

Ponte delle Teste Mozze (foto Igor Petyx)

Originariamente in legno, poi dal 1577 in pietra, questa struttura sorgeva a pochissima distanza da quel Ponte dell’Ammiraglio che sembra emergere dal terreno. Un tempo questo tratto del fiume Oreto si diramava in due bracci e su uno di questi c’era questo ponte che deve il suo nome pittoresco al cippo del Piano di Sant’Erasmo – dove si esponevano le teste dei condannati a morte per decapitazione – che fu trasferito qui a metà Settecento, a poca distanza dal piano dei Decollati adibito a cimitero. All’ inizio degli anni Trenta del secolo scorso, il Ponte delle Teste Mozze venne totalmente interrato e in questo modo scampò incredibilmente alla demolizione quando fu deviato il corso dell’Oreto. Nel 2014 durante la realizzazione della linea tramviaria e grazie agli scavi della Soprintendenza, l’antico ponte è stato recuperato e messo in sicurezza: è esattamente sotto il valico in acciaio su cui oggi passa il tram.

La presentazione del Ponte delle Teste mozze (foto Igor Petyx)

“Per tre weekend Vie dei Tesori con Comune e Amat proporrà questa visita eccezionale: un ponte dimenticato negli ultimi 130 anni, tanto che non si sapeva neanche più bene dove fosse – interviene Marcello Barbaro, vicepresidente della Fondazione Le Vie dei Tesori – . Sarà possibile non solo scendere fino al ponte con le sue tre campate, ma anche comprendere l’importanza di questo punto di accesso alla città: il percorso di visita partirà da Ponte dell’Ammiraglio, scenderà sotto terra e raggiungerà poi il Piano dei Decollati, seguendo l’antico percorso del fiume Oreto: oggi negletto, era invece parte integrante della vita della città”.

L’area sotterranea del ponte (foto Igor Petyx)

Un percorso fortemente voluto dalla II Circoscrizione: “Abbiamo sempre sentito parlare di questo luogo, finora sconosciuto. E oggi siamo felici di essere stati i promotori di questa riscoperta – spiegano Giuseppe Federico, Giacomo Viscuso e Gianluca Inzerillo, rispettivamente presidente, vicepresidente e consigliere comunale, componente della Prima Commissione – è un segno che la Circoscrizione non si occupa soltanto della piccola rigenerazione, ma guarda e protegge i beni monumentali che ci circondano”. L’associazione Pazyz sta invece lavorando al recupero del famoso cippo dei Decollati, danneggiato anni fa durante un incidente stradale. È in cantiere un progetto di restauro.

Casa Savona, salone affrescato

Ma non sarà il Ponte delle Teste mozze, l’unica sorpresa del Genio di Palermo, il viaggio nella bellezza sotto lo sguardo benevolo del patrono laico della città, quel Genio barbuto che ama gli artisti, i creativi, gli ideatori. Da domani (giovedì 16) a domenica 19 aprile il programma si srotola tra 11 luoghi, altrettante esperienze e 5 passeggiate, oltre a Le Vie del Commercio, una sezione dedicata alle autentiche botteghe artigiane (qui il programma completo del Genio di Palermo). Oltre a Ponte delle Teste Mozze, si potrà scoprire ciò che seppero creare due geni creativi, come il decoratore e scenografo visionario Gino Morici, e l’ingegnere eclettico Giuseppe Arici: nata in piena Art Déco, tra il 1936 e il 1938 Casa Savona è rimasta intatta per quasi un secolo. Oggi ci si muove tra stanze affrescate, arredi maliziosi che nascondono marchingegni. È stata acquistata dalla Regione Siciliana e restaurata dalla Soprintendenza: anche questo sarà un viaggio affascinante e del tutto inedito, possibile venerdì 17 e sabato 18 aprile dalle 9.30 alle 12.30, per pochissimi visitatori alla volta.

Porta Mazara

Si visiterà invece solo domenica 18 aprile, dalle 10 alle 13, a cantiere aperto, e con la guida dello storico Carmelo Lo Curto che l’ha studiata, Porta Mazara, la più antica della città, tornata alla luce quando venne demolito il bastione di Pescara a fine dell’Ottocento. L’antica Ma’skar, citata già dall’arabo Ibn Hawqal nel X secolo, per secoli è rimasta celata dentro il baluardo, e tornò alla luce solo nel 1885, durante la demolizione della seicentesca Porta Montalto. Oggi proprietà del Comune, si trova all’interno dell’area recintata degli edifici di Patologia dell’Università, nel cuore dell’Albergheria. Sotto gli archi sopravvissuti si notano ancora tracce di affreschi molto pregiati. Pare vi fossero raffigurati quattro santi – Giacomo Maggiore, Antonio Abbate, Pietro e Bartolomeo – due per parte sui lati della volta a botte, mentre in cima dominava un tondo con il Cristo Pantocratore. Alcuni di questi affreschi, oggi rimossi e conservati alla Galleria d’Arte moderna, testimoniano la straordinaria ricchezza artistica di un luogo rimasto segreto per secoli.

Per informazioni visitare il sito internet www.leviedeitesori.com.