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Le fornaci di Lilibeo e le meraviglie di San Domenico: Marsala e Castelvetrano salutano il Festival

A Marsala una passeggiata archeologica con Maria Grazia Griffo segue le tracce degli antichi artigiani. A Castelvetrano apre soltanto questo ultimo weekend la chiesa del Purgatorio e tornano visitabili San Domenico, l’Archivio storico e le dimore. Poi cantine, frantoi, libri per bambini e passeggiate nella storia

di Redazione

22 Ottobre 2026

22 Ottobre 2026

Il fuoco delle fornaci, la pazienza di chi modella lo stucco, il lavoro nascosto dietro un bicchiere di vino o una forma di pane. Ci sono mani che hanno costruito le città e altre che continuano a custodirne i saperi. Per ritrovarle, nell’ultimo weekend delle Vie dei Tesori a Marsala e Castelvetrano, si partirà dalle aree artigianali dell’antica Lilibeo, per raggiungere le chiese dei principi, le botteghe della memoria, le cantine e i frantoi. Sabato 24 e domenica 25 ottobre sono le ultime due giornate del festival nelle due città, che si visitano con un unico coupon: a Marsala si cammina tra le fornaci nascoste nel tessuto urbano; a Castelvetrano si aggiunge la chiesa del Purgatorio e tornano visitabili diversi luoghi rimasti chiusi nel secondo weekend. Con loro il festival chiude anche a Caltanissetta, Corleone, Santa Flavia, Sciacca e Termini Imerese, ma continua a Palermo e Catania e, da questo fine settimana, anche a Ragusa, sempre con il supporto di UniCredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

Crispia Salvia

MARSALA – Le testimonianze della città antica raccontano anche il lavoro quotidiano, ciò che si produceva e le tecniche per farlo. Sabato 24 alle 10, l’archeologa Maria Grazia Griffo guiderà “attraverso le aree artigianali dell’antica Lilibeo”, a cura di ArcheOfficina e del Parco archeologico Lilibeo. Si parte dal Museo archeologico, sul lungomare Boeo, per seguire i reperti e i resti delle fornaci: da quelle rinvenute nel cortile del Baglio Anselmi alle grandi strutture di via Honor Frost e via del Fante. Due ore per cercare, dentro la Marsala di oggi, l’anima produttiva della città antica. Il percorso può continuare sottoterra, dove la pietra conserva altre storie. Nell’ipogeo di Crispia Salvia, rose rosse, melagrane, pavoni e colombe accompagnano il ricordo di un amore coniugale. Alle Latomie dei Niccolini, le cave romane diventarono cimitero della prima comunità cristiana: tra arcosoli, nicchie e mosaici sopravvivono le decorazioni dipinte delle sepolture. A Santa Maria della Grotta, invece, le cavità accolsero i monaci basiliani, che trasformarono il luogo in cenobio e ne affrescarono le pareti. Sotto la chiesa di San Giovanni, l’Antro della Sibilla custodisce la memoria delle domande affidate all’indovina: quelle delle ragazze in cerca di marito e delle mogli sospettose dei propri consorti.

Palazzo VII aprile

Dalla città scavata si risale a quella dei campanili e delle terrazze. Al Carmine si percorre la scala elicoidale del campanile che, secondo i racconti, oscillava al suono delle campane; a Palazzo VII aprile si scoprono la terrazza e la torre dell’orologio. Le carte della biblioteca e dell’archivio storico Salvatore Struppa restituiscono secoli di commerci e vita cittadina, mentre i Musei civici del complesso di San Pietro intrecciano archeologia, memorie garibaldine e tradizioni popolari nel nuovo allestimento multimediale. Sabato mattina sarà ancora possibile entrare nell’Istituto Abele Damiani: prima convento, poi luogo di quarantena e ospizio dove i trovatelli imparavano disegno, musica, calzoleria e sartoria, infine scuola agraria per i figli dei contadini. Sempre sabato apre quel gioiello che è il Teatro Eliodoro Sollima, il piccolo teatro all’italiana che i marsalesi difesero quando un testamento ne minacciò la sopravvivenza. A Finestre sul mondo, invece, il racconto passa dai pupi: sabato e domenica alle 12, lo spettacolo “I pupi, messaggeri di pace” conclude l’esperienza nel teatrino riaperto da Salvatore Inguì dopo sessant’anni.

