La Coppa Nissena del 1922 diventa Luogo della Memoria

Nuovi riconoscimenti per il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana. Tra le tradizioni da proteggere la festa dei Taratatà di Casteltermini, lo Sfogghiu e il Raviolo ragusano. Dichiarati Tesori umani viventi il cantastorie Giovanni Virgadavola e la tessitrice Rosanna Garofalo

di Redazione

7 Giugno 2022

Il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana continua ad arricchirsi di nuovi elementi etno-antropologici che testimoniano la ricchezza del patrimonio culturale siciliano ma anche l’operosità dei tanti che con la loro attività consentono alle tradizioni di continuare nel tempo.

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Foto storica della Coppa Nissena

La commissione nominata dall’assessore Beni Culturali, Alberto Samonà, ha, infatti, approvato e iscritto nel “Libro dei Luoghi degli Eventi Storici” del Lim (Luoghi dell’Identità e della memoria), la Coppa Nissena, evento automobilistico sorto intorno al 1922 a Caltanissetta, con un percorso di circa 166 chilometri. Nata su iniziativa dell’ingegnere Rigoletti rapito dal nuovo mito della velocità e dell’automobile, questa competizione sportiva fa parte ormai del patrimonio storico sportivo dell’Isola.
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Veduta di Militello (foto Masigu, Wikipedia)

Iscritti al Registro dei Beni immateriali, invece, la Festa patronale Maria Santissima della Stella di Militello in Val di Catania, in ragione della sua struttura tradizionale esattamente speculare e di pari valore alla celebrazione del Santissimo Salvatore già presente nel Registro e i Riti pasquali della Settimana Santa che si svolgono a Ferla, nel Siracusano, per la persistenza dei suoi elementi connotativi nel tempo; il rito infatti, legato alla passione e morte del Cristo, si pratica ininterrottamente da 150 anni e non è stato mai sospeso, neppure nel periodo delle guerre mondiali.Riconoscimento ufficiale per lo Sfogghiu e per il raviolo ragusano nella versione dolce e salata, entrambi prodotti della gastronomia espressione della comunità iblea che li ha preservati nel tempo. Si tratta di un’antica tradizione legata alla stagione invernale e alle celebrazioni natalizie; la caratteristica peculiare dello sfogghiu, rustico da forno ripieno, è il gioco di cerchi concentrici presenti su tutta la superficie.
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Eremo di Santa Croce e danza del Taratatà (foto Nicola Palmeri, Wikipedia)

Riconosciuto il valore storico della Festa di Santa Croce di Casteltermini – conosciuta anche come Festa dei Taratatà – che entra a far parte del “Libro delle Celebrazioni, Feste e pratiche Rituali” per la notorietà debitamente documentata da una vasta bibliografia. Legata al rinvenimento antecedente il XVII secolo di una croce lignea sepolta in aperta campagna, la festa è stata dapprima una festa campestre il cui nome onomatopeico deriva dal suono ritmato del tamburo. La Festa costituisce uno degli esempi più esaustivi della tradizione delle “moresche” e dei maggi primaverili, di chiara matrice islamica.Tesoro umano vivente è stato riconosciuto Giovanni Virgadavola, cuntastorie e poeta dialettale ibleo nativo di Vittoria, del quale è stato riconosciuta l’importanza del vasto repertorio di testi e musiche legati alla tradizione dei carretti e ai canti dei carrettieri. Virgadavola non è solo uno degli ultimi esempi di cantastorie, ma un vero e proprio studioso della storia del carretto siciliano, poeta e pittore. Dello stesso libro entra a far parte una donna che custodisce la sapiente arte del ricamo; si tratta di Rosanna Garofalo di Giarratana, ricamatrice e depositaria di un’antichissima tradizione a cui ha dedicato tutta la vita: lo “sfilato ibleo”, una tecnica che richiede particolare abilità e attenzione e che la Garofalo ha il merito di continuare ad insegnare affinché non se ne perda la memoria.