Al via il recupero della nave romana scoperta al largo di Marsala

15 Giugno 2023

Considerata la gemella del relitto rinvenuto nel mare di Marausa nel 1999, l’imbarcazione sarà restaurata nei locali di Baglio Anselmi per poi essere valorizzata con un percorso espositivo

di RedazioneSi trova al largo delle coste di Marsala ad appena due metri di profondità. Il relitto di epoca romana scoperto nel luglio del 2020 adesso lascerà il basso fondale trapanese per andare incontro a un restauro preliminare a una futura musealizzazione. Ha preso il via questa mattina l’operazione “Marausa 2”, effettuata sotto la direzione degli archeologi dalla Soprintendenza del Mare e ad opera di personale subacqueo specializzato dell’impresa “Vullo Antonio” di Favara, che si è aggiudicata i lavori per circa 500mila euro, a valere sul “Patto per il Sud 2014-2020”.

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Sub prelevano frammenti dal relitto

Le operazioni di recupero – fanno sapere dalla Regione – dureranno 270 giorni e grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza del mare e il Parco archeologico di Marsala-Lilibeo, sarà possibile realizzare le attività laboratoriali di primo trattamento conservativo, consolidamento e restauro definitivo nei locali appositamente allestiti a Baglio Anselmi, a Marsala.“Mozia, Lilibeo e Drepanum, porti di riferimento in età diverse nelle rotte mediterranee, continuano a rivelare sorprendenti testimonianze archeologiche – dice l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato – . Attraverso attività di recupero, come quella che avviamo oggi, e di conservazione dei reperti che il mare continua a regalarci, continuiamo a ricostruire frammenti del nostro passato, elementi della storia della nostra Isola, da sempre crocevia di traffici e di culture”.
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Reperti rinvenuti vicino al Marausa 2

Nel luglio 2020 la segnalazione della presenza di frammenti d’anfora e di resti lignei da parte di un subacqueo consentì di localizzare a meno di 100 metri dalla battigia e a circa 2 metri di profondità, la presenza di un relitto di epoca romana. Dopo un primo sondaggio che aveva consentito di comprendere l’importanza del ritrovamento, la Soprintendenza del Mare ha provveduto a mettere in sicurezza il sito coprendolo con oltre 100 sacchi riempiti di sabbia.Adesso l’avvio dei lavori di recupero dello scafo, ritenuto il “gemello” di quello già scoperto nel 1999 nello stesso luogo: sotto una spessa coltre di posidonia, allora erano stati rinvenuti i resti di una grande nave da trasporto di epoca tardo-romana adagiata sul fondo sabbioso nei pressi della spiaggia, a non più di 2 metri di profondità. Dopo essere stato recuperato, il reperto denominato “Marausa 1” è stato esposto nelle sale del museo di Baglio Anselmi, a Marsala.
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Il primo relitto di Marausa

Dalle indagini eseguite, il “Marausa 2”, potrebbe essere una nave oneraria (adibita al trasporto di merci), del Quarto secolo dopo Cristo di grande interesse scientifico, soprattutto per le tecniche costruttive navali di questo particolare periodo storico. “L’obiettivo finale – conclude Scarpinato – è tradurre i risultati ottenuti in elementi di un progetto di valorizzazione e musealizzazione che possa soddisfare non soltanto le esigenze di tipo scientifico, ma anche quelle turistico-culturali attraverso un investimento nella valorizzazione dell’intera area”.