Le cantine e i frantoi. Il sabato prosegue alle 15 da Fina, tra storia familiare e barricaia, con degustazione di vini e piccoli assaggi; alle 16.30 a Baglio Oneto, dal vigneto al palmento dove si pigiava l’uva a piedi nudi, fino alla casa padronale e alla cantina. Pellegrino apre sabato alle 17 e domenica alle 16 e alle 17: botti di rovere, strumenti del mastro bottaio e carte dell’archivio Ingham-Whitaker raccontano il vino e i commerci che lo portarono lontano. A Palazzo Fici, il Museo del vino John Woodhouse ricompone questo legame attraverso un percorso multimediale e sensoriale.

Cantina Pellegrino

Dalla vite all’ulivo, altre famiglie aprono le proprie aziende: all’Oleificio Mezzapelle le visite con degustazione sono previste sabato e domenica alle 10.30, 12, 15 e 17; all’Oleificio Sant’Anna, domenica alle 11, si scopre la storia nata dalla passione per l’agricoltura di un bancario e da un frantoio dimenticato. Domenica alle 9.30, il Parco delle Cave conduce invece nel paesaggio scavato dai cantunari, tra pareti e passaggi che ricordano canyon. Chi vorrà guardare tutto dall’alto potrà scegliere i voli in Piper verso le Egadi, in partenza da Birgi, sabato e domenica dalle 10 alle 14. Per i più piccoli, domenica alle 17, al Baluardo Velasco, il Circoletto prepara un’esplorazione libera tra libri grandi e minuscoli, illustrati, morbidi, scritti in lingue diverse: storie da scegliere seguendo la curiosità. Sabato e domenica alle 10, 15 e 16.30, “Il filo di Sicilia, l’isola per piccoli punti” invita invece a raccontare con ago e filo un limone, il mare, un fico d’India.

Chiesa di San Domenico (foto Igor Petyx)

CASTELVETRANO – La città saluta la sua prima edizione delle Vie dei Tesori aprendo eccezionalmente la chiesa del Purgatorio: voluta dal principe Diego d’Aragona, chiude scenograficamente il Sistema delle Piazze con la sua facciata settecentesca; all’interno, gli stucchi dell’abside sono opera di Nicola e Gaspare Curti. Ospita la mostra degli architetti trapanesi, che attraverso i loro progetti raccontano il rapporto tra la professione e il territorio. Ma torna anche visitabile San Domenico, il mausoleo dei Tagliavia nel quale Antonino Ferraro trasformò lo stucco in un racconto di figure, rilievi e apparizioni. Al centro, il grande Albero di Jesse narra la genealogia di Cristo: una meraviglia da osservare da vicino, seguendone i dettagli. Dopo aver saltato un weekend, riapre anche San Giovanni Battista, con il santo scolpito da Antonello Gagini e le pitture di Gennaro Pardo, in una chiesa che ha attraversato un incendio e il terremoto del 1968.

Santissima Trinità di Delia

E si torna anche nell’Archivio storico comunale, custode di documenti dal Quattrocento e di quattro lettere autografe di Garibaldi a fra’ Giovanni Pantaleo; nel Museo della civiltà contadina, tra il ciclo del grano, dell’olio e la vita domestica; e a Palazzo al Carmine, dove tre famiglie — Saporito, Seidita Emmellino e Mangiapane — raccontano altrettante stagioni della storia economica e sociale cittadina. Solo sabato mattina apre la Santissima Trinità di Delia, la piccola Cuba arabo-normanna immersa tra cycas e palme secolari. Il Museo civico selinuntino custodisce l’Efebo, il bronzo greco ritrovato, trafugato e infine restituito alla città; alla Chiesa Madre si scoprono opere di Ferraro e Serpotta e le Cripte del Clero, con gli stalli e le targhette in terracotta che conservano i nomi dei sacerdoti.

Teatro Selinus (foto Igor Petyx)

Domenica alle 9.30, dalla chiesa di San Francesco di Paola, parte la passeggiata che ripercorre I luoghi della peste del 1624: l’arrivo della reliquia di santa Rosalia, l’area dei Beati Morti, il lazzaretto e la memoria dei religiosi che assistettero gli appestati ricompongono una pagina dolorosa della città. Alle 16, dal Teatro Selinus, si segue invece il racconto della città dei Tagliavia, attraverso chiese, palazzi e la Fontana della Ninfa, fino a San Domenico.

