◉ CULTURA

“La tela di Aracne”: dialogo tra architettura, natura e scienze nelle collezioni di Unipa

Allo Steri di Palermo dal 4 giugno al 7 settembre, una mostra mette in collegamento i materiali custoditi nelle collezioni del Dipartimento di Architettura con reperti e contributi provenienti dall’Orto Botanico, dal Museo Gemmellaro e dal Doderlen. Attraverso oltre cinquanta opere il percorso espositivo evidenzia come architetti del calibro di Giovan Battista Filippo Basile, Giuseppe Damiani Almeyda e Antonio Zanca abbiano trasformato geometrie vegetali e strutture zoologiche in linguaggio progettuale

di Redazione

3 Giugno 2026

Un intreccio di segni, forme e visioni attraversa arte, architettura e natura, dando vita a un dialogo continuo tra immaginazione e progetto, tra natura e artificio. È una trama sottile e affascinante che percorre oltre mezzo secolo di storia, tra Ottocento e Novecento, quando il linguaggio architettonico iniziò a guardare sempre più da vicino al mondo naturale, lasciandosi ispirare da geometrie vegetali, strutture organiche e processi di metamorfosi.

Da questa suggestione nasce “La tela di Aracne. Biodiversità e metamorfosi nei disegni di architettura tra Ottocento e Novecento”, la mostra che sarà inaugurata giovedì 4 giugno alle ore 18 nella Sala delle Verifiche di Palazzo Chiaromonte – Steri, sede monumentale dell’Università degli Studi di Palermo. L’esposizione, visitabile fino al prossimo 7 settembre a ingresso gratuito, accompagna il pubblico dentro l’universo creativo di alcuni tra i più importanti protagonisti dell’architettura siciliana tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento: Giovan Battista Filippo Basile, Ernesto Basile, Giuseppe Damiani Almeyda, Salvatore Caronia Roberti, Antonio Zanca, Antonino Lo Bianco e Salvatore Benfratello.

L’allestimento nella Sala delle Verifiche

Attraverso oltre cinquanta opere – tra disegni originali, progetti, riproduzioni digitali, video e modelli tridimensionali – il percorso espositivo racconta una stagione culturale in cui architettura, arte e scienze naturali si intrecciano profondamente. Le forme della natura diventano così fonte di ispirazione progettuale: foglie, fiori, organismi viventi e strutture zoologiche si trasformano in linee, decorazioni e visioni architettoniche capaci di fondere estetica e ricerca scientifica.

Non è casuale il richiamo ad Aracne, la figura mitologica narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, simbolo di una creatività capace di intrecciare immagini, materia e trasformazione. Proprio da questa idea di metamorfosi prende forma il racconto della mostra. Il progetto espositivo mette in dialogo i materiali custoditi nelle collezioni scientifiche del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo con reperti e contributi provenienti dall’Orto Botanico, dal Museo Geologico Gemmellaro e dal Museo di Zoologia Doderlein. A completare l’allestimento sono i modelli tridimensionali realizzati dal FabLab del Dipartimento di Architettura, che restituiscono in chiave contemporanea progetti e intuizioni nate oltre un secolo fa.

“Più che una semplice esposizione storica, ‘La tela di Aracne’ si configura – sottolinea il rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri – come un laboratorio aperto di ricerca, divulgazione e didattica, capace di intrecciare patrimonio archivistico, innovazione tecnologica e partecipazione pubblica in un racconto culturale condiviso. La mostra testimonia la capacità dell’Università di creare connessioni virtuose tra ricerca, territorio e valorizzazione del patrimonio, anche grazie alla collaborazione tra le diverse anime dell’Ateneo, che in questo progetto trovano un terreno comune di dialogo e confronto”.

Per il presidente del Sistema Museale di Ateneo, Michelangelo Gruttadauria: “La mostra rappresenta un’importante occasione per restituire al pubblico materiali provenienti dal Sistema museale di straordinario interesse storico e artistico, valorizzando al tempo stesso il dialogo tra architettura, natura e scienze”.

“Questa esposizione – aggiunge il direttore del Dipartimento di Architettura, Francesco Lo Piccolo – mette in evidenza la ricchezza delle Collezioni Scientifiche del D’Arch e il loro valore non solo documentario, ma anche didattico e progettuale. È un percorso che consente di leggere le trasformazioni dell’architettura attraverso lo sguardo della biodiversità e delle metamorfosi della forma”.