◉ AGRIGENTO
Dalla necropoli di Maddalusa affiora una rara moneta d’oro siracusana
Il reperto risale all'epoca dell'invasione cartaginese in Sicilia, alla fine del V secolo avanti Cristo. Presenta da un lato la testa di Eracle e dall'altro un quadrato con un piccolo volto femminile. La scoperta si aggiunge alle eccezionali testimonianze emerse nell'area a partire dall'Ottocento
di Redazione
5 Agosto 2026
5 Agosto 2026
Uno scavo d’urgenza, programmato dalla Soprintendenza di Agrigento per il recupero di una tomba a cappuccina di tegole di età greca, nella duna di Maddalusa, a ovest della foce del fiume Akrágas, ha portato al rinvenimento di una moneta d’oro di particolare rilievo storico e numismatico. La scoperta – fanno sapere dalla Regione – si aggiunge alle eccezionali testimonianze archeologiche emerse a Maddalusa a partire dal XIX secolo, che documentano l’esistenza di una vasta necropoli utilizzata fin dai primi decenni di vita della città di Akrágas, nel primo quarto del VI secolo avanti Cristo. Scavi e rinvenimenti successivi hanno consentito di definirne l’estensione in oltre tre chilometri, lungo la fascia costiera e nella parte centrale e occidentale della collinetta.
Da Maddalusa provengono sarcofaghi di particolare pregio, in marmo e in calcarenite, tombe a cassa costruite con tegole e lastroni di pietra, sepolture entro vasi, sia a incinerazione sia a inumazione di bambini, oggi in parte esposti nel Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento. La necropoli continuò a essere utilizzata fino alla fine del V secolo avanti Cristo, periodo al quale appartiene anche la moneta aurea rinvenuta.
L’esemplare, eccezionalmente conservato, presenta al diritto la testa di Eracle rivolta a sinistra, con il capo coperto dalla leontè (la pelle del leone di Nemea, l’animale invulnerabile sconfitto da Eracle durante la sua prima fatica). Al rovescio, un quadrato incuso quadripartito con, al centro, una piccola testa femminile e la legenda Syra, riferita a Siracusa.
Il rinvenimento – spiegano dalla Regione – riveste particolare importanza non solo per la rarità dell’esemplare, ma soprattutto perché si colloca in un preciso momento storico: durante la drammatica invasione cartaginese della Sicilia, alla fine del V secolo avanti Cristo, Siracusa, alleata di Akrágas, coniò straordinarie emissioni auree per sostenere lo sforzo bellico. A questa serie appartiene la moneta rinvenuta, che richiama le tragiche vicende che sconvolsero la Sicilia greca, culminate con la conquista e la distruzione di Akrágas da parte dei Cartaginesi nel 406 avanti Cristo.
“Questo ritrovamento – ha detto l’assessore ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato – testimonia l’importanza della ricerca archeologica sul territorio e il valore delle attività di tutela, confermando come il patrimonio archeologico continui a offrire nuovi contributi alla conoscenza della complessa storia di Akrágas, una delle più ricche e celebrate città greche della Sicilia e del Mediterraneo antico”.
Uno scavo d’urgenza, programmato dalla Soprintendenza di Agrigento per il recupero di una tomba a cappuccina di tegole di età greca, nella duna di Maddalusa, a ovest della foce del fiume Akrágas, ha portato al rinvenimento di una moneta d’oro di particolare rilievo storico e numismatico. La scoperta – fanno sapere dalla Regione – si aggiunge alle eccezionali testimonianze archeologiche emerse a Maddalusa a partire dal XIX secolo, che documentano l’esistenza di una vasta necropoli utilizzata fin dai primi decenni di vita della città di Akrágas, nel primo quarto del VI secolo avanti Cristo. Scavi e rinvenimenti successivi hanno consentito di definirne l’estensione in oltre tre chilometri, lungo la fascia costiera e nella parte centrale e occidentale della collinetta.
Da Maddalusa provengono sarcofaghi di particolare pregio, in marmo e in calcarenite, tombe a cassa costruite con tegole e lastroni di pietra, sepolture entro vasi, sia a incinerazione sia a inumazione di bambini, oggi in parte esposti nel Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento. La necropoli continuò a essere utilizzata fino alla fine del V secolo avanti Cristo, periodo al quale appartiene anche la moneta aurea rinvenuta.
L’esemplare, eccezionalmente conservato, presenta al diritto la testa di Eracle rivolta a sinistra, con il capo coperto dalla leontè (la pelle del leone di Nemea, l’animale invulnerabile sconfitto da Eracle durante la sua prima fatica). Al rovescio, un quadrato incuso quadripartito con, al centro, una piccola testa femminile e la legenda Syra, riferita a Siracusa.
Il rinvenimento – spiegano dalla Regione – riveste particolare importanza non solo per la rarità dell’esemplare, ma soprattutto perché si colloca in un preciso momento storico: durante la drammatica invasione cartaginese della Sicilia, alla fine del V secolo avanti Cristo, Siracusa, alleata di Akrágas, coniò straordinarie emissioni auree per sostenere lo sforzo bellico. A questa serie appartiene la moneta rinvenuta, che richiama le tragiche vicende che sconvolsero la Sicilia greca, culminate con la conquista e la distruzione di Akrágas da parte dei Cartaginesi nel 406 avanti Cristo.
“Questo ritrovamento – ha detto l’assessore ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato – testimonia l’importanza della ricerca archeologica sul territorio e il valore delle attività di tutela, confermando come il patrimonio archeologico continui a offrire nuovi contributi alla conoscenza della complessa storia di Akrágas, una delle più ricche e celebrate città greche della Sicilia e del Mediterraneo antico”.