Domenica alle 12, in contrada Santa Teresa, “La poesia del cibo” invita a ritrovare il territorio nei suoi sapori: pane nero di Castelvetrano, olio evo, olive, grani antichi e prodotti stagionali. Il lavoro delle mani, ancora una volta, diventa memoria da condividere.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18

Il fuoco delle fornaci, la pazienza di chi modella lo stucco, il lavoro nascosto dietro un bicchiere di vino o una forma di pane. Ci sono mani che hanno costruito le città e altre che continuano a custodirne i saperi. Per ritrovarle, nell’ultimo weekend delle Vie dei Tesori a Marsala e Castelvetrano, si partirà dalle aree artigianali dell’antica Lilibeo, per raggiungere le chiese dei principi, le botteghe della memoria, le cantine e i frantoi. Sabato 24 e domenica 25 ottobre sono le ultime due giornate del festival nelle due città, che si visitano con un unico coupon: a Marsala si cammina tra le fornaci nascoste nel tessuto urbano; a Castelvetrano si aggiunge la chiesa del Purgatorio e tornano visitabili diversi luoghi rimasti chiusi nel secondo weekend. Con loro il festival chiude anche a Caltanissetta, Corleone, Santa Flavia, Sciacca e Termini Imerese, ma continua a Palermo e Catania e, da questo fine settimana, anche a Ragusa, sempre con il supporto di UniCredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.

Crispia Salvia

MARSALA – Le testimonianze della città antica raccontano anche il lavoro quotidiano, ciò che si produceva e le tecniche per farlo. Sabato 24 alle 10, l’archeologa Maria Grazia Griffo guiderà “attraverso le aree artigianali dell’antica Lilibeo”, a cura di ArcheOfficina e del Parco archeologico Lilibeo. Si parte dal Museo archeologico, sul lungomare Boeo, per seguire i reperti e i resti delle fornaci: da quelle rinvenute nel cortile del Baglio Anselmi alle grandi strutture di via Honor Frost e via del Fante. Due ore per cercare, dentro la Marsala di oggi, l’anima produttiva della città antica. Il percorso può continuare sottoterra, dove la pietra conserva altre storie. Nell’ipogeo di Crispia Salvia, rose rosse, melagrane, pavoni e colombe accompagnano il ricordo di un amore coniugale. Alle Latomie dei Niccolini, le cave romane diventarono cimitero della prima comunità cristiana: tra arcosoli, nicchie e mosaici sopravvivono le decorazioni dipinte delle sepolture. A Santa Maria della Grotta, invece, le cavità accolsero i monaci basiliani, che trasformarono il luogo in cenobio e ne affrescarono le pareti. Sotto la chiesa di San Giovanni, l’Antro della Sibilla custodisce la memoria delle domande affidate all’indovina: quelle delle ragazze in cerca di marito e delle mogli sospettose dei propri consorti.

Palazzo VII aprile

Dalla città scavata si risale a quella dei campanili e delle terrazze. Al Carmine si percorre la scala elicoidale del campanile che, secondo i racconti, oscillava al suono delle campane; a Palazzo VII aprile si scoprono la terrazza e la torre dell’orologio. Le carte della biblioteca e dell’archivio storico Salvatore Struppa restituiscono secoli di commerci e vita cittadina, mentre i Musei civici del complesso di San Pietro intrecciano archeologia, memorie garibaldine e tradizioni popolari nel nuovo allestimento multimediale. Sabato mattina sarà ancora possibile entrare nell’Istituto Abele Damiani: prima convento, poi luogo di quarantena e ospizio dove i trovatelli imparavano disegno, musica, calzoleria e sartoria, infine scuola agraria per i figli dei contadini. Sempre sabato apre quel gioiello che è il Teatro Eliodoro Sollima, il piccolo teatro all’italiana che i marsalesi difesero quando un testamento ne minacciò la sopravvivenza. A Finestre sul mondo, invece, il racconto passa dai pupi: sabato e domenica alle 12, lo spettacolo “I pupi, messaggeri di pace” conclude l’esperienza nel teatrino riaperto da Salvatore Inguì dopo sessant’anni.

Le cantine e i frantoi. Il sabato prosegue alle 15 da Fina, tra storia familiare e barricaia, con degustazione di vini e piccoli assaggi; alle 16.30 a Baglio Oneto, dal vigneto al palmento dove si pigiava l’uva a piedi nudi, fino alla casa padronale e alla cantina. Pellegrino apre sabato alle 17 e domenica alle 16 e alle 17: botti di rovere, strumenti del mastro bottaio e carte dell’archivio Ingham-Whitaker raccontano il vino e i commerci che lo portarono lontano. A Palazzo Fici, il Museo del vino John Woodhouse ricompone questo legame attraverso un percorso multimediale e sensoriale.

