◉ MESSINA
La Villa Romana di Patti Marina pronta a riabbracciare il suo Dioniso
Affidati i lavori di messa in sicurezza e restauro conservativo del mosaico della corte peristilio che ritrae il dio dell’ebbrezza e della metamorfosi. Gli interventi, finanziati dal Parco archeologico di Tindari, si concentreranno sulle porzioni musive mai toccate dal ritrovamento dell'edificio
di Marco Russo
12 Febbraio 2026
Dioniso tornerà a risplendere sotto la luce della corte, tessera dopo tessera. Il Parco archeologico di Tindari ha affidato l’intervento di restauro conservativo del mosaico che ritrae il dio dell’ebbrezza e della metamorfosi, cuore della Villa Romana di Patti Marina.
L’intervento, finanziato con fondi di bilancio del Parco e affidato dalla ditta Traart Restauri di Gangi, per un importo netto di 25.350 euro, segna una tappa decisiva nella vita del sito archeologico messinese. Per la prima volta dagli anni Settanta, quando i primi scavi riportarono alla luce i resti della dimora imperiale, si interverrà in modo sistematico sulle superfici musive rimaste finora escluse da ogni cura. Solo allora, all’atto del ritrovamento, si era provveduto a prime misure d’emergenza. Da lunedì 16 febbraio, invece, il cantiere entrerà nel vivo: si procederà al ristabilimento della coesione delle tessere e alla protezione superficiale a pennello, per fermare il lento consumo del tempo.
Direttore dei lavori e responsabile unico del procedimento è l’architetto Giuseppe Natoli, già alla guida del Parco. Con lui, un team composto dall’archeologo Pietro Coppolino, dai restauratori Fabio Torre, Eleonora Giordano e Maria Grazia Murabito, mentre Giovanni Manera ha curato l’elaborazione grafica. La consegna dei lavori è stata preceduta da accertamenti, tracciamenti e ricognizioni delle aree interessate.
La Villa Romana di Patti Marina, affacciata sul mare tirrenico, rappresenta uno dei complessi residenziali tardoantichi più importanti della Sicilia. Costruita agli inizi del IV secolo dopo Cristo sui resti di un preesistente complesso abitativo, fu scoperta nel 1973 durante la costruzione dell’autostrada Messina-Palermo. Il nucleo principale del complesso si imposta su un grande peristilio quadrangolare attorno al quale si sviluppano ambienti privati, di soggiorno e ricevimento, di rappresentanza e di servizio. Il peristilio, arricchito da un quadriportico e decorato da un mosaico pavimentale policromo costituito da riquadri delimitati da festoni di alloro, trecce e meandri spezzati, si apre su una corte centrale adibita a giardino.
A sud del peristilio si sviluppa una grande sala triabsidata la cui importanza è sottolineata dall’articolazione decorativa del mosaico pavimentale. La villa era anche dotata di un edificio termale, di cui sono visibili i pavimenti e le opere di canalizzazione e vasche per il bagno. L’Antiquarium, all’interno dell’area archeologica, propone, insieme ad un ampio apparato didattico, una serie di reperti, provenienti dagli scavi condotti, a testimonianza delle diverse fasi di frequentazione e trasformazione del sito.