Cantina Pellegrino

Dalla vite all’ulivo, altre famiglie aprono le proprie aziende: all’Oleificio Mezzapelle le visite con degustazione sono previste sabato e domenica alle 10.30, 12, 15 e 17; all’Oleificio Sant’Anna, domenica alle 11, si scopre la storia nata dalla passione per l’agricoltura di un bancario e da un frantoio dimenticato. Domenica alle 9.30, il Parco delle Cave conduce invece nel paesaggio scavato dai cantunari, tra pareti e passaggi che ricordano canyon. Chi vorrà guardare tutto dall’alto potrà scegliere i voli in Piper verso le Egadi, in partenza da Birgi, sabato e domenica dalle 10 alle 14. Per i più piccoli, domenica alle 17, al Baluardo Velasco, il Circoletto prepara un’esplorazione libera tra libri grandi e minuscoli, illustrati, morbidi, scritti in lingue diverse: storie da scegliere seguendo la curiosità. Sabato e domenica alle 10, 15 e 16.30, “Il filo di Sicilia, l’isola per piccoli punti” invita invece a raccontare con ago e filo un limone, il mare, un fico d’India.

Chiesa di San Domenico (foto Igor Petyx)

CASTELVETRANO – La città saluta la sua prima edizione delle Vie dei Tesori aprendo eccezionalmente la chiesa del Purgatorio: voluta dal principe Diego d’Aragona, chiude scenograficamente il Sistema delle Piazze con la sua facciata settecentesca; all’interno, gli stucchi dell’abside sono opera di Nicola e Gaspare Curti. Ospita la mostra degli architetti trapanesi, che attraverso i loro progetti raccontano il rapporto tra la professione e il territorio. Ma torna anche visitabile San Domenico, il mausoleo dei Tagliavia nel quale Antonino Ferraro trasformò lo stucco in un racconto di figure, rilievi e apparizioni. Al centro, il grande Albero di Jesse narra la genealogia di Cristo: una meraviglia da osservare da vicino, seguendone i dettagli. Dopo aver saltato un weekend, riapre anche San Giovanni Battista, con il santo scolpito da Antonello Gagini e le pitture di Gennaro Pardo, in una chiesa che ha attraversato un incendio e il terremoto del 1968.

Santissima Trinità di Delia

E si torna anche nell’Archivio storico comunale, custode di documenti dal Quattrocento e di quattro lettere autografe di Garibaldi a fra’ Giovanni Pantaleo; nel Museo della civiltà contadina, tra il ciclo del grano, dell’olio e la vita domestica; e a Palazzo al Carmine, dove tre famiglie — Saporito, Seidita Emmellino e Mangiapane — raccontano altrettante stagioni della storia economica e sociale cittadina. Solo sabato mattina apre la Santissima Trinità di Delia, la piccola Cuba arabo-normanna immersa tra cycas e palme secolari. Il Museo civico selinuntino custodisce l’Efebo, il bronzo greco ritrovato, trafugato e infine restituito alla città; alla Chiesa Madre si scoprono opere di Ferraro e Serpotta e le Cripte del Clero, con gli stalli e le targhette in terracotta che conservano i nomi dei sacerdoti.

Teatro Selinus (foto Igor Petyx)

Domenica alle 9.30, dalla chiesa di San Francesco di Paola, parte la passeggiata che ripercorre I luoghi della peste del 1624: l’arrivo della reliquia di santa Rosalia, l’area dei Beati Morti, il lazzaretto e la memoria dei religiosi che assistettero gli appestati ricompongono una pagina dolorosa della città. Alle 16, dal Teatro Selinus, si segue invece il racconto della città dei Tagliavia, attraverso chiese, palazzi e la Fontana della Ninfa, fino a San Domenico.

Domenica alle 12, in contrada Santa Teresa, “La poesia del cibo” invita a ritrovare il territorio nei suoi sapori: pane nero di Castelvetrano, olio evo, olive, grani antichi e prodotti stagionali. Il lavoro delle mani, ancora una volta, diventa memoria da condividere.

Per informazioni telefonare allo 0918421273, tutti i giorni dalle 10 alle 18